La Grecia progetta di costruire un nuovo impianto di ricezione del Gnl, ma gli operatori del settore chiariscono che i finanziamenti dell'Ue sono necessari per portare avanti le infrastrutture critiche per svincolarsi dall'energia russa. L'incontro cruciale è a Washington
La Tracia, all'estremità sud-orientale dell'Europa, è stata per decenni una "frontiera dimenticata" nella narrazione europea, lontana dai centri decisionali e dagli investimenti.
Oggi, tuttavia, questo scenario sta cambiando radicalmente. La regione si sta trasformando in un nodo geopolitico ed energetico cruciale, in quanto l'Europa accelera il suo distacco dall'energia russa e cerca nuove porte di accesso sicure per il gas.
La Tracia e Alessandria d'Egitto, in particolare, sono ora al centro di questa riprogettazione, rivendicando un ruolo crescente nella diversificazione energetica dell'Ue.
Da "confine dimenticato", la regione si sta trasformando in un crocevia strategico per la sicurezza energetica europea.
Perché il gas è ancora necessario
Mentre l'Europa si prepara a dire definitivamente addio all'energia russa - con le importazioni di petrolio e gas russo che dovrebbero essere azzerate entro il 2028 - nelle capitali europee si sta svolgendo un'aspra battaglia: quella per la prossima fornitura di energia alle famiglie e alle imprese dell'Unione europea.
Nonostante gli anni di sforzi per accelerare la transizione verde, si prevede che il gas naturale - il più pulito dei combustibili fossili - rimarrà un elemento critico del mix energetico europeo per molti anni a venire, fungendo da combustibile ponte per la transizione verde.
Secondo le analisi della Commissione europea e delle organizzazioni internazionali per l'energia, il gas naturale continua a svolgere un ruolo chiave nella stabilità delle reti elettriche, nel bilanciamento della produzione di energia rinnovabile e nella sicurezza energetica dell'industria.
L'interruzione dei flussi russi, unita alla graduale ripresa della domanda, crea un gap significativo nel mercato europeo. Si stima che entro il 2030 l'Europa centrale e orientale avrà bisogno di altri 35 miliardi di metri cubi di gas all'anno, che dovranno essere soddisfatti attraverso nuove infrastrutture, forniture diversificate e percorsi alternativi.
Si prevede che i Paesi che riusciranno a colmare questo gap avranno un duplice vantaggio: da un lato, le entrate derivanti dal transito e dal commercio del gas e, dall'altro, un maggiore potere geopolitico come pilastri fondamentali della strategia europea di diversificazione energetica.
La battaglia della Grecia e il ruolo decisivo della Tracia
Poiché il blocco energetico della Russia rende inattivi molti dei gasdotti che attraversano l'Europa, il gas naturale liquefatto (Gnl) sta emergendo come alternativa chiave per soddisfare il fabbisogno europeo.
In questo mercato, la Grecia sta cercando di assicurarsi una quota sostanziale, sfruttando la sua posizione geografica e le sue infrastrutture esistenti e in via di sviluppo.
Al centro di questa strategia c'è il cosiddetto "Corridoio verticale", la rete di gasdotti che collega i due terminali Gnl del Paese - l'Fsru (Floating Storage and Regasification Unit) di Alessandropoli e il terminale Gnl di Revithoussa - con i sistemi di interconnessione del gas di Bulgaria e Romania, consentendo il trasporto di volumi fino all'Ucraina.
Lo stesso corridoio può rifornire i mercati di Ungheria, Slovacchia e Moldavia, rafforzando la sicurezza energetica dell'Europa centrale e orientale.
Allo stesso tempo, sono in corso discussioni per espandere ulteriormente la rete di gasdotti in modo che il Gnl - principalmente di origine statunitense - possa entrare in Grecia ed essere convogliato verso un numero ancora maggiore di mercati europei (ad esempio l'Italia attraverso la Tap, ma anche l'Austria), trasformando il Paese in una porta d'accesso fondamentale per il gas naturale all'Ue.
Per sostenere questa ambizione, la Grecia ha in programma la costruzione di un secondo terminale galleggiante Fsru, ossia un'unità galleggiante di stoccaggio e rigassificazione del Gnl.
Una delle società che si sta muovendo in questa direzione è Gastrade, che gestisce l'Fsru di Alessandropoli. La società ha già ricevuto l'approvazione ambientale dallo Stato greco per l'installazione di una seconda unità, molto vicina a quella già in funzione. Questa Frsu si chiamerà FrsuTracia e sarà situata nella stessa area marina della Frsu di Alessandropoli.
Tuttavia, il progetto è accompagnato da significative sfide finanziarie. I costi di costruzione sono stimati in quasi 600 milioni di euro, un importo che, secondo la direzione del progetto, non può essere garantito senza il sostegno di strumenti finanziari europei o fondi statali.
Poker duro a Bruxelles
A Bruxelles si sta giocando una feroce partita di poker politico ed economico sul futuro delle infrastrutture del gas in Europa.
Negli ultimi anni la Commissione europea ha adottato una linea chiara: eliminare gradualmente il finanziamento dei progetti di gas, ritenendoli incompatibili con gli obiettivi di transizione verde e di neutralità climatica.
A questa posizione si oppongono gli operatori industriali europei e i governi nazionali, che insistono sul fatto che il gas rimarrà necessario per molti anni a venire.
I negoziati sono in corso e Bruxelles è sottoposta a forti pressioni per fare marcia indietro e consentire il finanziamento delle infrastrutture del gas.
"Non è solo la Grecia a chiederlo. La Romania, ad esempio, sta sviluppando un nuovo giacimento di gas, Neptune Deep, e vuole avere la possibilità di vendere i volumi sul mercato europeo", hanno spiegato a Euronews gli operatori greci del settore energetico.
Il ruolo degli americani
In un momento in cui la Commissione europea è sottoposta a crescenti pressioni per riconsiderare la sua posizione sul gas, gli Stati Uniti si stanno muovendo più rapidamente.
Le principali istituzioni finanziarie statunitensi, come Exim e la U.S. International development finance corporation, hanno espresso interesse a partecipare al finanziamento della costruzione di un secondo terminale Frsu galleggiante ad Alessandropoli, vedendo nel progetto un'opportunità per incrementare le esportazioni di Gnl statunitense verso l'Europa attraverso il Corridoio verticale.
Questo tema sarà al centro di una riunione speciale programmata dal Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti a Washington a fine febbraio per rafforzare il Corridoio verticale. L'incontro riunirà i ministri dell'Energia e i rappresentanti dell'industria energetica dei Paesi dell'Europa centrale e orientale.
"All'incontro di Washington parteciperà una delegazione della Commissione Europea per l'Energia, guidata dal Direttore generale dell'Unione ruropea per l'Energia Ditte Juul Jørgensen", ha spiegato Kostis Sifneos, vicepresidente di Gastrade, durante la presentazione del progetto FSRU di Alexandroupolis.
"Le modalità di finanziamento dei progetti del Corridoio verticale saranno tra i principali argomenti all'ordine del giorno dell'incontro. Le discussioni sul finanziamento europeo dei progetti di gas si sono intensificate di recente, in particolare nel contesto della decisione di sganciarsi dal gas russo".
"Paesi come l'Ucraina, l'Ungheria e la Slovacchia avranno bisogno del sostegno europeo per i progetti infrastrutturali di sostituzione del gas russo. Ci aspettiamo che questa discussione si concluda nel 2026 e porti a un risultato positivo", ha concluso.
In un momento in cui la sicurezza energetica è al centro della politica europea, progetti come le strutture galleggianti Fsru di Alessandropoli saranno un banco di prova per una pianificazione energetica europea più realistica.
Tutti gli occhi sono ora puntati su Bruxelles, che nel 2026 sarà chiamata a decidere a quali condizioni e con quale strategia geografica il gas continuerà ad affluire sul mercato europeo.