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Il Bhutan ospita il primo Summit mondiale sui Sistemi alimentari consapevoli

Il Bhutan ospita il primo Summit globale sui Sistemi alimentari consapevoli
Il Bhutan ospita il primo Summit globale sui Sistemi alimentari consapevoli Diritti d'autore  undp.org
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Di Andrea Barolini
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La nazione himalayana, che da tempo adotta modelli alternativi per concepire sviluppo e crescita economica, ospita il Global conscious food systems summit, vertice promosso dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo

È iniziato il 31 agosto e proseguirà fino al 4 settembre il primo Summit mondiale sui Sistemi alimentari consapevoli (Global conscious food systems summit). Ad ospitarlo è il Bhutan, nazione da tempo impegnata in un ripensamento del modello di sviluppo economico: il vertice punta a stimolare la creazione di movimenti, l’azione collettiva e gli investimenti nell’ottica di un nuovo approccio all’alimentazione, fondato sulla consapevolezza.

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L’idea è di gettare i semi di un cambiamento che porti nelle agende politiche e nelle decisioni concrete un rapporto diverso con i sistemi di produzione, distribuzione e consumo di cibo. Per questo al Summit sono stati invitati non soltanto responsabili politici, ma anche rappresentanti di consumatori, agricoltori, organizzazioni della società civile e altri operatori del settore.

La transizione verso la sostenibilità comincia dentro di noi

Il vertice punta in questo senso a dimostrare che la necessaria trasformazione nel sistema alimentare, in ottica sostenibile, non può che cominciare dentro di noi. Dalla consapevolezza appunto: di cosa mangiamo, di come è stato prodotto ciò che abbiamo nel piatto, di quale sia il suo impatto ambientale, climatico e sociale. Perché è solo comprendendo cosa c’è “dietro” a ciascun prodotto che si può sperare generare sistemi alimentari più sani, rigenerativi ed equi.

Il progetto è stato ideato dalla Conscious Food Systems Alliance (Cofsa) e dall’Undp (il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo): "Questo incontro storico - spiegano - promuove un nuovo paradigma per la trasformazione dei sistemi alimentari, che riconosca il ruolo fondamentale della cultura, dei valori, della spiritualità, della felicità e dello sviluppo interiore nel catalizzare il cambiamento sistemico e la rigenerazione".

Concretamente, l’idea è di sfruttare il Summit per “introdurre un Quadro di riferimento per sistemi alimentari consapevoli, fondato su una visione condivisa, su principi guida, su casi-studio e insegnamenti di base, insieme a raccomandazioni volte a orientare l’azione collettiva”, proseguono Cofsa e Undp. Secondo gli organizzatori, infatti, occorre “fornire ispirazione e orientamento ai Paesi per accelerare la trasformazione dei loro sistemi alimentari”.

Il Bhutan, la sola nazione al mondo ad adottare il concetto di Felicità interna lorda

La scelta del Bhutan come nazione ospitante, d’altra parte, è tutt’altro che casuale. Da tempo il piccolo regno himalayano dell’Asia meridionale è stato il primo al mondo (e tuttora l’unico) a decidere di superare il Prodotto interno lordo come indicatore pressoché unico dello stato di salute dell’economia, passando al concetto di Felicità interna lorda.

Il principio è semplice: il Pil è in indicatore meramente quantitativo, che non è in grado di misurare davvero il benessere di una popolazione (ovvero il fine ultimo a cui dovrebbe tendere ogni sistema economico). Eppure, la capacità di un'economia di "funzionare" viene valutata pressoché unicamente sulla base di tale indicatore.

Per usare le parole pronunciate il 18 marzo del 1968 da Bob Kennedy in un celeberrimo discorso all’università del Kansas, “il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”.

Gli indicatori alternativi al Pil: dallo Human development index al Coefficiente di Gini

Per il Prodotto interno lordo, infatti, un milione di euro generato bruciando carbone vale esattamente come la stessa somma generata con un impianto eolico. Per questo da tempo sono emersi numerosi indicatori alternativi, come nei casi dello Human Development Index (Indice di sviluppo umano, promosso dalle Nazioni Unite) o ancora il Coefficiente di Gini, ideato dallo statistico italiano e che misura la distribuzione di ricchezza in uno Stato (e dunque le disuguaglianze interne). Strumenti che potrebbero essere per lo meno affiancati al Pil per valutare la reale efficacia dei sistemi economici.

L’indice della Felicità interna lorda fu concepito nel 1972 dall’allora appena sedicenne re del Bhutan Jigme Singye Wangchuck. Il sovrano sottolineò all’epoca come gli indicatori economici tradizionali non tenessero sufficientemente in considerazione, appunto, il benessere degli individui. E promuovessero al contrario, di fatto, una crescita indefinita, incompatibile con i limiti fisici della Terra.

Il Bhutan ha orientato la sua intera economia nell'ottica di "generare felicità"

Di qui l’idea di un indicatore alternativo. E ancora oggi, d’altra parte Bhutan ha d’altra parte orientato l’intera sua economia in un senso alternativo rispetto a quello dominante nel mondo occidentale. Ad esempio, per evitare il fenomeno del turismo di massa ha deciso di imporre un tetto massimo agli ingressi (200mila all’anno) e di favorire visite “a basso impatto” per il territorio. È stato inoltre introdotta una tassa di 200 dollari al giorno a persona proprio al fine di limitare le permanenze.

A scuola vengono insegnati, tra le altre cose, la meditazione e i valori dell’altruismo. La normativa in vigore a livello nazionale impone che il territorio sia ricoperto almeno per il 60% da foreste (e non a caso il Bhutan è il solo Paese al mondo ad assorbire un quantitativo di biossido di carbonio superiore a quello che emette con le proprie attività).

Ciò nonostante, non mancano sacche di povertà e di disoccupazione. Ma la strada delineata dal Bhutan è quella di una sostenibilità concepita in modo “olistico”: non soltanto relegata a buone pratiche che fungono da testimonianza ma resa, appunto, “sistema”. A partire dal metodo utilizzato per valutare i proprio risultati economici.

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