Khalifa Haftar affida al figlio Saddam le funzioni di comandante generale dell’Est della Libia. Dal rapporto con Roma ai nuovi equilibri politici e militari
Il passaggio di consegne, per ora, non è una successione formale. Ma il segnale politico e militare è forte. Khalifa Haftarha affidato al figlio Saddam le funzioni di comandante generale dell'Esercito nazionale libico (Enl) dell'Est, senza indicare una scadenza per l'incarico.
Una decisione che rafforza ulteriormente il ruolo di Saddam Haftar, già vice comandante generale dall'agosto 2025, e sembra accelerare il processo di trasferimento del potere all'interno della famiglia che da anni controlla la Cirenaica e gran parte del sud della Libia.
La notizia, riferita da fonti libiche ad Agenzia Nova, non è stata accompagnata dalla pubblicazione del provvedimento con cui Khalifa Haftar avrebbe disposto il trasferimento delle funzioni. Ma un primo riscontro ufficiale è arrivato dallo stesso Comando generale: in un comunicato relativo a una riunione con i vertici della magistratura militare, Saddam viene indicato come "comandante generale incaricato delle forze armate", e non più semplicemente come vice comandante generale.
La formula non chiarisce quanto durerà l'incarico. E soprattutto Khalifa Haftar non ha formalmente lasciato il comando.
Saddam Haftar, da vice a possibile erede
Il passaggio va letto nel quadro di una successione che la famiglia Haftar prepara da tempo. Nell'agosto 2025 Saddam era stato nominato vice comandante generale dell'Enl, mentre il fratello Khaled aveva assunto il ruolo di capo di Stato maggiore. Un altro figlio, Belgacem, è invece diventato una figura centrale nei progetti di ricostruzione dell'Est.
Già allora diversi osservatori avevano interpretato la riorganizzazione come la costruzione di una vera e propria successione familiare.
Ora Saddam compie un ulteriore passo: non è soltanto il possibile erede del padre, ma viene chiamato a esercitare direttamente le funzioni del vertice militare.
Non significa che Khalifa Haftar abbia abbandonato la scena. Al contrario, il feldmaresciallo continua a essere il principale centro di potere della Cirenaica. Ma la scelta di delegare al figlio il comando operativo può servire a garantire continuità e, allo stesso tempo, a testare la sua capacità di gestire l'apparato militare e i rapporti con gli interlocutori stranieri.
Il rapporto con l'Italia: Saddam è già un interlocutore di Roma
Ed è proprio qui che la vicenda assume un interesse particolare per l'Italia.
Saddam Haftar non è un volto nuovo per Roma. Nel giugno 2025 è stato ricevuto al Viminale dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, in un incontro nel quale si è parlato di immigrazione, controllo delle frontiere e contrasto alle reti criminali transnazionali. Piantedosi aveva definito la stabilità della Libia una condizione fondamentale per la sicurezza del Mediterraneo.
La visita romana è proseguita con incontri ai massimi livelli della Difesa. Saddam ha incontrato il ministro Guido Crosetto, quindi il capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano e il capo di Stato maggiore della Marina Enrico Credendino.
Sul tavolo c'erano la cooperazione militare, la sicurezza terrestre e marittima, il controllo delle frontiere e la formazione delle forze libiche. Secondo quanto riferito dalla parte libica, furono discussi anche programmi di addestramento per unità navali e forze impegnate nel controllo delle coste.
Il rapporto, quindi, non riguarda soltanto la diplomazia. Saddam ha costruito con Roma un canale che tocca direttamente i dossier più sensibili per l'Italia: migranti, traffici, sicurezza del Mediterraneo e controllo delle frontiere.
Dal Viminale a Washington: il canale italiano è rimasto aperto
Il contatto con Roma non si è esaurito con la visita del 2025.
Il 30 giugno 2026, durante una missione a Washington, Saddam Haftar ha partecipato a un incontro con Massad Boulos, consigliere del presidente Donald Trump per gli Affari arabi e africani, esponenti del Consiglio per la sicurezza nazionale statunitense e Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico di Giorgia Meloni.
Al centro del colloquio c'erano l'iniziativa statunitense sulla Libia e soprattutto l'obiettivo di riunificare le istituzioni politiche, economiche e militari del Paese.
Il dato è importante perché mostra come Saddam stia progressivamente assumendo un ruolo autonomo nella diplomazia internazionale dell'Est libico. Non è più soltanto il figlio di Khalifa Haftar che accompagna il padre negli incontri: è diventato un interlocutore con un'agenda propria.
E l'Italia guarda a una Libia unita
Per Roma, il problema è particolarmente delicato. L'Italia mantiene rapporti con il governo di Abdulhamid Dbeibah a Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite, ma allo stesso tempo ha bisogno di mantenere aperto il dialogo con il potere di Haftar nell'Est.
La ragione è geografica prima ancora che politica: una parte importante delle rotte migratorie verso l'Italia passa attraverso la Libia, mentre il controllo del confine meridionale del Paese è legato ai flussi provenienti dal Sahel e dal Sudan.
Nel giugno 2025, proprio mentre Saddam era a Roma, fonti italiane sottolineavano la necessità di affrontare il problema migratorio sia con Tripoli sia con la Cirenaica. Il dossier comprendeva anche il controllo del confine meridionale e il contrasto ai traffici.
L'Italia, dunque, ha un interesse diretto a non perdere il canale con l'uomo che potrebbe diventare il prossimo vertice militare dell'Est.
Cosa può cambiare negli equilibri libici
La vera domanda è cosa significhi questo passaggio per la Libia.
Il Paese resta diviso tra istituzioni e centri di potere rivali. A Est, Haftar controlla attraverso l'Enl gran parte della Cirenaica e aree strategiche del Sud; a Ovest, il governo di Tripoli e le formazioni armate alleate mantengono il controllo della capitale e della Tripolitania.
In questo quadro, la crescita di Saddam può avere due effetti apparentemente contraddittori.
Da una parte può rafforzare la continuità del campo orientale e rendere più prevedibile la catena di comando. Dall'altra rischia di consolidare ulteriormente una struttura di potere familiare, rendendo ancora più difficile la costruzione di istituzioni militari e politiche realmente unificate.
Le analisi internazionali hanno già evidenziato come la progressiva concentrazione del potere nelle mani dei figli di Haftar rappresenti un elemento centrale degli equilibri libici.
Saddam e il possibile ruolo in una Libia riunificata
C'è poi un elemento ancora più significativo.
Nelle ultime settimane gli Stati Uniti hanno spinto per un accordo di power sharing tra Est e Ovest libici. Una delle ipotesi circolate prevede un ruolo di primo piano proprio per Saddam Haftar all'interno di una futura struttura esecutiva nazionale, mentre Dbeibah manterrebbe un ruolo a Tripoli. Il progetto è però ancora oggetto di discussione e incontra forti resistenze.
In questo scenario, il rafforzamento di Saddam al vertice militare dell'Est assume un significato che va oltre la semplice successione familiare.
Più Saddam diventa forte a Bengasi, più può presentarsi ai negoziati internazionali come rappresentante effettivo del campo orientale.
E qui torna il ruolo dell'Italia. Roma sostiene, almeno sul piano politico, l'obiettivo di una Libia unita e stabile, ma deve contemporaneamente tutelare interessi molto concreti: ridurre le partenze verso le coste italiane, controllare i confini, contrastare i trafficanti e mantenere la stabilità del Mediterraneo.