Un innovativo sistema di costruzione modulare e 24 tonnellate di adesivo strutturale Henkel anticipano la fine dei lavori di mezzo secolo. Quest’anno, dopo oltre 140 anni di cantiere, la Sagrada Família di Gaudí sarà completata
Ci sono progetti che sfidano il trascorrere del tempo, e poi c’è la Sagrada Familia. Nel cuore di Barcellona, il capolavoro di Antoni Gaudí è in costruzione da oltre 140 anni. Un fatto che sembrava non preoccupare lo sfortunato architetto, celebre per la frase "mi cliente no tiene prisa", "il mio cliente non ha fretta", riferita a Dio.
Eppure, quest’anno, dopo incidenti, ritardi, pandemie e mille altre vicissitudini, la basilica potrà essere fotografata senza i suoi ormai classici ponteggi.
Il tempio del figlio del calderaio, l’edificio dei mille dettagli e segreti, vive una doppia e magica coincidenza: ricorrono 100 anni dalla tragica morte del suo creatore (investito da un tram nel 1926) e la visita di papa Leone XIV con l’incoronazione della Torre di Gesù, che ha reso la basilica l’edificio religioso più alto del mondo, con i suoi 172,5 metri d’altezza, superando ufficialmente la guglia della cattedrale di Ulm, in Germania.
Dietro questo traguardo, che unisce fede, misticismo e arte, si nasconde una delle alleanze più affascinanti della storia dell’edilizia: l’abbraccio tra i bozzetti geometrici del XIX secolo e la chimica più avanzata del XXI secolo. Qualcosa che avrebbe sicuramente affascinato Gaudí. Il genio dell’architettura era però ben consapevole che la sua grande opera sarebbe stata completata dalle generazioni future.
Il misticismo scolpito nella roccia
La Sagrada Familia non si legge con gli occhi, si decifra con l’anima. Gaudí, fervente cattolico oggi in processo di beatificazione, non progettò una chiesa qualunque: scolpì una Bibbia di pietra che parla attraverso le sue forme organiche e i suoi segreti nascosti. L’edificio conta 12 torri, che rappresentano i 12 apostoli; la pianta richiama il corpo di Cristo; ogni facciata è dedicata a diversi aspetti della vita di Gesù, dalla Natività alla Passione.
Osservando con attenzione la Facciata della Passione, si può scoprire un omaggio allo stesso genio catalano: il suo volto è immortalato in una delle figure.
Poco più in alto, il Cristo crocifisso infrange schemi e dogmi: è raffigurato nudo e con una testa lontana dall’iconografia tradizionale. Al suo posto appare l’immagine geometrica di un libro aperto, un vero e proprio manifesto per i credenti più devoti. Gaudí immaginò un "catechismo di pietra", un libro che i fedeli potessero leggere.
Gaudí, che dedicò 43 anni della sua vita a questo progetto, utilizzò modelli in carne e ossa per plasmare le sculture. Negli ultimi 12 anni visse esclusivamente per la Sagrada Familia, rifiutando altri incarichi e cercando finanziamenti privati: il tempio non disponeva di fondi pubblici, furono i fedeli a sostenere economicamente l’opera.
‘Star Wars’ e la leggenda di San Giorgio e il drago
Il misticismo gotico e naturalista del tempio – il suo interno richiama un bosco, dove la luce colorata delle vetrate avvolge le colonne – è così magnetico da aver oltrepassato la cultura pop in modi insospettabili. Le stesse guide spiegano la connessione tra Gaudí, Barcellonae ‘Star Wars’. Raccontano che, quando George Lucas cercava ispirazione per i caschi dei suoi iconici Stormtrooper, trovò il design perfetto nella rappresentazione del soldato romano che si può vedere su questa facciata posteriore.
Un’altra curiosità racchiusa nei muri del tempio è la leggenda di San Giorgio e il drago: all’interno della struttura si vede il santo circondato dall’abbraccio del drago, rappresentato da una struttura bianca sullo sfondo della basilica.
Il traguardo più recente del tempio guarda però già al cielo. La settimana scorsa, papa Leone XIV ha visitato Barcellona per benedire l’imponente Torre di Gesù, l’asse centrale del complesso.
All’interno della torre, lo spettacolo è impressionante: un candido agnello di vetro, opera dell’italiano Andrea Mastrovito, filtra la calda luce del Mediterraneo, trasformando lo spazio in un faro di spiritualità che, dal 2027, sarà accessibile al pubblico come belvedere percorribile e diventerà il punto panoramico più alto della città di Barcellona.
Un puzzle di giganti: pietra, acciaio e chimica invisibile
Gaudí era perfettamente consapevole che il tempo non gli avrebbe permesso di concludere la magnifica opera che aveva immaginato per la Catalogna; per questo lasciò modelli e istruzioni, confidando che le generazioni future avrebbero portato a termine la Sagrada Familia.
Il destino, però, fu crudele e fece sì che un tram lo investisse a 73 anni. Le cronache dell’epoca raccontano che, mentre stava per attraversare la Gran Via, due tram si incrociarono. Il tarragonese riuscì a evitare uno dei due, ma fu travolto dall’altro a pochi metri dal suo edificio adorato. Il progetto passò così nelle mani dei suoi collaboratori più stretti.
Dalla sua morte, una lunga schiera di architetti ha raccolto il testimone, lasciando ciascuno una parte di sé in uno degli edifici più iconici del mondo e affrontando la maggiore sfida strutturale nella storia della basilica: innalzare sei torri centrali iperboliche in grado di sopportare il vento, i terremoti e il peso di una croce monumentale di 17 metri: la Torre di Gesù Cristo.
Come si è riusciti ad accelerare un processo che sembrava eterno?
La risposta è dell’ingegneria moderna: un adesivo ad alta tecnologia sviluppato da Henkel dopo un decennio di studi e prove.
Fase 1: Modulare
Invece di posare pietra su pietra a centinaia di metri d’altezza, le torri sono state suddivise in un gigantesco puzzle di 826 pannelli modulari e oltre 2.100 elementi in pietra preassemblati in cava.
Fase 2: Unione indissolubile
Perché pietra e acciaio si comportino come un unico blocco compatto, gli ingegneri applicano allo stato liquido l’adesivo strutturale avanzato Loctite EA 9497, sviluppato dalla compagnia tedesca Henkel, il cui stabilimento si trova a Montornès del Vallès. Si utilizzano circa 30 chili di resina epossidica bicomponente per ogni pannello.
Fase 3: Cura termica controllata e 24 ore di riposo
I pannelli sono stati sottoposti a un processo di cura di 24 ore in condizioni termiche stabili. L’adesivo si è solidificato, riempiendo ogni cavità microscopica e unendo in modo definitivo metallo e roccia.
Fase 4: Sollevamento finale
I pannelli ultraresistenti sono stati trasportati al tempio e assemblati livello dopo livello, in modo pulito e millimetrico, come in un gioco di blocchi in scala monumentale.
Questo approccio modulare, reso possibile dalla tecnologia di fissaggio, ha permesso di avanzare fino a dieci volte più rapidamente rispetto ai metodi tradizionali. In termini concreti, ciò che è stato costruito in appena otto anni avrebbe richiesto tra 50 e 60 anni di cantiere tradizionale, spiega Begoña Cantera, responsabile del progetto. Un’accelerazione di mezzo secolo che ha reso possibile il miracolo di completare le torri centrali proprio in tempo per il centenario del maestro.
Progettata per resistere al tempo e alla città
La colossale struttura non si distingue solo per la sua originalità e l’iconica bellezza, ma anche per una resistenza invisibile. In totale sono state applicate 24 tonnellate di adesivo su una struttura sottoposta a un forte stress ambientale. Barcellona è una città vibrante, ma ostile alla pietra millenaria per le condizioni ambientali a cui è esposta:
- Ambiente marino: situata a soli 2,5 chilometri dal mar Mediterraneo, la basilica è immersa in un’atmosfera salina costante che accelera la corrosione dell’acciaio.
- Umidità elevata: con livelli di umidità relativa tra il 65% e il 75%, i materiali subiscono una pressione ambientale continua.
- Cicli termici: il divario tra i 5 °C dell’inverno e oltre 30 °C in estate provoca continui cicli di dilatazione e contrazione dei materiali.
- Vibrazioni urbane: sotto le fondamenta del tempio passano ogni giorno due linee della metropolitana, trasmettendo un tremore costante alla struttura.
La resina sviluppata per questo progetto assorbe i micromovimenti tra acciaio e pietra senza fessurarsi. Il risultato è una resistenza quasi divina: la struttura unita può sopportare carichi equivalenti a 100mila persone per metro quadrato (il peso complessivo del pubblico nello stadio dell’FC Barcelona). È questa robustezza invisibile a mantenere salda e sicura la croce che incorona la Torre di Gesù.
Antoni Gaudí non riuscì a vedere completato il suo capolavoro, ma ha avuto il privilegio di riposare nella cripta del tempio che ispirò la sua anima.
L’architetto progettò la basilica in modo che rispettasse l’altezza della montagna di Montjuïc, convinto che l’opera dell’uomo non dovesse mai superare la natura. Oggi, con 172,5 metri di geniale architettura, la Sagrada Familia sfiora il cielo del mondo religioso. Non ci è arrivata con i metodi del passato, ma dimostrando che, quando la tradizione più mistica si allea con la scienza più avanzata, i sogni che sembrano impossibili finiscono per trasformarsi in un’eterna realtà di pietra, vetro e resina.