La Leon Levy Expedition ha scoperto resti dell'antico popolo di cui ancora si sa molto poco. In corso test per datarli e stabilirne la provenienza.
Il mistero dei filistei è destinato, almeno in parte, a essere svelato. Il ritrovamento, sulle coste israeliane, presso Ashkelon, del primo cimitero in cui riposano i resti di appartenenti a questa popolazione consentirà di ottenere informazioni sulla sua origine.
Sono in corso test del Dna e di datazione al carbonio di campioni di ossa ritrovate nel cimitero, che dovrebbero fornire indicazioni sulla provenienza geografica.
“Mai prima d’ora – racconta Adam Aja, archeologo e assistente alla direzione della ricerca – avevamo trovato dei filistei in una città filistea. Avevamo intuito che ci potessero essere filistei qui, ma nessuno li aveva trovati. Da dove vengono? Ora abbiamo la chiave. Ora sappiamo che questo è territorio filisteo e come i filistei trattavano i loro morti. Questo è il codice per decodificare tutto”.
Nella Bibbia i filistei sono rappresentati come gli antichi arcinemici degli israeliti, provenienti da terre situate a ovest e stabilitisi principalmente in cinque città di un territorio compreso oggi tra il sud di Israele e la Striscia di Gaza.
Gli archeologi sostengono che provenissero dalle zone dell’Egeo.
“Comincia a emergere – dice ancora Aja – un quadro sulle pratiche di sepoltura in diverse epoche, cose di cui nulla sapevamo prima su come i filistei trattavano i loro morti. Spesso abbiamo trovato piccoli ornamenti sui corpi: orecchini o collane, anelli e braccialetti. Anche anelli per i piedi. Ma per lo più c’erano oggetti molto semplici: bottiglie di profumo vicino alla faccia, vasetti, che contenevano probabilmente olio, vino o cibo, vicino alle gambe”.
La scoperta risale ormai a qualche anno fa, ma è stata resa nota solo in questi giorni, al termine di un trentennale progetto di scavi realizzato dalla Leon Levy Expedition, con la partecipazione di diverse università, tra le quali Harvard.