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Iran, massacri e terrore: "Siamo come attaccati dagli zombi", dice una testimone

La gente partecipa a una manifestazione a sostegno delle proteste antigovernative iraniane, a Yalova, in Turchia
La gente partecipa a una manifestazione a sostegno delle proteste antigovernative iraniane, a Yalova, in Turchia Diritti d'autore  AP Photo
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Di Euronews Farsi
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Testimoni oculari hanno raccontato a Euronews la repressione che si sta consumando in Iran. Oltre ai rischi personali, c'è la tragedia dei cadaveri: si fanno collette per ottenerne la restituzione dagli ospedali e potere seppellire dignitosamente i propri cari

L'Iran è in un blackout delle comunicazioni e di Internet, che permette solo parzialmente alla diaspora iraniana e a media internazionali di capire quanto sta accadendo durante la repressione nel Paese della proteste cominciate a fine dicembre.

Secondo stime di organizzazioni per i diritti e media di opposizione il bilancio dei morti è ormai di diverse migliaia, fino a 15 mila. L'agenzia di stampa Hrana, legata a un'organizzazione per i diritti umani con sede negli Stati Uniti, ha confermato almeno 3.919 morti e quasi 25mila arresti.

Da parte sua Reuters ha citato un funzionario iraniano secondo cui il numero di persone uccise è stato di almeno 5mila.

Euronews Farsi ha raggiunto un iraniano che vive in un Paese europeo, che ha testimoniato quanto sta passando la sua famiglia in questi giorni in Iran.

Arham (un nome di fantasia per preservare la sicurezza sua e dei familiari) racconta che il cognato è stato coinvolto in proteste in cui le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco, mentre chiudeva il negozio con il figlio che è stato investito da gas lacrimogeni.

Il cognato è ricoverato in ospedale, dove ha subito un intervento chirurgico per ferite alla testa e al torace. Ma la preoccupazione è anche per amici e conoscenti.

"Durante le proteste, un mio caro amico che ha partecipato a una manifestazione di protesta nella zona di Narmak è stato ucciso, ma non abbiamo notizie di lui e la ricerca della famiglia è stata infruttuosa", dice ancora Arham riferendosi a una protesta in un quartiere nel nordorientale di Teheran.

Iran, collette per pagare la restituzione dei familiari morti nelle proteste

Testimonianze avevano già riferito che in Iran le autorità locali chiedono ingenti somme alle famiglie per la restituzione dei corpi dei propri cari ai fine di una sepoltura.

In un video registrato da Arham, la sorella parla anche di collette per aiutare i vicini a "comprare" le salme e procedere a un funerale. "Le cose stanno peggiorando, le persone sembrano vivere normalmente ma come se fossimo attaccati dagli zombie", prosegue la donna.

"Davanti ai miei occhi, tre adolescenti di 16-17 anni hanno perso la vita a causa di ferite da arma da fuoco", conclude la donna, "siamo tutti cattivi adesso".

Le proteste sono iniziate il 9 dicembre, con lo sciopero e la chiusura dei negozi di Teheran per protestare contro la difficile situazione economica, e si sono rapidamente diffuse in altre città sotto forma di dimostrazioni antigovernative.

In un discorso, il leader della Repubblica islamica dell'Iran Ali Khamenei ha dichiarato che i manifestanti sono agitatori e ha chiesto la loro repressione. Le immagini diffuse dall'Iran mostrano magazzini frigoriferi, come a Kahrizak, pieni di cadaveri a dimostrazione della severità della repressione delle proteste.

Tra le vittime, vi è un gran numero di adolescenti. Per protesta l'Australia ha chiuso la sua ambasciata in Iran e molti altri Paesi tra cui l'Italia hanno convocato i rappresentati diplomatici della Repubblica islamica per chiarimenti.

Secondo funzionari iracheni citati dalla Cnn fino a 5mila miliziani di Hashd al-Shaabi (il Forze di mobilitazione popolare, un piattaforma di varie milizie sciite in Iraq) sono arrivati in Iran su 60 autobus e travestiti da pellegrini per dare man forte alla repressione del regime.

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