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La Polizia smantella una rete di frodi informatiche da 140 milioni in vari Paesi

Una foto d'archivio della Policía Nacional
Una foto d'archivio della Polizia Nazionale Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Cristian Caraballo
Pubblicato il
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Quattro persone sono state arrestate in Spagna, Portogallo e Panamá per presunte truffe di investimento, frode del CEO e fatture false. L’organizzazione gestiva 800 conti bancari e usava 67 prestanome stranieri.

La Polizia spagnola ha smantellato un'organizzazione criminale sospettata di dedicarsi a truffe informatiche in diversi Paesi europei, con la quale i membri sarebbero riusciti ad appropriarsi di 140 milioni di euro.

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L'operazione si è conclusa con quattro arresti: due in Portogallo, uno in Spagna e uno a Panama, indicati come responsabili di truffe su piattaforme di investimento false, frodi del CEO, fatture false e attacchi di tipo "Man in the Middle". L'operazione, condotta nei tre Paesi, ha avuto il sostegno di Europol e Interpol.

Una rete con l'apparenza di un'attività legale

L'indagine è partita quando gli agenti hanno individuato un'attività imprenditoriale in apparenza legale, compatibile con il riciclaggio di denaro, messa in piedi da nove persone fisiche e 19 società commerciali.

Il monitoraggio dei conti bancari, la verifica della costituzione delle società e dell'apertura dei conti, le attività di sorveglianza, le intercettazioni telefoniche e le richieste di cooperazione internazionale hanno permesso alla polizia di definire la portata della rete, oltre a identificare chi svolgeva funzioni di gestione e le 'mule' bancarie, con cittadinanza in diversi Paesi europei.

800 conti bancari e 67 prestanome

Per riciclare il denaro, l'organizzazione ha creato una rete di oltre 800 conti bancari e 120 società commerciali, dove veniva versato il capitale sottratto alle vittime, che poi veniva disperso attraverso movimenti a catena per renderne più difficile il tracciamento.

Secondo la polizia, il flusso di denaro individuato supera già i 94 milioni di euro, cui si aggiungono 61 milioni truffati nel 2024 tramite la cosiddetta "frode del CEO". Per movimentare quel denaro, il gruppo si è appoggiato a 67 cittadini europei che arrivavano in Spagna, costituivano società e aprivano conti bancari in tutto il territorio nazionale senza risiedere realmente nel Paese.

Da Barcellona a Oporto e Panama

La prima fase operativa è stata diretta contro i responsabili della creazione e del coordinamento della rete, con sei perquisizioni a Barcellona, Girona e Tarragona, oltre che a Oporto, la città portoghese dove il principale indagato si era trasferito a febbraio.

Quel cambio di residenza ha imposto il coordinamento di un'azione congiunta tra Spagna e Portogallo tramite Europol, con ordini europei di indagine e un mandato di arresto e consegna europeo nei confronti suoi e della sua compagna. Un altro dei capi, responsabile dell'infrastruttura finanziaria del gruppo e con una vera e propria "centrale della frode" nella sua abitazione, era fuggito dalla Spagna passando per vari Paesi fino a stabilirsi a Panama, dove è stato arrestato grazie a Interpol e alle autorità locali.

Un terzo indagato, che coordinava le 'mule' insieme ad altri membri residenti in Catalogna, si è recato a Panama a marzo ed è stato arrestato lì in un'operazione coordinata tra Interpol, l'Agregaduría de Interior del Consolato spagnolo e la polizia panamense.

Tre milioni di euro bloccati

Gli agenti hanno sequestrato oltre 170 smartphone e 15 computer utilizzati per eseguire le migliaia di trasferimenti della rete, oltre a bloccare tre milioni di euro di provenienza fraudolenta, che restano a disposizione delle vittime.

Con gli arresti e le perquisizioni, la Polizia nazionale considera smantellata la rete sia sul territorio spagnolo sia nelle sue ramificazioni internazionali.

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