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Il piano di Infantino di vendere il Mondiale ai privati provoca sdegno nel mondo del calcio

Il presidente della FIFA Gianni Infantino parla durante una conferenza stampa allo stadio di Città del Messico, mercoledì 10 giugno 2026,
Il presidente della FIFA Gianni Infantino parla durante una conferenza stampa allo stadio a Città del Messico, mercoledì 10 giugno 2026. Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved
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Di Greta Ruffino
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Gianni Infantino ha scritto alle 211 federazioni, offrendo 40 milioni di dollari ciascuna se sostengono il suo contestato piano di vendere quote nelle principali competizioni dell'organo di governo. Commenti negativi dalle Federazioni, dalla UEFA e dal sindacato europeo dei calciatori

Una proposta che potrebbe ridisegnare il futuro commerciale dei Mondiali ha scatenato una dura opposizione da parte degli organismi di governo del calcio.

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Il presidente della FIFA Gianni Infantino ha presentato martedì un progetto per creare una società da 20 miliardi di dollari (17,5 miliardi di euro) che gestisca i Mondiali insieme a investitori privati.

Secondo il Times di Londra, la nuova controllata commerciale, che dovrebbe chiamarsi FIFA Forward Enterprise (FFE), supervisionerebbe competizioni come i Mondiali e il Mondiale per club.

L'ex presidente della FIFA, Sepp Blatter, ha espresso preoccupazione per i legami stretti tra Infantino e il presidente statunitense Donald Trump, dato che tra i potenziali investitori privati figurerebbe, secondo le indiscrezioni, Thrive Eternal, la holding guidata da Joshua Kushner, fratello di Jared ossia il genero del presidente Usa.

Il commissario Ue per lo sport, Glenn Micallef, ha intimato alla FIFA di "giù le mani dal nostro gioco".

Dall'Europa alle Americhe fino all'Asia, le istituzioni calcistiche hanno espresso allarme per la proposta della FIFA. Euronews passa in rassegna alcune delle reazioni principali.

UEFA: "L'anima e la governance del calcio non sono beni da mettere sul mercato"

La UEFA è stata tra le prime organizzazioni a condannare il progetto. L'organismo che governa il calcio europeo ha ribadito che il calcio non è in vendita e ha messo in guardia dal trasformare lo sport in un semplice bene commerciale.

"Questo supera un limite che le istituzioni di governo del calcio non dovrebbero mai oltrepassare. La UEFA considera la questione estremamente grave. E lo stesso dovrebbero fare tutte le Federazioni nazionali", si legge in un duro comunicato diffuso poco dopo l'anticipazione del Times.

"L'anima e la governance del calcio non sono beni da mettere sul mercato, soprattutto con totale assenza di trasparenza su chi ne trarrebbe beneficio economico", ha aggiunto la UEFA martedì, reagendo alle notizie sulla vendita di quote nelle competizioni FIFA.

Anche il vicepresidente UEFA, ed ex presidente della Federcalcio italiana, Gabriele Gravina, ha criticato la proposta della FIFA: "Il calcio non può essere ridotto a una questione privata", ha detto.

"Stiamo superando il limite. L'equilibrio faticosamente costruito negli anni tra calcio-spettacolo e il calcio come grande passione popolare – prosegue l'ex numero uno della FIGC – rischia di essere travolto da una visione puramente commerciale che non fa bene al movimento", ha aggiunto.

La UEFA dovrebbe riunirsi mercoledì per discutere la propria risposta ai controversi piani della FIFA sugli investitori privati.

"Prendo atto della riunione d'urgenza in programma mercoledì tra le autorità calcistiche europee. Di fronte a un progetto che potrebbe trasformare in profondità gli equilibri del nostro sport, è essenziale che gli attori europei parlino con una sola voce", ha scritto la ministra francese allo Sport, Marina Ferrari in un post sui social.

Sulla stessa linea il sindacato internazionali dei calciatori, FiFpro Europe, secondo cui è "una mossa che modificherebbe radicalmente e irreversibilmente gli incentivi alla base delle competizioni in cui i giocatori lavorano, competono e costruiscono le proprie carriere".

Il presidente della Liga attacca il piano FIFA

Il presidente della Liga spagnola, Javier Tebas ha attaccato duramente Infantino, accusandolo di mescolare "politica, disciplina, denaro e potere senza trasparenza".

Nel suo post su X, accompagnato dall'immagine di un iceberg, sulla parte emersa compariva la scritta "Ciò che è già noto", mentre su quella sommersa si legge: "Questo è solo la punta dell'iceberg", a suggerire che molto altro sulla gestione della FIFA da parte di Infantino deve ancora venire alla luce.

"E ora la FIFA promette oltre 10 miliardi di dollari e fino a 20 milioni aggiuntivi per ogni federazione membro, mentre allo stesso tempo si prepara a far entrare investitori privati nei propri diritti e nelle proprie competizioni. Questo non assomiglia a una riforma. Sembra una campagna elettorale finanziata a spese del futuro del calcio", ha scritto Tebas.

"Lo sviluppo non può essere usato per comprare voti o mettere a tacere le critiche. Le competizioni e i diritti commerciali della FIFA non sono proprietà personale di Infantino. Chi mescola politica, disciplina, denaro e potere senza trasparenza non può guidare nulla. Infantino non è la soluzione ai problemi di governance della FIFA. È il problema. Stiamo solo sfiorando la superficie dell'iceberg", ha scritto il numero uno del calcio spagnolo.

La Federcalcio inglese "completamente all'oscuro" del piano FIFA

La Football Association (FA) inglese ha fatto sapere di non essere stata informata della proposta della FIFA prima che diventasse di dominio pubblico e ha espresso preoccupazione per il modo in cui è stata gestita.

L'organismo ha dichiarato di essere "profondamente preoccupato per l'assenza di un processo e di meccanismi di governance per arrivare a questo punto, e per la sostanza e i principi che sembrano esserne alla base".

"Quando la proposta sarà illustrata in modo completo e trasparente, come ora promesso dalla FIFA, esprimeremo la nostra posizione e torneremo a commentare", ha aggiunto un portavoce, sottolineando che la federazione era "completamente all'oscuro" del piano.

Federazione tedesca: "È stata superata una linea"

La Federazione calcistica tedesca (DFB) si è allineata alla UEFA nelle critiche al presidente FIFA Gianni Infantino per il piano, riportato dai media, di vendere a investitori privati una quota tra il 20 e il 30% dei Mondiali, con il vicepresidente DFB Hans-Joachim Watzke che ha affermato che "è stata superata una linea".

"Molti nel calcio europeo considerano i piani della FIFA un attacco diretto allo sport. Condivido questa valutazione", ha dichiarato Watzke, che è anche vicepresidente del Comitato esecutivo UEFA.

"Esiste un ampio consenso tra le federazioni membri. Me ne sono reso conto in diverse conversazioni negli ultimi giorni con Aleksander Čeferin e altri colleghi", ha aggiunto. Watzke ha inoltre sottolineato il peso dell'Europa per i Mondiali.

"Ai Mondiali 2026 sei squadre europee hanno raggiunto i quarti di finale e tre sono arrivate in semifinale. Se il calcio europeo si presenta unito contro questi piani, avrà un peso significativo".

La FFF consulterà le controparti europee sul piano FIFA

Philippe Diallo, presidente della Federazione calcistica francese (FFF), ha criticato a sua volta la totale mancanza di comunicazione intorno alla proposta.

"Abbiamo appreso di questo progetto molto significativo attraverso un comunicato stampa. Non abbiamo alcun dettaglio e, considerata la sua natura – cioè l'ingresso di fondi di investimento in una società commerciale accanto alla FIFA – solleva molte domande", ha dichiarato Diallo.

Ha aggiunto che le federazioni nazionali non sono state consultate e non hanno ricevuto informazioni concrete che permettano loro di prendere posizione su quello che ha definito temi fondamentali per il futuro dello sport.

Diallo ha inoltre annunciato che avvierà immediatamente un confronto con i presidenti delle principali federazioni calcistiche europee per definire la risposta ai piani della FIFA.

"Da oggi sarò in contatto con i miei omologhi delle grandi federazioni europee per capire come affrontare questi piani, sui quali non abbiamo ricevuto alcuna informazione specifica", ha concluso.

Oltre l'Europa: le preoccupazioni si estendono in Asia e nelle Americhe

Le preoccupazioni hanno superato i confini europei. Gli organismi che governano il calcio in Asia, Nord e Centro America e Caraibi e Sud America chiedono tutti maggiore trasparenza e un processo di consultazione più inclusivo prima di esprimersi sulla proposta della FIFA.

"La AFC non è stata consultata sul progetto ed è delusa dal fatto che una questione di tale rilevanza sia arrivata nello spazio pubblico prima che alla famiglia dell'AFC fosse data la possibilità di esaminarla e discuterla attraverso i canali di governance appropriati e consolidati", ha affermato in una nota la Confederazione asiatica (AFC).

"Pur riconoscendo l'importanza di esplorare approcci innovativi in grado di rafforzare il futuro del calcio globale, iniziative di questa portata e con queste conseguenze devono poggiare sui principi di buona governance, trasparenza e consultazione sostanziale".

Anche la Concacaf, l'organismo che governa il calcio in Nord e Centro America e nei Caraibi, ha espresso timori sulla proposta. Il suo presidente, Victor Montagliani, ha spiegato che la confederazione non è stata consultata prima che la FIFA presentasse i piani.

"La Concacaf è venuta a conoscenza di questa questione solo attraverso le notizie sui media e, successivamente, tramite un comunicato stampa", si legge in una nota inviata al Guardian. "Siamo profondamente preoccupati per l'assenza di un corretto processo".

"In qualità di leader nel mondo del calcio, siamo i custodi del gioco. Collettivamente, la FIFA, le confederazioni e ogni federazione membro hanno la responsabilità di agire sempre nel migliore interesse dello sport. Ogni decisione che prendiamo deve essere guidata da buona governance, procedure solide e visione di lungo periodo", prosegue la dichiarazione.

Una scadenza che si avvicina

La FIFA ha fissato al 19 settembre il termine entro cui le federazioni membri dovranno aderire alla proposta per poter beneficiare dell'incentivo finanziario.

Finora, però, l'offerta ha fatto poco per placare le critiche: molti organismi calcistici restano uniti nel chiedere maggiore trasparenza e consultazione.

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