Quasi settemila persone sono state accolte al Parco delle esposizioni di Bordeaux. Benché alcuni rientri a casa siano stati autorizzati martedì, centinaia di altri sfollati attendono ancora un miglioramento della situazione
È nel cuore della notte che Morgane Bonichot ha ricevuto l'allerta che temeva. Sul suo telefono è comparso il messaggio "Urgente: evacuate immediatamente", accompagnato da un lungo suono stridente. Svegliata di soprassalto, si è subito precipitata. Ha preso con sé la figlia di 9 anni, il loro coniglio e il loro cane, ma non ha nemmeno pensato a portare della biancheria intima.
Assistente puericultrice di 40 anni, la donna si è ritrovata al centro di una delle più vaste evacuazioni che l’Europa abbia conosciuto dalla Seconda guerra mondiale. Come oltre 220mila altre persone distribuite in una dozzina di comuni, è dovuta fuggire dal gigantesco incendio che devasta la Gironda da una settimana.
Ripensandoci, Morgane ritiene che forse avrebbe dovuto capire che qualcosa stava per accadere. Alloggiava a casa dello zio, in mezzo a foreste di pini, alla macchia mediterranea e ai terreni agricoli oggi divorati da un rogo talmente violento da trasformarsi, a tratti, in una vera e propria tempesta di fuoco autoalimentata.
Come lei, anche Émilie Saba ha dovuto fuggire in piena notte. "Abbiamo ricevuto il messaggio all'1.01 di notte. L'allerta che ci ordinava di evacuare d'urgenza le nostre case e i nostri appartamenti. Uscendo, c'era un fumo davvero molto denso, ci prendeva alla gola", racconta.
Settemila persone rifugiate al Parco delle esposizioni di Bordeaux
Le due donne hanno trovato rifugio al Parco delle esposizioni di Bordeaux, dove il Comune ha aperto un centro di accoglienza per tutte le persone costrette a lasciare la propria casa. Finora sono già state accolte quasi settemila persone.
Sono stati installati letti da campo. I volontari organizzano la distribuzione dei pasti, le squadre mediche e veterinarie si susseguono negli appuntamenti e vengono forniti vestiti alle tante persone presenti in questo enorme hangar.
La solidarietà è stata talmente forte che il comune di Bordeaux ha posto fine al suo appello alle donazioni: "Questo slancio di solidarietà ha permesso di garantire una risposta immediata e concreta alle famiglie colpite dagli incendi", ha ringraziato Thomas Cazenave, il sindaco di Bordeaux.
"È positivo quello che hanno fatto - osserva Yves Brulé, tra gli evacuati al Parco delle esposizioni assieme al suo cane -. Siamo numerosi e però possiamo dormire. C'è chi dice che non sono veri letti. D'accordo, certo, ma per il momento è già tanto avere qualcosa".
Mentre i vigili del fuoco, con l'aiuto di agricoltori e volontari, continuano a lottare contro le fiamme, gli evacuati cercano di mantenere un minimo di normalità. Nonostante tutto, ansia e preoccupazione si fanno sentire. "Viviamo nell'angoscia, nella tristezza. La situazione è ancora piuttosto delicata. Pensiamo ai nostri beni, ci chiediamo come ritroveremo le nostre cose, ci domandiamo se le nostre case saranno ancora lì", sospira Émilie Saba, che aspetta ancora di poter tornare a casa.
Quasi 60mila persone autorizzate a tornare nelle loro case
La situazione nella Gironda resta critica. Sebbene infatti l'incendio sia ancora "stabilizzato", secondo la prefettura le condizioni meteorologiche "sfavorevoli" hanno provocato numerosi nuovi focolai nella giornata di mercoledì 29 luglio.
Le autorità locali hanno precisato che i residenti non saranno autorizzati a rientrare nelle loro abitazioni finché l'incendio non sarà sotto controllo. Ma martedì sera circa 60mila persone hanno potuto fare ritorno alle loro case in tre comuni della metropoli bordolese. Un sollievo per questi abitanti, che tuttavia devono mantenersi pronti a fuggire di nuovo, ha avvertito la prefettura. Per gli altri, non è stata ancora annunciata alcuna data.
"Ho paura per il futuro. Ogni anno è peggiore del precedente. Diventerà una catastrofe"
"Comincio a sentirmi davvero sfinita", spiega Morgane Bonichot. Che rifiuta di tornare finché non avrà la certezza che non dovrà nuovamente fuggire. "Non posso imporre un nuovo viaggio ai miei animali. L'unico spostamento che dovrebbero ancora fare è quello del ritorno a casa. Altrimenti, per il coniglio lo stress potrebbe essere fatale. E il mio cane era già disidratato. Qui c'è l'aria condizionata e tutto il necessario. Per il momento sta un po' meglio."
La donna, poco dopo, si mostra ancora più allarmata: "Quello che mi fa davvero impazzire è che l'enorme preoccupazione futuro. Ogni anno è peggiore del precedente. Diventerà una catastrofe."