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Web3 Summit, il movimento che vuole restituire Internet alle persone

Yanis Varoufakis, economista ed ex ministro delle Finanze della Grecia
Yanis Varoufakis, economista ed ex ministro delle Finanze della Grecia Diritti d'autore  Euronews
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Di Laila Humairah
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Al Web3 Summit di Berlino sviluppatori, economisti e attivisti discutono se la tecnologia decentralizzata possa davvero restituire agli utenti il controllo di internet.

Alla quinta edizione di quello che gli organizzatori definiscono "il festival della libertà digitale", il dibattito sulla blockchain è andato oltre Bitcoin e la speculazione sulle criptovalute.

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Il focus si è spostato su una domanda più ampia: le tecnologie decentralizzate possono mettere in discussione il crescente potere delle Big Tech sui dati, sull’intelligenza artificiale e sull’economia digitale?

Al centro del dibattito c’è un interrogativo: il Web3 è in grado di mantenere la promessa originaria, cioè un internet in cui gli utenti hanno una reale proprietà e controllo sulla propria vita digitale?

«Less trust, but more truth» è emerso come uno dei temi chiave del summit: l’idea che, mentre la fiducia nelle istituzioni si erode, la tecnologia possa essere usata per costruire sistemi più verificabili.

Sviluppatori, economisti e attivisti stanno analizzando come la blockchain potrebbe cambiare il modo in cui le informazioni digitali vengono possedute e condivise.

Bill Laboon, vicepresidente delle operazioni tecniche della Web3 Foundation, sostiene che i dati personali sono diventati uno degli asset più preziosi dell’economia digitale.

Nel corso di una vita digitale, una persona offre circa 162.000 dollari (141.000 euro) di valore a varie aziende senza saperlo, ha dichiarato, aggiungendo che l’ascesa dell’IA rende le questioni legate alla proprietà dei dati ancora più urgenti.

«Il pericolo dell’intelligenza artificiale spesso sta nei dati che ricava da te. Quello che non vogliamo è che conosca le tue informazioni personali», ha detto.

La battaglia per il potere digitale

Per l’economista e scrittore Yanis Varoufakis, il dibattito riguarda in ultima analisi chi controlla le infrastrutture che plasmano la società contemporanea.

L’ex ministro delle Finanze greco sostiene da tempo che i giganti della tecnologia hanno accumulato un’influenza senza precedenti sui sistemi digitali, creando quello che definisce «tecno-feudalesimo».

«Ogni regime politico che diventa insostenibile per questo scontro tra ciò che è nell’interesse dei molti e ciò che è nell’interesse dei pochi può essere migliorato solo attraverso l’azione democratica», ha affermato.

Pur riconoscendo che il Web3 ha applicazioni utili, rimane scettico sul fatto che la tecnologia da sola possa scalfire il dominio delle Big Tech.

Blockchain per il bene collettivo

Altri partecipanti al summit ritengono che, sebbene le prime promesse del Web3 siano state offuscate dalla speculazione, i sistemi decentralizzati possano ancora sostenere modelli economici alternativi.

Joshua Davila, fondatore di The Blockchain Socialist, sostiene che la blockchain può aiutare le comunità a costruire nuove forme di proprietà collettiva.

«Ispirandoci all’economia solidale esistente, come le banche cooperative e i movimenti cooperativi, abbiamo sviluppato una serie di applicazioni per cercare di riunire valute locali e cooperative di credito in un’unica piattaforma», ha spiegato.

«Per noi l’idea è che ci sia un luogo dove depositare il proprio denaro e dove gli interessi generati vadano a finanziare ciò che si desidera sostenere», ha aggiunto.

Con l’intelligenza artificiale che accelera la corsa al controllo delle infrastrutture digitali, sia i sostenitori sia i critici del Web3 vedono nella decentralizzazione un’opportunità per redistribuire il potere, anche se divergono profondamente su quanto questa tecnologia possa riuscirci senza creare nuove forme di disuguaglianza.

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