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A Teheran galoppa l'inflazione e l'Iran avvisa gli USA: non spetta a voi decidere se siamo in guerra e in pace

Foto d'archivio: un membro delle forze speciali della polizia iraniana di guardia a Teheran, 24 aprile 2026
ARCHIVIO: un membro delle forze speciali della polizia iraniana monta la guardia a Teheran, 24 aprile 2026 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Babak Kamiar
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Il ministero degli Esteri di Teheran afferma che l'Iran non permetterà a Washington di decidere "il momento di guerra e pace", mentre Trump sostiene che la Repubblica islamica ha chiesto negoziati e i mediatori provano a rilanciare l'accordo provvisorio fallito

L'Iran ha dichiarato che non permetterà agli Stati Uniti di decidere quando i due Paesi andranno in guerra o faranno la pace ma intanto quattro notti consecutive senza nuovi scambi di colpi fanno sperare che la mediazione guidata da Qatar e Pakistan possa rilanciare l'accordo provvisorio ormai saltato.

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"Non permetteremo agli Stati Uniti di stabilire i tempi di guerra e di pace", ha affermato lunedì il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, durante il suo consueto briefing settimanale.

Ha aggiunto che qualsiasi decisione su futuri colloqui sarà basata esclusivamente sugli interessi nazionali dell'Iran e che Teheran continuerà a difendersi "finché sarà necessario".

In un'intervista concessa domenica alla televisione austriaca ORF, Baghaei ha riconosciuto che Teheran e Washington continuano a scambiarsi messaggi, ma ha affermato che le azioni militari statunitensi hanno distrutto le condizioni per negoziati significativi.

Ha sottolineato che la priorità immediata dell'Iran è la protezione della propria sovranità e integrità territoriale.

Nel frattempo, il presidente statunitense Donald Trump ha detto ai giornalisti che l'Iran ha chiesto di avviare colloqui "attraverso intermediari e direttamente", sostenendo che Teheran è disposta a negoziare a causa della pressione militare subita.

"Stiamo portando avanti colloqui approfonditi con l'Iran", ha dichiarato. "Se dovessero fallire, torneremo a un'operazione militare su vasta scala".

Ha spiegato di aver risposto positivamente alla richiesta dei mediatori di dare un'altra chance alla diplomazia, ma ha precisato che non permetterà che i colloqui si trascinino all'infinito. "Io ho tutto il tempo", ha affermato, insistendo però sul fatto che l'Iran "ha preso colpi duri" nelle ultime due settimane.

Perché lo stretto di Hormuz resta il principale punto di pressione

Nonostante il rinnovato sforzo diplomatico, la crisi nello stretto di Hormuz resta irrisolta.

Baghaei ha dichiarato che proseguono i colloqui con l'Oman sulla gestione di questa via d'acqua strategica, ma ha sottolineato che si tratta di discussioni rigorosamente bilaterali, senza alcun legame con gli Stati Uniti.

"Lo stretto di Hormuz resta chiuso", ha detto.

Il vicepresidente del Parlamento, Haji Babaii, ha affermato che qualsiasi accordo con l'Oman sul passaggio nello stretto non dovrà entrare in conflitto con la sovranità dell'Iran e che Washington non deve essere coinvolta nella questione.

Ha ribadito che l'Iran non arretrerà dalla propria posizione sullo stretto, sostenendo che le decisioni su Hormuz saranno in ultima istanza prese dalla leadership e dal popolo iraniani.

Lo stretto di Hormuz, attraverso il quale transitava circa un quinto del petrolio e del gas commerciati nel mondo prima che l'Iran lo chiudesse di fatto dopo l'inizio della guerra, il 28 febbraio, resta il nodo centrale di qualsiasi intesa.

La posizione dell'Iran è di esercitare piena autorità sovrana sulla via d'acqua e di poter designare corridoi di transito autorizzati, una rivendicazione che Stati Uniti, Paesi del Golfo e gran parte della comunità internazionale respingono sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS). Teheran ha firmato la convenzione, ma non l'ha mai ratificata.

Piccole imbarcazioni fiancheggiano la riva mentre navi cargo e altre unità commerciali appaiono all'ancora nello stretto di Hormuz, al largo di Bandar Abbas, Iran, lunedì 27 luglio 2026. (Razieh Poudat/IS
Piccole imbarcazioni fiancheggiano la riva mentre navi cargo e altre unità commerciali appaiono all'ancora nello stretto di Hormuz, al largo di Bandar Abbas, Iran, lunedì 27 luglio 2026. (Razieh Poudat/IS AP Photo

I Guardiani della Rivoluzione iraniani (IRGC) hanno dichiarato di aver intercettato sei imbarcazioni che tentavano di attraversare rotte non approvate dalle autorità iraniane, costringendole a tornare indietro dopo colpi di avvertimento.

Il Comando centrale Khatam al-Anbiya ha inoltre accusato gli Stati Uniti di imporre quello che ha definito un blocco navale illegale, minacciando le navi commerciali e le petroliere iraniane che operano all'interno delle acque territoriali del Paese.

Dal canto suo, il Comando centrale statunitense (CENTCOM) ha affermato di aver reindirizzato 17 navi commerciali, disattivato altre due unità e ispezionato a bordo due imbarcazioni per far rispettare le restrizioni marittime.

I mercati petroliferi hanno reagito positivamente all'assenza di nuovi attacchi militari, con il prezzo del Brent in calo dopo aver toccato la scorsa settimana i massimi degli ultimi due mesi.

Perché la pressione economica continua ad aumentare

La temporanea pausa militare non ha alleggerito la situazione interna in Iran. Teheran continua a fare i conti con carenze di elettricità, squilibri nei rifornimenti di carburante, inflazione e calo del potere d'acquisto.

In un recente reportage esclusivo, Euronews Persian ha documentato come il caro-prezzi stia costringendo molti iraniani a tagliare anche sulle spese alimentari essenziali.

Leila, traduttrice 42enne che vive con la madre nella zona occidentale di Teheran, ha raccontato che molte famiglie non possono più permettersi la frutta, nonostante l'Iran sia uno dei maggiori produttori della regione.

"La realtà è che il reddito di molte famiglie non ha tenuto il passo con l'inflazione", ha spiegato. "Dopo aver pagato affitto, pane, riso, carne e latticini, siamo costretti a ridurre l'acquisto di prodotti come la frutta, anche se sono importanti".

Un altro intervistato, il pensionato di Teheran Mohammad Bagher, ha detto che il consumo di frutta della sua famiglia è diminuito di circa il 70% rispetto agli anni precedenti, nonostante percepisca una pensione relativamente alta.

Cosa succede intanto nel Mar Rosso

Nel frattempo, le forze Houthi appoggiate dall'Iran hanno intensificato gli attacchi contro le infrastrutture petrolifere saudite e la navigazione nel Mar Rosso, con recenti raid che hanno preso di mira impianti nella zona di Jizan e Yanbu, mentre l'Arabia Saudita ha lanciato raid aerei di rappresaglia in tutto lo Yemen.

Il traffico commerciale attraverso lo stretto di Bab al-Mandeb, che convoglia circa il 12% del commercio marittimo globale, si è notevolmente rallentato mentre le compagnie di assicurazione rivalutano i rischi per la sicurezza.

L'escalation arriva nonostante una separata intesa tra Stati Uniti e Houthi raggiunta nel maggio 2025, in base alla quale il gruppo aveva accettato di sospendere gli attacchi contro navi legate a interessi statunitensi.

L'accordo non ha impedito agli Houthi di colpire obiettivi sauditi e di altri Paesi del Golfo.

Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti al momento non sono coinvolti nelle operazioni contro gli Houthi, ma ha avvertito che Washington potrebbe intervenire se il gruppo dovesse diventare "un problema".

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