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Gaudí, Miró e Gomis: l'arte incontra l'intelligenza artificiale a Casa Batlló

Dentro la nuova mostra di Casa Batlló che esplora il legame creativo tra Gaudí, Miró e Gomis
Alla scoperta della nuova mostra di Casa Batlló che indaga il legame creativo tra Gaudí, Miró e Gomis Diritti d'autore  Credit: Eric Yanguas
Diritti d'autore Credit: Eric Yanguas
Di Theo Farrant
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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A Barcellona una nuova mostra utilizza intelligenza artificiale, scansioni 3D e fotografia per esplorare il linguaggio creativo comune tra Gaudí, Miró e il fotografo Gomis. "Gaudí–Miró–Gomis: Deconstructed" è allestita a Casa Batlló fino a gennaio 2027

Quando si pensa ai grandi protagonisti della cultura catalana, i primi nomi che vengono in mente sono quasi sempre Antoni Gaudí e Joan Miró. Più raro, invece, che qualcuno citi Joaquim Gomis. Eppure, senza il suo obiettivo, il mondo probabilmente guarderebbe oggi l'opera di Gaudí con occhi diversi.

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In un'epoca in cui l'architetto catalano veniva ancora considerato da una parte dell'establishment artistico di Barcellona un eccentrico più che un genio visionario, Gomis fu tra i primi a coglierne davvero la grandezza.

Fotografo, collezionista, figura centrale del modernismo catalano e grande amico di Miró, dedicò anni a immortalare le forme, le superfici e i dettagli più sorprendenti delle opere di Gaudí. Il suo lavoro non si limitò a documentarne l'architettura: contribuì a costruire l'immagine stessa di Gaudí, influenzando il modo in cui le generazioni successive avrebbero imparato a conoscerlo e ad apprezzarlo.

È proprio questo dialogo, spesso poco conosciuto, tra architettura, arte e fotografia il filo conduttore di "Gaudí–Miró–Gomis: Deconstructed", la nuova versione di una mostra nata dalla Fundació Joan Miró che mette in relazione le opere e le visioni di Antoni Gaudí, Joan Miró e Joaquim Gomis.

L'esposizione trova oggi casa negli spazi recentemente restaurati del terzo piano di Casa Batlló e amplia il racconto grazie a installazioni immersive, intelligenza artificiale e tecnologie di scansione e modellazione 3D, sviluppate in collaborazione con la Fundació Joan Miró e lo studio creativo Tomorrow Bureau.

L'impiego dell'intelligenza artificiale, della fotogrammetria ad alta risoluzione e della scansione tridimensionale permette ai visitatori di osservare dettagli finora invisibili. Una sezione della mostra rivela per la prima volta i segni degli strumenti e le tracce lasciate dal tempo sulle sculture di Miró, mentre un'altra rilegge l'archivio fotografico di Gomis attraverso una reinterpretazione generativa realizzata con l'IA.

In occasione dell'apertura della mostra, Euronews Culture ha intervistato la co-curatrice e direttrice artistica di Casa Batlló Contemporary, Joana Seguro. Con lei abbiamo parlato della riscoperta di Joaquim Gomis, del ruolo delle nuove tecnologie nell'esperienza artistica e del motivo per cui l'eredità creativa di Gaudí e Miró continua ancora oggi a ispirare artisti e creativi di tutto il mondo.

La direttrice artistica di Casa Batlló Contemporary, Joana Seguro ne ha parlato con Euronews:

Può riportarci all'inizio di questa mostra? Come è nata l'idea di mettere insieme Gaudí, Miró e Gomis?

Tutto è nato da una conversazione. Stavamo progettando il primo ciclo di mostre al secondo piano di Casa Batlló e siamo andati alla Fundació Joan Miró per capire se ci fosse un progetto da sviluppare insieme. Ci siamo chiesti quale rapporto esistesse tra Casa Batlló e l'opera di Miró.

Loro ci hanno risposto: "In realtà abbiamo già realizzato una mostra proprio su questo tema". Si intitolava Miró, Gomis, Gaudí ed era incentrata soprattutto sulle fotografie di Joaquim Gomis dedicate all'opera di Miró, in dialogo con l'architettura di Gaudí. Mi ha subito entusiasmato, perché mostrava chiaramente il legame tra Gaudí, e in particolare Casa Batlló, e l'universo creativo di Miró.

È importante ricordare che, quando Miró ha iniziato ad allontanarsi dalla pittura per sperimentare forme più tridimensionali, ha guardato proprio a Gaudí. Si è ispirato alle sue forme organiche, nate dall'osservazione della natura, per creare sculture e bronzi. Non a caso dedicò a Gaudí anche una serie di acqueforti.

La vera sorpresa, però, è stata Joaquim Gomis. Conoscevo poco la sua figura. Solo osservando le sue fotografie ho compreso quanto fosse stato fondamentale nel documentare Casa Batlló e, più in generale, l'intera opera di Gaudí a Barcellona

Una parte centrale di questa mostra è il dialogo tra le opere originali e le nuove installazioni digitali. Può spiegare come sono stati creati questi lavori digitali e che cosa aggiungono al modo in cui i visitatori vivono queste opere?

L'aspetto più innovativo di questa mostra, rispetto all'esposizione originale, è che abbiamo coinvolto Tomorrow Bureau non solo per realizzare le opere digitali, ma anche per progettare l'allestimento e il paesaggio sonoro che accompagna l'intero percorso. L'obiettivo era creare un ambiente immersivo, capace di raccontare il legame tra Gaudí, Miró e Gomis in una forma completamente nuova.

In mostra sono esposte acqueforti e sculture in bronzo di Miró, ma dialogano con scansioni tridimensionali ad altissima risoluzione realizzate a partire dalle opere originali. Queste immagini vengono scomposte e analizzate quasi con uno sguardo archeologico, permettendo di osservare dettagli che normalmente sfuggono. In questo modo, le tecnologie più avanzate ci consentono di guardare opere conosciute da una prospettiva inedita.

Lo stesso principio è stato applicato alle fotografie di Joaquim Gomis. Abbiamo preso il suo archivio, composto soprattutto da immagini degli anni Quaranta, e lo abbiamo trasformato in un database dinamico grazie all'intelligenza artificiale. Da questo lavoro è nata un'installazione digitale che amplia il patrimonio visivo di Gomis e ne offre una nuova interpretazione attraverso gli strumenti tecnologici di oggi.

Tomorrow Bureau scompone le opere, le trasforma in artefatti digitali e supera i limiti imposti dalla conservazione o persino dalla loro stessa materialità. Molti di questi lavori sono estremamente pesanti e fragili, mentre nel digitale possono essere ruotati, ingranditi ed esplorati da ogni angolazione, rivelando dettagli impossibili da cogliere dal vivo.

Il nostro intento non era sostituire l'opera fisica, ma metterla in dialogo con quella digitale. Credo che il vero valore della mostra stia proprio in questo equilibrio tra esperienza materiale e innovazione tecnologica.

Abbiamo inoltre creato un grande archivio digitale dedicato a Joaquim Gomis. Per la prima volta il suo patrimonio fotografico è stato interamente digitalizzato e reso consultabile in modo dinamico, offrendo un livello di accessibilità e di esplorazione che la mostra originale non poteva garantire.

Sia Gaudí sia Miró erano noti per superare i confini e sperimentare nuove idee. Se fossero vivi oggi, pensa che abbraccerebbero tecnologie come l'intelligenza artificiale e l'arte digitale come parte dello stesso processo creativo?

Non posso saperlo, ma credo che sia ancora più interessante il fatto che gli artisti contemporanei abbraccino la visione di Gaudí.

Gaudí è attuale, e penso che lo sia anche Miró. La loro curiosità, la voglia di sperimentare, quella mentalità radicale e visionaria sono ancora oggi una grande fonte di ispirazione per gli artisti contemporanei. Le tecniche utilizzate da Gomis e Miró sono tuttora pertinenti. La loro visione, e quella di Gaudí, è ancora più rilevante ora di quanto non fosse allora.

Qualcuno ha definito Gomis il creatore di Photoshop. Molte delle tecniche che usa come fotografo assomigliano a collage, sono calibrazioni 'digitali' prima che il digitale esistesse. Parliamo di persone che, nel loro lavoro, sono state sperimentali e radicali. Ed è quello spirito che deve continuare.

Mi piace pensare che abbraccerebbero le nuove opportunità e le nuove tecnologie, senza però dimenticare gli oggetti, il lavoro artigianale, la maestria e ciò che questi strumenti permettono: la possibilità di replicare le opere, come ho fatto io, su scale più grandi e in contesti diversi.

Per i visitatori che magari non conoscono l'arte moderna, il lavoro di Miró può apparire molto semplice o persino infantile a una prima occhiata. Quanto di quella apparente semplicità è in realtà il risultato di un'attenta riflessione e di sperimentazione?

Penso che ci sia bellezza nella semplicità e che in tutti e tre questi artisti ci sia un entusiasmo infantile. C'è l'eccitazione della creazione, della scoperta.

Potrei indicarvi, in tutto l'edificio, questi elementi giocosi e meravigliosi: dalle maniglie delle porte a forma di fungo ad altri dettagli. Miró, Gaudí e Gomis erano ossessionati dalla natura. Hanno cercato soluzioni molto semplici, che possono sembrare semplici ma sono così eleganti e straordinarie che ciò che appare infantile è in realtà qualcosa di estremamente elegante, efficiente e ludico.

E non dobbiamo mai dimenticare questo aspetto.

Infine, quando i visitatori escono dalla mostra, che cosa spera che portino con sé? Quale legame o messaggio vorrebbe che rimanesse dopo aver visto il lavoro di questi tre artisti?

Vorrei che le persone scoprissero l'opera di Gomis e quanto sia stata importante per il riconoscimento internazionale di Gaudí.

Vorrei anche che cogliessero il filo che unisce tutti questi artisti: la curiosità per la vita e per la natura, l'amore per il mondo naturale e l'amore per la Catalogna in particolare.

La mostra ha poi diversi livelli, ci sono vari elementi. Se si vuole approfondire le loro biografie, c'è una sezione dedicata. Se si vuole approfondire l'opera di Gomis, lo si può fare.

La si può semplicemente vivere e sentire la connessione tra tutti e tre gli artisti.

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