I 70 miliardi necessari a Kiev nel 2027 si intrecciano con la trattativa sul bilancio Ue. Bruxelles teme che le elezioni francesi restringano i margini per un accordo
La battaglia sul prossimo bilancio settennale dell'Unione europea si intreccia con quella per garantire all'Ucraina i fondi necessari a sostenere la guerra contro la Russia. Due negoziati formalmente distinti, ma sempre più legati sul piano politico e finanziario, che Bruxelles vorrebbe chiudere entro la fine dell'anno.
A rendere la corsa più urgente è anche l'appuntamento con le elezioni presidenziali francesi della primavera 2027, con Marine Le Pen che ha promesso di ridurre il contributo di Parigi all'Ue e interrompere gli aiuti francesi a Kiev.
Il nodo è emerso con chiarezza dopo che il vertice europeo di ottobre ha confermato le dimensioni del deficit ucraino per il 2027: 70 miliardi di euro. I leader hanno chiesto alla Commissione europea di individuare le opzioni per coprire il fabbisogno. Tra le ipotesi considerate, il ricorso al debito comune europeo appare una delle soluzioni più praticabili.
L'Ue dovrebbe coprire circa due terzi della somma, pari a 46 miliardi di euro, mentre la parte restante sarebbe affidata ad altri alleati, tra cui Regno Unito, Canada, Norvegia e Giappone.
La portata della richiesta ha modificato anche l'agenda del prossimo vertice straordinario, inizialmente dedicato soltanto al bilancio pluriennale. L'incontro è stato esteso a due giorni, il 26 e 27 novembre, per affrontare anche il finanziamento dell'Ucraina. Bruxelles attende nuove proposte su entrambi i dossier.
"Sono sicuramente i temi più urgenti per il resto dell'anno", ha dichiarato un diplomatico europeo, sottolineando tuttavia che è ancora prematuro parlare di un unico grande pacchetto negoziale.
I Paesi frugali contro gli amici della coesione
Il primo punto di contatto tra i due dossier è il denaro. La trattativa sul bilancio dell'Ue oppone i cosiddetti Frugals, o Sensible Six, il gruppo dei Paesi che chiedono maggiore disciplina nella spesa europea, ai Friends of Cohesion, favorevoli a mantenere finanziamenti più consistenti per le politiche di coesione.
I primi, tra cui figurano importanti contributori netti al bilancio europeo, spingono per tagli estesi a diversi capitoli di spesa. I secondi difendono invece stanziamenti più elevati, in particolare per le politiche che sostengono lo sviluppo delle regioni meno prospere.
Il secondo elemento è la scadenza politica. Le elezioni presidenziali francesi della primavera 2027 incombono sui negoziati e alimentano i timori di una possibile riduzione del sostegno europeo all'Ucraina.
Marine Le Pen, esponente del Rassemblement National, ha promesso di limitare il contributo francese al bilancio europeo a 5 miliardi di euro l'anno. La leader dell'estrema destra ha inoltre definito uno «scandalo democratico» raggiungere un accordo prima del voto.
Il presidente Emmanuel Macron ha avvertito gli altri leader europei che trovare un'intesa tra gennaio e aprile sarebbe "complicato". La stessa incertezza riguarda gli aiuti a Kiev: nel suo programma, Le Pen ha promesso di interrompere il sostegno francese all'Ucraina.
"Questi finanziamenti si fermeranno, ed è una questione di onestà dire la verità" al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha dichiarato all'inizio del mese.
L'Ue vuole chiudere prima del voto francese
A Bruxelles cresce la preoccupazione che l'avvicinarsi delle elezioni francesi restringa ulteriormente lo spazio per compromessi su decisioni finanziarie politicamente delicate. Per questo, diversi funzionari e diplomatici ritengono necessario trovare un'intesa su entrambi i dossier entro dicembre, prima che la campagna elettorale francese renda più difficile raggiungere un accordo.
La posta in gioco non riguarda soltanto i conti europei. La capacità dell'Unione di mantenere un sostegno finanziario stabile a Kiev è considerata essenziale anche alla luce del recente riavvicinamento tra Donald Trump e Vladimir Putin.
"La nostra coesione interna è fragile. Se cominciasse a sgretolarsi, le conseguenze per l'Ucraina potrebbero essere anche più gravi di qualsiasi cosa Trump dica o faccia", ha affermato un funzionario nazionale.
L'obiettivo, ha aggiunto, è individuare una soluzione strutturale per finanziare Kiev, evitando di dover improvvisare nuovi interventi alla fine di ogni anno. Integrare il sostegno all'Ucraina nel prossimo bilancio pluriennale potrebbe offrire una maggiore continuità agli aiuti.
Ma resta aperta la domanda centrale: il negoziato sull'Ucraina faciliterà il compromesso sul bilancio o renderà più difficile raggiungerlo?
Il finanziamento di Kiev può sbloccare il bilancio?
Secondo una prima interpretazione, i due dossier potrebbero rafforzarsi a vicenda. Tra i Paesi più rigorosi sulla spesa europea figurano infatti alcuni dei principali sostenitori bilaterali dell'Ucraina, come Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Svezia e Germania.
Questi governi hanno un interesse diretto a garantire nuovi finanziamenti a Kiev. Un accordo europeo sul sostegno all'Ucraina potrebbe quindi renderli più disponibili ad accettare un bilancio complessivamente più ampio di quello che avrebbero voluto, oppure a tollerare compromessi su alcuni capitoli di spesa.
"Potrebbe aiutare a chiudere l'intesa", ha osservato un altro diplomatico.
Esiste però anche il rischio opposto. La pressione dei Paesi frugali per ridurre i fondi destinati all'agricoltura e alla coesione potrebbe spingere alcuni governi a respingere un compromesso complessivo, soprattutto se dovessero giustificarlo davanti alle rispettive opinioni pubbliche.
Le divisioni emergono anche sul ricorso al debito comune per finanziare Kiev. Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia hanno lasciato intendere che potrebbero non partecipare a una nuova emissione congiunta. Anche la Bulgaria, critica nei confronti delle forniture di armi, potrebbe sottrarsi all'iniziativa. Tutti questi Paesi fanno parte del gruppo favorevole a mantenere consistenti le politiche di coesione.
A complicare ulteriormente i negoziati contribuiscono i prezzi elevati dell'energia, i costi di finanziamento e il malcontento nell'opinione pubblica europea.
Il primo ministro slovacco Robert Fico ha messo in guardia dal tentativo di collegare i due dossier: «Sarebbe molto pericoloso, e voglio che sia assolutamente chiaro, se qualcuno cercasse di collegare il finanziamento dell'Ucraina al bilancio».
La prospettiva di un accordo entro dicembre resta dunque incerta. Il vertice del 26 e 27 novembre sarà un passaggio decisivo per capire se la necessità di garantire fondi a Kiev riuscirà a favorire un compromesso sul bilancio o finirà per accentuare le divisioni tra i governi europei.