L'agenzia ucraina contro la disinformazione afferma che queste affermazioni sono false e hanno avuto origine dal Servizio di intelligence estero russo. Abbiamo verificato
L'UE sta chiedendo all'Ucraina di mobilitare le donne per rafforzare le sue forze contro l'invasione russa?
Su questo punto, c'è grande dibattito sulle reti sociali, dopo che nelle ultime settimane sono emerse accuse su X e canali Telegram in lingua russa sulle donne obbligate da Kiev ad andare a combattere in prima linea.
La risposta, però, è no. Il Centro per il contrasto alla disinformazione dell'Ucraina, organo operativo del Consiglio per la sicurezza nazionale e la difesa, ha spiegato che questa affermazione proviene dal Servizio di intelligence estera russo (SVR).
Per l'SVR Bruxelles starebbe facendo pressione su Kiev per arruolare con la forza le donne, senza fornire alcuna prova.
La Russia ha inoltre affermato, in modo infondato, che la responsabile della politica estera dell'UE, Kaja Kallas, avrebbe definito questa misura "un passo nella giusta direzione", secondo il servizio di contrasto alla disinformazione.
Non esistono però prove che alcun politico europeo abbia avanzato una richiesta del genere, e nessun mezzo di informazione affidabile ha riportato che Bruxelles stia facendo pressione su Kiev per arruolare donne.
Le donne possono entrare volontariamente nelle forze di difesa ucraine. Al momento, però, non esistono piani per una loro mobilitazione obbligatoria, né è in discussione in parlamento una legge in tal senso.
Il Centro per il contrasto alla disinformazione in precedenza ha segnalato che i propagandisti filorussi hanno diffuso la falsa tesi secondo cui i media occidentali avrebbero lanciato una campagna a favore della mobilitazione delle donne ucraine.
Secondo l'agenzia, questa tesi si basa su un articolo pubblicato dal Telegraph sulle esperienze delle donne che prestano servizio nell'esercito. Tuttavia, l'articolo del media britannico cita la mobilitazione femminile una sola volta, nel contesto delle opinioni personali di un'operatrice di droni.
Secondo quanto riportato, l'operatrice, identificata nell'articolo con il nome di Katya, ha dichiarato di trovare d'ispirazione la leva obbligatoria di entrambi i sessi in Israele e che le piacerebbe vedere lo stesso modello applicato in Ucraina. L'articolo, però, non sostiene questa posizione.
Anche Andrius Kubilius, commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, ha respinto l'idea che l'UE stia chiedendo all'Ucraina di costringere le donne ad entrare nell'esercito.
Parlando con i giornalisti l'11 settembre, al termine della prima riunione del consiglio dell'EU-Ukraine Drone Alliance, ha dichiarato di non avere "alcuna informazione" su misure di questo tipo.
"Direi che sarebbe strano se l'Europa cercasse di convincere gli ucraini su come organizzare la mobilitazione, incluse le donne", ha aggiunto Kubilius. "Non mi sorprende che tutto questo venga dal Cremlino".
La questione della leva obbligatoria per le donne ha comunque attirato l'attenzione in altri Paesi europei.
La Danimarca ha esteso il servizio militare obbligatorio alle donne a partire da luglio 2025: le prime entreranno nel sistema nel 2026, con le nuove regole basate su un meccanismo a sorteggio.
Il Paese si affianca così a Norvegia e Svezia, che adottano un modello di coscrizione universale attiva.
Alla fine del 2025, il governo tedesco ha deciso di introdurre un modello volontario di servizio militare per gli uomini, aprendo anche un dibattito sul ruolo delle donne nelle forze armate.
La Germania, però, non è un'eccezione in Europa: nella maggior parte dei Paesi che prevedono il servizio militare obbligatorio, l'arruolamento delle donne resta volontario.