Loader
Seguiteci
Pubblicità

Che cos'è lo Scudo delle Americhe: gli USA cambiano le strategie contro il traffico di droga

Il presidente della Colombia, Aberlardo de la Espriella, abbraccia il segretario degli Stati Uniti, Marco Rubio.
Il presidente della Colombia, Aberlardo de la Espriella, abbraccia il segretario degli Stati Uniti, Marco Rubio. Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved
Diritti d'autore Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved
Di Juan Carlos de Santos
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
Condividi Commenti Segui Euronews su Google
Condividi Close Button

Lo Scudo delle Americhe rafforza il ruolo delle forze armate nella strategia antidroga degli Stati Uniti. Due esperti spiegano a 'Euronews' cosa cambia rispetto al Plan Colombia e quali conseguenze ci saranno per le rotte della cocaina verso l'Europa

Il viaggio del segretario di Stato statunitense Marco Rubio in Colombia, Ecuador e Perù fotografa un possibile cambio di passo nella strategia antidroga di Washington: dalla tradizionale cooperazione con le autorità locali contro il narcotraffico a una risposta sempre più militare e regionale.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Al centro c'è l'Escudo de las Américas, una nuova coalizione regionale promossa dagli Stati Uniti contro la criminalità transnazionale. Ma cosa cambia davvero rispetto alla politica antidroga che Washington porta avanti da decenni? E soprattutto, cosa insegna il Plan Colombia, il programma di cooperazione tra Stati Uniti e Colombia avviato alla fine degli anni Novanta per combattere narcotraffico e gruppi armati?

Gli Stati Uniti cercano da decenni di frenare la produzione e il traffico di cocaina dall'America Latina. La novità, secondo gli esperti interpellati da Euronews, è soprattutto il peso crescente attribuito da Washington allo strumento militare.

Che cosa è cambiato nella strategia degli Stati Uniti?

Per John Walsh, esperto di politiche sulle droghe del Washington Office on Latin America (WOLA), l'obiettivo di ridurre l'offerta di cocaina non è affatto nuovo. A cambiare sono i metodi. "Ciò che è nuovo in questa nuova campagna degli Stati Uniti [...] è l'approccio e il linguaggio [...] con il ricorso alla forza militare letale", spiega.

L'esperto traccia una netta distinzione rispetto al modello tradizionale, basato su polizia, intelligence, indagini e procedimenti giudiziari. Ora, dice, "non stanno a sentire gli avvocati".

Kevin Whitaker, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Colombia e ricercatore senior non residente dell'Adrienne Arsht Latin America Center dell'Atlantic Council, concorda sul fatto che l'elemento militare stia acquistando peso, ma insiste su ciò che, a suo avviso, manca.

Il vecchio modello, spiega, non consisteva soltanto nel dispiegamento delle forze di sicurezza: comprendeva anche la costruzione di "casi giudiziari", la raccolta di intelligence, informazioni e prove e il rafforzamento delle istituzioni.

A suo giudizio, è proprio questa una delle grandi differenze rispetto allo Escudo de las Américas: "Quello che c'è è la volontà e l'impegno a usare la forza militare per colpire i criminali e basta". La frase che riassume meglio la sua diagnosi è ancora un paragone con il passato: "La forza è essenziale, ma non è sufficiente".

Perché gli Stati Uniti puntano ora su Colombia, Ecuador e Perù?

I tre Paesi occupano posizioni diverse nella geografia della cocaina. Colombia e Perù sono tra i principali Paesi produttori di coca, la pianta dalla quale si ricava la cocaina, mentre l'Ecuador è diventato un importante punto di transito della droga verso i mercati internazionali, soprattutto attraverso i suoi porti.

Ma c'è un altro elemento che aiuta a spiegare la scelta di questi Paesi: Washington trova governi disposti ad approfondire la cooperazione in materia di sicurezza.

"Questi tre Paesi sono, diciamo, l'epicentro della produzione e del traffico di cocaina", osserva Walsh. A questo aggiunge una coincidenza politica: i tre governi sono "molto ben allineati" con l'amministrazione Trump nel loro discorso di lotta al cosiddetto narcoterrorismo, cioè alla criminalità legata al traffico di droga quando viene associata a forme di violenza e terrorismo.

Whitaker introduce però una precisazione importante. La minaccia di oggi non è la stessa di 25 anni fa. Quando è iniziato il Plan Colombia, Stati Uniti e Colombia si confrontavano anche con un'insurrezione armata, quella delle FARC, le Forze armate rivoluzionarie della Colombia, che puntavano a rovesciare il governo e utilizzavano il narcotraffico per finanziare le proprie attività.

Oggi, spiega, esistono "gruppi transnazionali, criminali che vogliono continuare a fare i propri affari" e che operano attraverso le frontiere. Per questo, secondo Whitaker, anche la risposta deve adattarsi: "Serve uno sforzo più mirato alla realtà di oggi".

Keiko Fujimori saluta Marco Rubio
Keiko Fujimori saluta Marco Rubio Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved

Escudo de las Américas vs. Plan Colombia

Il paragone è inevitabile, ma entrambi gli intervistati concordano sul fatto che il modello del Plan Colombia non possa essere trasferito direttamente al contesto attuale.

Whitaker ricorda che il programma combinava l'uso della forza con altri elementi: giustizia, rafforzamento delle istituzioni e presenza dello Stato nelle aree più colpite dal conflitto. Uno dei suoi pilastri era anche offrire alternative economiche alle comunità legate alle economie illegali.

"Se non si eliminano le cause, le radici di questi problemi, torneranno", avverte. "Se si eliminano alcuni criminali, ne sorgeranno altri... È ciò che è accaduto in Colombia più e più volte".

La sua conclusione è che combattere militarmente un'organizzazione non basta se continuano a esistere incentivi a coltivare coca, praticare l'estrazione illegale o ricorrere all'estorsione.

Walsh arriva a una conclusione simile, anche se da una prospettiva molto più critica nei confronti della stessa politica antidroga statunitense. Riconosce che il Plan Colombia ha prodotto risultati sul piano della sicurezza e ha contribuito a creare le condizioni per il processo di pace con le FARC. Ma sottolinea che non è riuscito a porre fine al narcotraffico.

"Un grande sforzo di formazione e fornitura di equipaggiamento militare da parte degli Stati Uniti in Colombia [...] e una massiccia campagna di irrorazioni aeree dei campi di coca non sono riusciti a risolvere il problema della produzione e del traffico di droga", afferma.

Per Walsh, questa è la lezione principale: una strategia può indebolire alcuni gruppi armati senza eliminare il mercato che li alimenta.

La strategia antidroga degli Stati Uniti e il business della cocaina

Su questo punto le posizioni dei due esperti tornano a convergere. Whitaker ritiene che la forza debba far parte della risposta, ma all'interno di una strategia più ampia.

La sua proposta comprende giustizia, sviluppo alternativo e infrastrutture. Porta un esempio molto concreto: in alcune zone rurali della Colombia gli agricoltori possono produrre colture legali, ma non dispongono di strade o collegamenti adeguati per portarle sui mercati.

"Tutti questi elementi devono essere inclusi", afferma. "Bisogna includere la forza, bisogna includere la componente giudiziaria, lo sviluppo alternativo [...] e le infrastrutture".

Walsh va oltre e mette in discussione lo stesso impianto economico della guerra alla droga. A suo avviso, il narcotraffico non è essenzialmente un problema militare, ma un business alimentato da una domanda internazionale costante.

Osserva che "non è solo probabile, ma prevedibile" che alcune organizzazioni criminali ne sostituiscano altre. Finché esisteranno la domanda e un mercato illecito straordinariamente redditizio, spiega, i gruppi avranno incentivi a occupare lo spazio lasciato da quelli smantellati.

"I profitti sono così giganteschi" da permettere alle organizzazioni criminali di corrompere le istituzioni, investire in nuove rotte e adattare i propri metodi.

Per questo Walsh mette in discussione anche il sistema di proibizione su cui si regge gran parte della politica antidroga: "Il sistema di proibizione non ha fermato tutto questo e perciò ha dato origine a queste finanze, a questi profitti giganteschi che finiscono nelle mani della criminalità organizzata".

Che cosa può accadere alle rotte della cocaina che arrivano in Europa?

È una delle conseguenze indicate da entrambi gli esperti. L'obiettivo dichiarato delle operazioni statunitensi è impedire che la droga raggiunga gli Stati Uniti. Ma la cocaina che non trova una rotta verso il mercato statunitense può cercare altri sbocchi.

"I prezzi della cocaina e la sua disponibilità [...] sono molto stabili negli Stati Uniti", osserva Walsh, nonostante l'aumento delle operazioni di interdizione.

La sua spiegazione è il cosiddetto effetto palloncino: quando la pressione aumenta su una rotta, il traffico tende a spostarsi su un'altra. "La pressione [...] in generale non fa diminuire, tanto meno sradica il traffico, ma provoca un cambiamento delle rotte e dei metodi", spiega.

E queste rotte sono sempre più sofisticate. Walsh cita perfino l'uso di sommergibili in grado di trasportare cocaina dall'America all'Europa.

Whitaker aggiunge che "la cocaina continuerà a cercare i propri mercati altrove". La conseguenza non sarebbe necessariamente una minore disponibilità di cocaina, ma che cambino le rotte, gli intermediari e i metodi utilizzati per farla arrivare ai consumatori europei.

La svolta statunitense ha anche una dimensione geopolitica nei confronti della Cina. Per Walsh, lo Escudo de las Américas rientra in un tentativo più ampio di Washington di rafforzare la propria influenza nella regione e controbilanciare la presenza cinese.

Ma questa strategia, avverte, arriva in ritardo: molti Paesi latinoamericani intrattengono già importanti legami economici con Pechino. "Non si può semplicemente invertire questa realtà", afferma.

I governi della regione dovranno quindi bilanciare la pressione degli Stati Uniti con i rapporti economici che hanno costruito con la Cina.

Oltre l'uso della forza

Secondo entrambi gli esperti, l'Escudo de las Américas rappresenta un cambiamento rispetto alla tradizionale politica statunitense. Per Whitaker, il problema non è usare la forza, ma farne l'unica risposta.

La sua proposta è tornare a un modello più ampio: "La forza è essenziale, ma semplicemente non è sufficiente per fornire una risposta incisiva e duratura".

Walsh è molto più pessimista sulla possibilità che una strategia essenzialmente militare riduca il narcotraffico. A suo avviso, l'esperienza accumulata dovrebbe spingere a ripensare il modello.

"Dobbiamo tornare alle basi e capire davvero [...] cosa fare con questo sistema di proibizione", afferma. "Perché non ha funzionato".

Il grande interrogativo sull'Escudo de las Américas è dunque se Washington stia costruendo un nuovo Plan Colombia adattato a una minaccia regionale o se stia inaugurando qualcosa di diverso: una strategia in cui la forza militare smette di essere uno degli strumenti della politica antidroga per diventare il principale.

E per l'Europa la domanda sarà un'altra: se gli Stati Uniti chiudono alcune rotte, dove si sposterà il business della cocaina?

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti Segui Euronews su Google

Notizie correlate

Segretario alla Guerra Hegseth: Usa pronti a lanciare offensiva contro la droga in America Latina

Ecuador: Usa lanciano la loro prima operazione militare contro il traffico di droga sul campo

Che cos'è lo Scudo delle Americhe: gli USA cambiano le strategie contro il traffico di droga