Washington ha annunciato nuove sanzioni contro l'Iran. Intanto Teheran ha respinto una proposta dell’Oman per dividere equamente lo stretto e ha dichiarato che Hormuz "non tornerà mai alla situazione prebellica", poche ore prima dell'attacco contro le forze statunitensi in Giordania
Il Dipartimento americano del Tesoro ha annunciato nuove sanzioni pensate per colpire "gli sforzi disperati del regime iraniano per monetizzare lo Stretto di Hormuz e sostenere l'economia fallimentare del Paese".
Nel mirino sono finite otto petroliere accusate di essere parte della "flotta ombra" con cui l'Iran trasporta milioni di barili di petrolio e prodotti derivati e altrettante entità possedute tra Hong Kong e le isole Marshall e operanti nel settore petrolifero iraniano.
In aggiunta ci sono due aziende (Persian Gulf Marine Insurance Company e HormuzSafe Marine Services Authority) giudicate parte integrante di uno "schema di estorsione" sostenuto dai Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) che obbliga le navi commerciali a comprare una'"assicurazione" marittima obbligatoria per transitare nello Stretto.
Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che "gli Stati Uniti non permetteranno all'Iran di prendere in ostaggio il commercio globale o di usare la navigazione internazionale per finanziare il terrorismo e la repressione dell'IRGC".
In un post su X, il Central Command (Centcom) americano ha ribadito che "lo Stretto di Hormuz è una via d'acqua internazionale" e che i pasdaran iraniani non hanno "l'autorità di imporre rotte per il traffico libero e aperto".
L'Iran ha precedentemente respinto una proposta dell'Oman per dividere lo Stretto di Hormuz in due corsie di navigazione uguali, dichiarando che la via d'acqua "non tornerà mai alla situazione precedente alla guerra" e ha lanciato un attacco a sorpresa con missili balistici contro le forze statunitensi in Giordania, la più grave escalation da quando l'accordo provvisorio tra i due Paesi è crollato all'inizio del mese.
Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha spiegato, in un'intervista alla televisione di Stato iraniana, che l'Oman aveva proposto di dividere lo stretto in due rotte, ciascuna con il 50% del traffico marittimo.
La proposta è stata respinta da Teheran, che ha presentato un controprogetto per un accordo temporaneo in base al quale le navi transiterebbero esclusivamente nelle acque territoriali iraniane. "La politica dell'Iran è che lo stretto non torni mai alla situazione precedente alla guerra", ha affermato Gharibabadi.
Il contrammiraglio Habibollah Sayyari, vicecapo di Stato maggiore dell'esercito, non ha lasciato spazio a dubbi sulla posizione di Teheran.
"Nessun movimento avverrà nello Stretto di Hormuz senza il permesso dell'Iran", ha detto. "La Marina iraniana ha il pieno controllo sulla parte orientale dello Stretto di Hormuz, sul nord dell'Oceano Indiano e sul Golfo dell'Oman".
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha riferito separatamente di aver fermato e ispezionato tre petroliere nello stretto, ribadendo di mantenere il pieno controllo della via d'acqua.
Le dichiarazioni su Hormuz sono arrivate poche ore prima che l'IRGC lanciasse diversi missili balistici contro le forze statunitensi in Giordania, in quello che il Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha definito un tentativo di attacco a sorpresa.
"Alle 17:45 ET di oggi, forze dell'IRGC hanno lanciato dall'Iran diversi missili balistici in un tentativo di attacco a sorpresa contro le forze statunitensi di base in Medio Oriente", ha dichiarato il CENTCOM.
"Tutti i missili iraniani sono stati intercettati con successo". L'esercito giordano ha confermato separatamente di aver intercettato cinque missili iraniani.
L'IRGC ha affermato che l'attacco rientrava nell'Operazione Nasr 2 (Vittoria 2), che aveva come obiettivo una base aerea e il quartier generale del CENTCOM in Giordania. Le forze statunitensi hanno avuto solo pochi minuti per intercettare i missili in arrivo, ha dichiarato il presidente USA Donald Trump.
Parlando a Fox News, Trump non ha usato mezzi termini. "Li colpiremo duramente. Prenderanno una batosta", ha detto, aggiungendo che Washington infliggerà all'Iran "una dura lezione".
I mercati del petrolio hanno reagito immediatamente: i prezzi sono balzati del 5% per i timori di interruzioni dell'offerta.
L'escalation per procura di Teheran
Alcune ore dopo l'intercettazione dei missili iraniani in Giordania, caccia statunitensi e sauditi hanno colpito diversi siti logistici e di armamento di gruppi legati all'Iran nell'Iraq orientale, in risposta a quelli che il CENTCOM ha definito oltre 30 attacchi con droni diretti dall'IRGC nelle precedenti 72 ore.
L'Arabia Saudita ha riferito che le sue forze hanno intercettato droni diretti contro installazioni petrolifere e ha attribuito la responsabilità a gruppi con base in Iraq alleati con Teheran.
Le Hashd al-Shaabi – le Forze di Mobilitazione Popolare, ombrello paramilitare integrato nello Stato e creato nel 2014, che ora include brigate sostenute dall'Iran che agiscono spesso in modo autonomo – hanno dichiarato che almeno 20 dei loro membri sono stati uccisi in sette province, compresa Baghdad.
Il movimento ha denunciato "una pericolosa escalation" contro quella che ha definito "un'istituzione di sicurezza ufficiale".
Trump ha affermato che i raid erano stati coordinati in anticipo con Baghdad. La presidenza irachena li ha comunque condannati come "un attacco inaccettabile e una palese violazione della sovranità dell'Iraq", senza citare esplicitamente gli Stati Uniti o l'Arabia Saudita.
Le fazioni allineate con Teheran hanno reagito con toni ancora più duri: Saraya Awliya al-Dam ha chiesto l'espulsione dell'ambasciatore saudita e la rottura dei rapporti diplomatici, mentre Harakat al-Nujaba ha avvertito che Washington e Riad "pagheranno un caro prezzo".
Il ministero degli Esteri iraniano ha accusato entrambi i Paesi di violare la sovranità irachena. Una visita programmata del primo ministro Ali al-Zaidi in Arabia Saudita è stata rinviata.
La Resistenza islamica in Iraq, ombrello delle fazioni più attive e filo-Teheran nel Paese, ha rivendicato centinaia di attacchi contro basi statunitensi nella regione dall'inizio della guerra, ma non ha rivendicato pubblicamente alcun attacco da quando i combattimenti sono ripresi all'inizio di questo mese.
"Teheran sta ora utilizzando la sua rete di proxy per mantenere la propria influenza, mentre il percorso diplomatico assorbe l'attenzione internazionale", ha dichiarato l'analista saudita Hesham Alghannam.
"La guerra per procura è la prosecuzione della guerra diretta con altri mezzi ed è condotta con una notevole coerenza strategica".
Nel frattempo, Israele ha accusato Hezbollah di aver lanciato un drone esplosivo contro un mezzo del genio militare israeliano all'interno del territorio libanese, definendolo "una palese violazione del cessate il fuoco".
Israele ha combattuto al fianco degli Stati Uniti nelle prime settimane della guerra contro l'Iran, ma non ha partecipato all'ultima serie di attacchi.
In Yemen, un ministro del governo riconosciuto a livello internazionale ha accusato i ribelli Houthi, sostenuti da Teheran, di agire sotto guida iraniana per introdurre un sistema di tariffe per le navi in transito nel Mar Rosso e nello stretto di Bab al-Mandeb.
Finora gli Houthi hanno affermato che il loro blocco si applica solo ai porti e alle navi saudite, ma la loro campagna durante la guerra tra Israele e Hamas a Gaza ha dimostrato che possono rendere il Mar Rosso impraticabile per la navigazione commerciale.