Il 29 luglio, a causa di un principio d'incendio, il palazzo che da 13 anni è sede del centro sociale Spin Time è stato sgomberato, lasciando le 400 persone che lo abitavano per strada. L'edificio è ora al centro di una trattativa tra il Comune e il Fondo proprietario dell'immobile
Dal 29 luglio circa 400 persone vivono per strada nel centro di Roma, nel quartiere Esquilino. Sono gli abitanti del palazzo di 10 piani in via di Santa Croce in Gerusalemme 55, sede del centro sociale e del progetto abitativo e di rigenerazione urbana SpinTime, che occupa l’immobile da 13 anni.
Nella notte tra il 29 e il 30 luglio l'edificio è stato evacuato a causa di un principio di incendio; alle persone è stato detto di attendere per qualche ora, il tempo di rimettere in sicurezza l’edificio. La polizia, invece, ha posto l’immobile sotto sequestro, impedendo agli ex occupanti di rientrare nelle loro case.
Gli abitanti hanno però deciso di rimanere, formando un presidio permanente composto da tende, teloni, lettini ammassati ai muri del palazzo, tavoli e tendoni. Da più di 20 giorni sono in corso incontri, attività e negoziazioni per tenere alta l'attenzione su quanto sta accadendo.
Il 21 agosto, a quasi un mese dall’incendio che ha dato il via allo sgombero, tutti i 127 nuclei familiari hanno trovato una sistemazione temporanea, ma l’incertezza sul futuro rimane.
Il fondo immobiliare proprietario dell’immobile, Investire Sgr - parte del Gruppo Banca Finnat e gestore del Fondo Immobili Pubblici - ha rifiutato la prima offerta del Comune per l’acquisto pubblico. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il 7 agosto, durante un’assemblea pubblica, ha dichiarato che alle persone sgomberate sarebbero stati garantiti prima un alloggio temporaneo e poi le case popolari.
“Il nostro obiettivo principale rimane il palazzo”, ha dichiarato a Euronews Beatrice Tabacco, attivista di Spin Time. “Non si può pensare di separare Spin Time dal palazzo e che sia semplicemente replicabile altrove”, ha aggiunto.
Il modello viennese e l'emergenza abitativa in Europa
Quella di Spin Time non è un'esperienza isolata né locale. A Roma si contano circa 7000 edifici occupati, segno che il diritto all'abitare non è garantito a tutti.
I dati europei mostrano che negli ultimi 15 anni i prezzi delle case sono aumentati del 60% e gli affitti del 30%. Ma soprattutto preoccupa l'aumento delle disuguaglianze, poiché le case vanno sempre meno a chi ne ha più bisogno.
La città considerata un modello in Europa per l'edilizia sociale è Vienna, dove il comune è proprietario, coproprietario o gestore di oltre il 50% delle case, garantendo a circa un milione di persone un'abitazione a prezzi accessibili.
Proprio il sindaco della capitale austriaca, Michael Ludwig, assieme al presidente della Camera di commercio di Vienna, Walter Ruck, e all'ambasciatore austriaco, Michael Rendi, è venuto in visita a Spin Time il 28 maggio scorso, riconoscendone il valore politico e di modello di rigenerazione urbana.
In attesa di una soluzione, gli attivisti hanno indetto una manifestazione nazionale per il 19 settembre, che sarà seguita da un'assemblea pubblica il giorno successivo.
Non solo un centro sociale
All’inizio degli anni Duemila via di Santa Croce in Gerusalemme 55 era la sede degli uffici dell’Inpdap, l’Istituto nazionale di previdenza e assistenza dei dipendenti dell’amministrazione pubblica, oggi confluito nell’Inps. La chiusura dell’ente nel 2003 ha portato al progressivo abbandono dell'edificio, definitivo nel 2010, anno in cui l’attuale proprietario, Investire Sgr, lo ha acquisito.
Nell’ottobre 2013 il movimento per il diritto all’abitare Action ha dato inizio all’occupazione, dando origine a Spin Time, che non può essere definito un classico centro sociale, proprio perché nasce come risposta alla crisi abitativa, sull’onda di un movimento per il diritto all’abitare che nello stesso anno ha portato a 50 nuove occupazioni in tutta Roma.
Nel 2019, a causa di debiti non saldati, il palazzo rimane per sei giorni senza luce e senz'acqua; dopo una settimana di assemblee e di mancanza di risposte da parte della politica, la soluzione arrivò da un gesto di solidarietà da parte di Konrad Krajewski, l’elemosiniere di papa Francesco, che andò di persona a riattaccare la spina della corrente per Spin Time, con un gesto che suscitò clamore in Italia e in Europa.
Questa storia ha ispirato anche il documentario di Sabina Guzzanti “Spin Time! che fatica la democrazia” uscito nelle sale nel 2021 e reso disponibile dall’autrice ad aprile 2026, in un momento di tensione a causa delle minacce di sgombero da parte del governo Meloni.
Spin Time ha ricevuto la solidarietà della città, che ha partecipato alle assemblee e alle attività organizzate in strada, a cui hanno preso parte noti personaggi pubblici, tra cui lo scrittore Roberto Saviano e il fumettista Zerocalcare.
Il sostegno è arrivato anche dall'estero: Ken Loach, noto regista inglese e attivista, ha espresso la sua vicinanza alla comunità. "Mi è dispiaciuto moltissimo apprendere dell'incendio allo Spin Time, del successivo sgombero e delle terribili conseguenze che ha comportato: vivere per strada deve essere davvero difficile per tutti voi, soprattutto per i più piccoli", ha dichiarato in una lettera dieci giorni dopo lo sgombero.
"Ricordo con grande piacere l'incontro che abbiamo avuto, le idee che abbiamo condiviso e le canzoni che abbiamo cantato: Bella Ciao non mi è mai sembrata così bella! Ho potuto constatare che la vostra comunità è creativa e animata da uno spirito generoso, fondata sui principi della condivisione e della compassione", ha aggiunto Loach, ricordando la sua visita del 2023.
Chi possiede il palazzo: le trattative tra il Comune e Investire Sgr
Pochi giorni dopo l'incendio, il sindaco Gualtieri ha proposto un accordo ponte che avrebbe consentito all'amministrazione di acquisire il palazzo entro 60 o 90 giorni, ma il 6 agosto Investire sgr ha rifiutato la proposta.
"Non è possibile aderire a soluzioni ponte che prevedano l'utilizzo dell'immobile prima della sua cessione, tenuto conto che una condotta di questo tipo esporrebbe la società e i suoi amministratori a rilevanti responsabilità civili e penali", sostiene la società in un comunicato, sottolineando anche le pessime condizioni dell'edificio e l'impossibilità di far rientrare gli abitanti.
Investire ha inoltre mobilitato 500 mila euro per contribuire alle spese di collocamento, mentre il Comune ne sta spendendo circa tre milioni. Gli occupanti, tuttavia, sostengono che far rientrare le famiglie costerebbe meno, circa 800 mila euro.
Il 24 agosto, con le collocazioni ormai ultimate, si è svolta un'assemblea per decidere quale strada intraprendere dopo il rifiuto dell'offerta. Le soluzioni al momento percorribili sono l'acquisto pubblico, l'esproprio e la requisizione.
In un comunicato pubblicato sui social, Spin Time ha analizzato le proposte in base alle diverse tempistiche che richiedono e al contesto legale. L'immobile è infatti sottoposto a due sequestri: il primo di ordine preventivo, del 2020, per il reato di invasione; il secondo probatorio, in seguito all'apertura dell'indagine per incendio colposo a carico di ignoti.
Come sottolinea il comunicato, la requisizione non è possibile poiché il Comune non può disporre del bene che ricade sotto l'autorità giudiziaria a causa dei sequestri. L'esproprio, che garantisce alla pubblica amministrazione di acquisire definitivamente un bene per finalità pubbliche, richiede invece procedure molto lunghe, che possono durare anni.
La soluzione da intraprendere nell'immediato secondo la comunità è dunque l'acquisto pubblico, sebbene in parallelo vada intrapresa anche la strada dell'esproprio.
"Investire ha approfittato in maniera abbastanza meschina della situazione, adducendo varie scuse, tra cui quella di non occuparsi di questioni sociali, sebbene abbia contratti di social housing in tutta Italia", ha dichiarato Beatrice a Euronews.
Per il momento la società, che gestisce fondi pubblici e privati per costruire o riqualificare immobili, si dichiara aperta al dialogo per la cessione al Comune, lasciando aperta la trattativa.
La parola agli occupanti
Di fronte all'ingresso principale si trova un tendone nero con un cartello e una scritta rossa: "presidio sanitario". Gestito da Casetta Rossa, Meduonlus, l’ambulatorio popolare Roma Est e associazioni di matrice cristiana, il presidio sanitario ha avuto un ruolo fondamentale nella gestione dell’emergenza iniziata il 29 luglio.
“Il presidio ha avuto ruoli differenti, innanzitutto quello di gestire all’inizio le malattie croniche delle persone perché non avevano il diritto di salire, a un metro di distanza, a prendere le medicine nelle loro camere”, ha dichiarato a Euronews Lura Medici, dottoressa volontaria per Spin Time.
“Poi, nel corso dei giorni, ci sono state delle patologie acute da gestire legate al caldo, allo stress e a questo senso di indefinito e di angoscia che, a mio parere, si ripercuote anche sul fisico”, ha aggiunto Medici.
Le collocazioni temporanee sono un primo passo per aiutare chi è rimasto senza casa; tuttavia, il modo in cui si sono svolte solleva dubbi.
"Siamo nel quartiere Esquilino, nel centro di Roma; gli alloggi sono lontani da qui, quasi tutti fuori dal raccordo. Questo vuol dire non solo impattare sulla situazione abitativa, ma anche su quella lavorativa, oltre ovviamente a quella affettiva che è stata la prima a essere impattata dallo sgombero", spiega Beatrice Tabacco.
Due signore sedute su una panchina all'ombra di un tendone commentano la loro esperienza. “A me sarebbe bastato che mi dessero una data entro cui prendere le mie cose e me ne sarei andata. Ero già tornata al mio Paese perché qua non posso lavorare, volevo solo prendere le mie cose e non ci sono più riuscita”, racconta a Euronews una delle due. Il suo Paese è l'Ucraina, dove programma di tornare una volta che la situazione si sarà risolta.
“Hanno fatto una cosa molto brutta. Io non voglio commentare e dire chi è colpevole e chi no, però penso a tutte le famiglie coi bambini che sono qua e mi fa male”, aggiunge. “Siamo molto stanche, molto stanche”, dice l’altra, senza aggiungere altro.
Marco invece ha una posizione più ferma: lui è un occupante della prima ora, è qui da 13 anni, e pensa che ormai sia tardi per salvare il palazzo, ma che non per questo il progetto di SpinTime debba finire. "Quello che c'è qui dentro è solo una parte di Spin Time. Spin Time è nell'aria, è un progetto, ormai le persone ci conoscono e questo è già abbastanza", afferma.