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“Perché dovremmo colpirla? Amiamo l’Italia”: la diplomazia social dell’Iran

Un agente di polizia attraversa piazza Enqelab-e-Eslami, nota anche come piazza della Rivoluzione Islamica, nel centro di Teheran, in Iran
Un agente di polizia attraversa piazza Enqelab-e-Eslami, nota anche come piazza della Rivoluzione Islamica, nel centro di Teheran, in Iran Diritti d'autore  AP Photo
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Di Stefania De Michele
Pubblicato il
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Diplomazia social e tensioni Usa-Iran: un post dell’ambasciata iraniana in Thailandia su X diventa virale con riferimenti all’Italia, tra messaggi distensivi, comunicazione politica e analisi geopolitiche sul ruolo dell’Europa

Se la geopolitica fosse una chat, questo sarebbe uno di quei messaggi che spiazza: l’ambasciata iraniana in Thailandia che su X scrive, più o meno, “Perché dovremmo colpire l’Italia? Amiamo il popolo italiano, il calcio, il cibo” e poi giù una lista di città: Roma, Milano, Napoli, Venezia, Sicilia e tutto il resto del Paese.

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Un post che sembra quasi un omaggio turistico, ma arriva dentro una partita molto meno leggera: quella tra Stati Uniti, Iran ed Europa.

Scontro Usa-Iran e ruolo dell’Italia

Il messaggio arriva nel mezzo di un nuovo momento di tensione tra Stati Uniti e Iran. Le dichiarazioni attribuite a Donald Trump, riportate da più testate, hanno riacceso il dibattito sul ruolo dell’Italia nello scenario internazionale e sul rischio di escalation nel Mediterraneo, considerata la presenza di basi, rotte strategiche e interessi energetici che legano direttamente l’area alla crisi mediorientale.

È in questo contesto che si inserisce la replica dell’ambasciata iraniana in Thailandia, che ha scelto un tono volutamente distensivo, quasi ironico, per respingere ogni ipotesi di ostilità verso Roma.

Il post non è isolato: la presenza diplomatica iraniana sui social è ormai parte di una strategia comunicativa più ampia, in cui le ambasciate non si limitano a comunicare in modo istituzionale, ma intervengono direttamente nel dibattito pubblico internazionale con messaggi brevi, emotivi e altamente condivisibili.

Il messaggio virale su X

Il testo pubblicato dall’ambasciata iraniana in Thailandia ha colpito proprio per il suo tono informale e per la scelta dei contenuti. Nel messaggio si legge infatti che non esisterebbe alcuna ragione per prendere di mira l’Italia, seguita da una dichiarazione di affetto verso gli italiani, il calcio e la cucina, elementi che diventano un linguaggio universale immediatamente riconoscibile.

A rendere il post ancora più virale è stata la lunga lista di città italiane citate, da Roma a Milano, da Napoli a Venezia, passando per le isole e molte altre località. Un dettaglio che trasforma il messaggio in qualcosa a metà tra la dichiarazione diplomatica e la cartolina affettiva, costruita più per l’impatto emotivo che per il contenuto politico in senso stretto.

Il risultato è un esempio tipico di “soft diplomacy” digitale, dove il linguaggio non punta alla precisione istituzionale ma alla costruzione di una narrativa positiva e immediata, capace di circolare rapidamente sui social e nei media.

Diplomazia o comunicazione strategica?

Al di là del tono rassicurante, il messaggio si inserisce in una dinamica più ampia che diversi osservatori internazionali stanno analizzando. Secondo alcune letture riconducibili anche al Quincy Institute, l’Iran starebbe cercando di riposizionarsi nei confronti dell’Europa, non solo sul piano diplomatico tradizionale ma anche attraverso segnali indiretti che possano sondare eventuali fratture tra Stati Uniti e alleati europei.

In questa prospettiva, comunicazioni come quella dell’ambasciata non vanno lette solo come gesti di cortesia o propaganda emotiva, ma come parte di una strategia più ampia in cui la percezione pubblica diventa uno spazio di confronto geopolitico.

L’Italia come simbolo “emotivo”

Colpisce anche la scelta degli elementi utilizzati nel messaggio. Non vengono citati accordi, trattati o questioni economiche, ma esclusivamente riferimenti culturali e identitari. L’Italia viene rappresentata attraverso ciò che la rende immediatamente riconoscibile all’estero: le città d’arte, il cibo, il calcio e un immaginario collettivo fortemente positivo.

In questo modo il Paese diventa più un simbolo emotivo che un attore politico, una presenza evocata attraverso immagini condivise piuttosto che attraverso rapporti diplomatici concreti. È una costruzione narrativa che funziona proprio perché bypassa la complessità e parla direttamente all’opinione pubblica.

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