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Africa, Papa Leone XIV in Camerun: "Coinvolgere i leader religiosi nella mediazione politica"

Papa Leone XIV arriva all’aeroporto internazionale di Yaoundé-Nsimalen, Camerun, mercoledì 15 aprile 2026, nel terzo giorno di un viaggio apostolico di 11 giorni in Africa.
Papa Leone XIV arriva all’aeroporto internazionale di Yaoundé-Nsimalen, Camerun, mercoledì 15 aprile 2026, nel terzo giorno di un viaggio apostolico di 11 giorni in Africa. Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved
Diritti d'autore Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved
Di Arnold KOKA
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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L'Africa è un continente chiave per la Chiesa cattolica, con più di 288 milioni di fedeli. Ma il viaggio di Prevost ha anche un valore politico, ponendosi come contraltare alla politica aggressiva di Donald Trump

Mercoledì Papa Leone XIV ha condannato la "manciata di tiranni" che sta devastando la Terra con guerre e sfruttamento, parlando e a Bamenda, in Camerun, zona nell'ovest del Paese dilaniata da un conflitto separatista.

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Nel suo discorso alla Cattedrale di San Giuseppe, il Pontefice ha elogiato il movimento per la pace e ha messo in guardia dal permettere che la religione entri nei conflitti, un tema che ha ripetuto più volte nel contesto della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran e delle giustificazioni religiose fornite dall’amministrazione Trump.

"Beati gli operatori di pace!", ha detto Leone XIV, "ma guai a coloro che manipolano la religione e il nome stesso di Dio per il proprio tornaconto militare, economico e politico, trascinando ciò che è sacro nell’oscurità e nella sporcizia».

I commenti del Papa arrivano pochi giorni dopo lo scontro con Trump

Il Papa ha poi invocato un "cambiamento di rotta decisivo" che allontani dal conflitto e dallo sfruttamento della terra per guadagni militari o economici. "Il mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali!", ha affermato.

Le sue osservazioni giungono a pochi giorni da un alterco di alto profilo con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in cui il Santo Padre, forte oppositore dell’operazione militare statunitense-israeliana in Iran, è diventato l’ultima figura a subire l’ira di Trump in un lungo attacco online.

Prima di recarsi in Camerun, aveva dichiarato ai giornalisti di non temere l’amministrazione Trump e di non essere interessato a discuterci di politica.

Giovedì mattina, Leone è stato accolto da folle festanti a Bamenda, che ha intasato le strade, suonando clacson e ballando, per l'eccitazione di un tale leader arrivato nella piccola regione dopo un decennio di violenze.

Il discorso del Papa in Camerun

La crisi nell'ovest del Paese è iniziata nel 2017, quando gruppi paramilitari indipendentisti hanno annunciato la nascita dello “Stato Federale dell’Ambazonia” nella regione anglofona, scatenando un conflitto civile che ha visto la regione precipitare nel caos, con migliaia di morti, sfollati e rapimenti.

La violenza non ha risparmiato nemmeno la comunità cattolica, con diversi sacerdoti rapiti dagli Amba Boys, mentre il Vaticano ha cercato di promuovere il dialogo, ma con scarsi risultati.

Giovedì, Leone ha presieduto un incontro di pace che ha coinvolto un capo tradizionale Mankon, un moderatore presbiteriano, un imam e una suora cattolica. L'obiettivo era quello di mettere in evidenza il movimento interreligioso che sta cercando di porre fine al conflitto e di prendersi cura delle sue numerose vittime.

Venerdì il programma prevede la celebrazione della messa da parte di Prevost al Japoma Stadium di Douala, capitale economica del Paese, davanti a 50mila persone.

Il messaggio di pace è al cuore del suo viaggio apostolico in Africa fino al 23 aprile, di cui il Camerun è la seconda tappa, dopo l'Algeria e prima di Angola e Guinea Equatoriale.

Papa Leone: "Coinvolgere leader religiosi nella mediazione politica"

Prima di Bamenda, nella capitale del Camerun Yaoundé, Prevost ha incontrato il presidente, Paul Biya, il primo ministro, Joseph Dion Ngute, e il corpo diplomatico.

Nel palazzo presidenziale della capitale, accanto a Biya, leader novantaduenne del Paese, Papa Leone ha ripetuto gli appelli contro la guerra e la radicalizzazione.

"Il mondo ha sete di pace […]. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!", ha detto il Pontefice. "La pace non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili".

Prevost ha anche invitato a coinvolgere i leader religiosi nella diplomazia e nella mediazione politica, in quanto "le tradizioni religiose, quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi, ispirano profeti di pace, giustizia, perdono e solidarietà”.

"Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco".

Già sul volo dall'Algeria a Yaoundé, il Pontefice aveva rimarcato la rilevanza del dialogo interreligioso come fonte di ispirazione per la stabilità internazionale. Riferendosi alla visita alla Grande Moschea di Algeri aveva detto: "Sebbene abbiamo credenze diverse, modi diversi di pregare e di vivere, possiamo comunque vivere insieme in pace".

"Promuovere questa immagine è qualcosa di cui il mondo ha bisogno oggi, e che possiamo continuare a offrire insieme con la nostra testimonianza mentre proseguiamo questo viaggio apostolico".

Prevost ha poi lanciato un monito anche per la difesa dei diritti umani in un mondo sempre più concentrato sulla sicurezza. "La sicurezza è una priorità, ma va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani, unendo rigore e magnanimità, con particolare attenzione ai più vulnerabili".

L'Africa ospita 288 milioni di cattolici

La Chiesa cattolica è una potenza demografica in Africa. Il continente ospita un quinto della popolazione cattolica mondiale, circa 288 milioni di persone. Nel 2013, erano 185 milioni. Il dato è in crescita, non solo per il boom demografico dell'area, ma anche per le attività umanitarie e di mediazione promosse dal Vaticano.

Non a caso il Pontefice ha dato grande priorità alla regione, visitandola prima ancora del Sud America, dove ha trascorso vent'anni.

Con tappe in undici città, quattro Paesi e 18mila chilometri di percorso, Prevost investe su uno dei teatri più strategici per il cattolicesimo nel mondo.

Oltre al valore strategico, il tour in Africa conferma la politica di Papa Leone orientata al dialogo interreligioso e all'attenzione per le periferie. La visita in Algeria, Paese a maggioranza musulmana, pone Prevost come un contraltare moderato rispetto alla diplomazia aggressiva degli Stati Uniti.

Un tale approccio era già stato confermato dal primo viaggio apostolico del Pontefice, che nel 2025 aveva visitato la Turchia e il Libano.

Dopo gli attacchi di Donald Trump, che lo ha definito "debole" e "pessimo in politica estera", il viaggio di Prevost in Africa intende rafforzare la centralità del continente per la politica vaticana, ma soprattutto sottolineare un modo differente di condurre la diplomazia internazionale.

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