Perché alcuni euroscettici si stanno aggrappando a questa tesi? Le risposte potrebbero essere legate al potenziamento della rete europea di fact-checker
Mentre la plenaria del Parlamento europeo si prepara a discutere dell'European Democracy Shield, un'iniziativa pensata per proteggere i processi e le istituzioni democratiche in tutto il blocco, online sono emerse affermazioni fuorvianti secondo cui verrebbe usato per "cancellare" i risultati sgraditi a Bruxelles, arrivando perfino a sovvertire le elezioni presidenziali francesi del 2027.
Sebbene queste affermazioni siano chiaramente false, perché l'UE non ha alcun mandato per modificare i risultati elettorali, le fake news, iniziate a circolare nel 2025, sono riemerse di recente rilanciate da Florian Philippot, presidente del partito nazionalista francese Les Patriotes.
Parlando di alcune disposizioni dell'EU Democracy Shield, ha sostenuto su YouTube che il pacchetto anti-disinformazione "potrebbe portare all'annullamento del processo elettorale in tutti i Paesi dell'UE, così come delle elezioni presidenziali francesi del 2027... analogamente a quanto accaduto in Romania".
Pur non avendo alcun seggio in parlamento, il partito Patriots ha un leader con un enorme seguito sui social: Philippot conta quasi 700.000 iscritti solo su YouTube.
Che cos'è l'European Democracy Shield e a cosa serve davvero?
Secondo un recente sondaggio, "l'86% degli europei concorda sul fatto che la rapida diffusione della disinformazione rappresenti un grave problema per la democrazia".
L'European Democracy Shield (Scudo europeo per la democrazia) è un ampio piano dell'UE per salvaguardare la democrazia e le elezioni e rafforzare la lotta contro la disinformazione e le interferenze straniere, inclusi bot e deepfake.
"Identifica la Russia come principale attore esterno responsabile di minacce ibride, mentre Bielorussia, Cina, Iran e Corea del Nord prendono anch'essi di mira in modo attivo l'UE", afferma il Servizio di ricerca del Parlamento europeo.
I lavori sono iniziati nel 2024 e continueranno la settimana prossima durante plenaria di Strasburgo.
Tra le proposte già approvate c'è un finanziamento da 5 milioni di euro per una rete europea di fact-checker.
Questi verificatori non possono rimuovere contenuti, ma possono individuare e segnalare alle piattaforme social quelli che ritengono essere affermazioni false, cosa che può portare alla loro rimozione.
Ciò ha però sollevato interrogativi quasi filosofici, in particolare tra gli euroscettici, che si chiedono fino a che punto l'UE debba spingersi nel monitorare le informazioni e, al tempo stesso, proteggere la libertà di espressione e il pluralismo.
Alcune voci della destra sostengono che lo "scudo per la democrazia" finirà per diventare uno strumento di censura che minaccia la libertà di parola e prende di mira le posizioni conservatrici.
I sostenitori affermano invece che l'iniziativa rafforza il giornalismo indipendente, tutela l'indipendenza editoriale e protegge gli operatori dei media da cause giudiziarie vessatorie.
No, le elezioni presidenziali in Romania non sono state annullate dall'UE
In ogni caso, per quanto riguarda le elezioni nazionali, l'UE non ha alcun mandato per intervenire, come ha ribadito di recente dopo l'invalidazione del primo turno delle elezioni presidenziali rumene del 2024.
"La conduzione delle elezioni è una competenza dei singoli Stati membri e la decisione relativa alle elezioni presidenziali rumene è stata presa dalla Corte costituzionale rumena, non da alcun organo dell'Unione europea", ha dichiarato nel dicembre di quell'anno Michael McGrath, commissario europeo per la Giustizia e la Democrazia.
La decisione di annullare e ripetere il voto è stata infatti presa dalla Corte costituzionale rumena, dopo che i servizi di intelligence hanno sostenuto che la Russia aveva condotto una vasta campagna su TikTok per orientare l'opinione pubblica a favore del candidato indipendente di estrema destra Călin Georgescu.
La legislazione del Paese prevede che un'elezione possa essere ripetuta in caso di "frode" o qualora un'interferenza straniera incida in modo significativo sui risultati.
Alla fine Nicușor Dan ha vinto le nuove elezioni nel 2025.
La decisione di ripetere le elezioni è stata senza dubbio controversa e cruciale, ma in definitiva è rimasta nelle mani della Romania, non di Bruxelles.
Al momento della pubblicazione, la Commissione europea non aveva risposto alla richiesta di un commento.