L’Antitrust francese avverte: il modo in cui Meta conduce i negoziati sul diritto d’autore con gli editori rischia di «danneggiare gravemente» la stampa
L’autorità francese garante della concorrenza ha ordinato a Meta di riprendere i negoziati con i gruppi della stampa francese sui pagamenti dei diritti d’autore, affermando che l’approccio del gruppo ha «causato un danno grave e immediato al settore della stampa» e indebolito la tutela dei contenuti giornalistici.
Il provvedimento fa seguito ai reclami presentati da due organizzazioni che rappresentano gli editori francesi, con cui Meta non è riuscita a concludere nuovi accordi: la Société des Droits Voisins de la Presse (DVP), che gestisce i diritti per conto di editori e agenzie di stampa, e l’Alliance de la Presse d’Information Générale (APIG), un’associazione di categoria che riunisce circa 300 testate.
I ricorsi riguardano i cosiddetti diritti connessi o diritti vicini, una forma di tutela legata al diritto d’autore che consente a editori di stampa e agenzie di chiedere un compenso quando le piattaforme online riutilizzano o mostrano parti dei loro contenuti.
Queste norme derivano dalla direttiva europea sul diritto d’autore del 2019 e sono diventate uno strumento centrale negli sforzi della Francia per costringere i grandi gruppi tecnologici statunitensi a negoziare accordi con gli editori quando i contenuti d’informazione compaiono sulle loro piattaforme.
Le società tecnologiche, tra cui Meta e Google, hanno firmato accordi con le testate francesi rispettivamente nel 2021 e nel 2022 per conformarsi alle regole sui diritti connessi.
Tuttavia gli accordi di Meta con le due organizzazioni sono scaduti: a dicembre 2024 per i membri di DVP e a gennaio 2025 fer quelli di APIG. Le parti non sono riuscite a trovare nuove intese.
Di conseguenza, gli aderenti ad APIG e DVP non ricevono più alcun compenso da Meta per il riutilizzo o la diffusione dei loro materiali, mentre i loro contenuti giornalistici continuano a essere distribuiti sui servizi del gruppo, secondo quanto riferisce l’autorità.
Perché la Francia ha richiamato Meta al tavolo?
L’autorità francese, l’Autorité de la concurrence, ha inoltre ordinato a Meta di fornire entro 15 giorni le informazioni necessarie per valutare i pagamenti. Secondo il garante, le pratiche del gruppo potrebbero configurare «un abuso di posizione dominante».
Il regolatore ha criticato anche la decisione di Meta di escludere in linea di principio la maggior parte dei suoi servizi, tra cui Instagram e Threads, dal perimetro dei negoziati, fatta eccezione per i contenuti della stampa condivisi dagli utenti su Facebook.
Un approccio del genere, ha avvertito, rischia di indebolire il sistema francese dei diritti connessi.
Il caso si inserisce nel dibattito in cui le testate sostengono che le grandi piattaforme traggono vantaggio dalla distribuzione o dalla messa in evidenza di contenuti giornalistici originali, che alla lunga generano profitti pubblicitari per attori come Meta.
L’autorità antitrust francese aveva già preso di mira Google per questioni analoghe.
Nel 2024 le ha inflitto una multa di 250 milioni di euro per non aver rispettato gli impegni legati ai negoziati sui diritti connessi, comprese le obbligazioni in materia di trasparenza e l’uso dei contenuti della stampa per addestrare strumenti di intelligenza artificiale senza informare adeguatamente gli editori.
Il provvedimento nei confronti di Meta è una misura cautelare: non determina quindi l’importo finale che la società potrebbe dover pagare.
Obbliga però il gruppo a tornare al tavolo delle trattative mentre l’autorità prosegue l’esame del caso nel suo complesso.