Il quotidiano Público ha potuto consultare una lettera in cui l'Alto Commissario ONU per i diritti umani avverte che potrebbero essere a rischio trattati internazionali firmati dallo Stato
L'ONU interviene nel dibattito sulla legge sull'autodeterminazione di genere in Portogallo e chiede di fermare, oppure di rivedere profondamente, i progetti di legge presentati da PSD, Chega e CDS-PP.
L'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha scritto al presidente dell'Assembleia da República, José Pedro Aguiar-Branco, esprimendo preoccupazione per alcune delle modifiche proposte. La lettera, della quale ha avuto accesso il quotidiano portoghese Público, invita a ritirare i testi o a sottoporli a un processo di revisione trasparente e inclusivo.
Secondo Türk, le proposte potrebbero entrare in conflitto con gli obblighi internazionali assunti dal Portogallo, in particolare quelli previsti dal Patto internazionale sui diritti civili e politici e dalla Convenzione sui diritti dell'infanzia.
Cosa prevede oggi la legge portoghese
Il punto di partenza dello scontro è la legge approvata nel 2018, che ha introdotto in Portogallo il principio di autodeterminazione dell'identità di genere.
Per le persone maggiorenni, il cambio del nome e dell'indicazione di genere nei registri civili può essere richiesto direttamente, senza la necessità di presentare una diagnosi o un certificato medico. Per i ragazzi tra i 16 e i 17 anni sono invece previsti il coinvolgimento dei rappresentanti legali e un rapporto medico o psicologico che certifichi che il minore è informato e capace di prendere la decisione.
La destra portoghese vuole però cambiare questo impianto. A marzo l'Assembleia da República ha approvato in linea di principio tre progetti presentati da PSD, Chega e CDS-PP, tutti favorevoli al superamento della normativa attuale. La votazione è passata con i voti dei tre partiti proponenti, mentre PS, Iniciativa Liberal, Livre, PCP, Bloco de Esquerda, PAN e JPP hanno votato contro.
Certificato medico per cambiare genere
Uno degli elementi più controversi riguarda proprio la procedura per il riconoscimento legale dell'identità di genere.
Le proposte prevedono che il cambio del nome e del genere nei registri civili torni a essere subordinato alla presentazione di un referto medico, firmato da un medico e da uno psicologo. Per il PSD, inoltre, il riconoscimento legale verrebbe nuovamente legato a una certificazione sanitaria.
È su questo punto che arriva una delle critiche più nette dell'ONU. Secondo Türk, introdurre nuovamente un requisito medico rischierebbe di patologizzare l'identità di genere, trasformando una procedura di autodeterminazione in una questione sottoposta a valutazione sanitaria. La preoccupazione, sostiene l'Alto commissario, riguarda anche il diritto delle persone transgender all'autodeterminazione.
Lo scontro sui minori
I progetti della destra intervengono anche sulla possibilità per i minori di modificare legalmente il genere e prevedono il divieto dei bloccanti della pubertà e delle terapie ormonali per gli under 18.
Anche su questo fronte Türk richiama il diritto dei minori a essere ascoltati, oltre ai diritti alla salute e alla non discriminazione. Particolare attenzione viene riservata ai ragazzi tra i 16 e i 17 anni, che secondo l'Alto commissario dovrebbero essere coinvolti nelle decisioni che riguardano direttamente la loro identità e il loro futuro.
L'ONU contesta inoltre il fatto che, secondo quanto riportato da Público, le popolazioni direttamente interessate non siano state adeguatamente consultate durante l'elaborazione delle proposte.
La battaglia politica
La questione ha aperto un nuovo fronte di scontro tra destra e sinistra portoghese. Dopo il voto di marzo, il Bloco de Esquerda aveva scritto proprio a Volker Türk chiedendo un intervento delle Nazioni Unite e segnalando il possibile contrasto tra le nuove norme e gli obblighi internazionali del Portogallo in materia di diritti umani.
Nel frattempo, il dibattito politico e istituzionale è proseguito. Anche l'Ordine dei medici portoghese ha criticato i progetti della destra, sostenendo che l'identità di genere non debba essere considerata né un'ideologia né una patologia mentale.
Ora l'intervento dell'ONU alza ulteriormente la posta. I tre progetti non sono infatti ancora legge: dopo l'approvazione in linea di principio, sono attualmente all'esame di una commissione parlamentare. La richiesta di Türk è quindi arrivata mentre il Parlamento portoghese può ancora modificare profondamente i testi.
La partita non riguarda soltanto la politica interna portoghese. Al centro c'è anche il confine tra autodeterminazione, valutazione medica, tutela dei minori e obblighi internazionali in materia di diritti umani. Un confronto che, dopo l'intervento delle Nazioni Unite, è destinato a diventare ancora più acceso.