Il prezzo delle navi sarà più alto di quello pagato dall'Italia perché Lisbona "parte da zero" spiega l'esperto. Intanto il ministro della Difesa portoghese ha annunciato querela per le accuse dell'ultradestra di Chega
Lo scorso 20 luglio il premier portoghese Luís Montenegro ha effettuato la prima visita di un capo di governo in Italia da più di dieci anni. Lo ha fatto per annunciare il più grande investimento militare del Portogallo dall'avvento della democrazia.
Accanto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Montenegro ha annunciato un maxi-contratto del valore di 3,9 miliardi di euro per l'acquisto di tre fregate ad alta tecnologia FREMM EVO, la versione più recente della classe FREMM originale. L'intesa tra Italia e Portogallo è stata siglata in forma Government-to-Government (Stato a Stato), ossia direttamente tra Paesi.
Le unità saranno consegnate tra il 2029 e il 2030, e andranno a sostituire tre delle cinque fregate della classe Vasco da Gama, entrate in servizio negli anni Novanta e ormai a fine ciclo di vita.
La firma dell'accordo con Fincantieri fa del Portogallo il primo Stato straniero ad acquistare questo nuovo modello. L'unico ordine finora era quello della Marina Italiana, che ha commissionato le prime due unità nel luglio 2024.
Le fregate FREMM EVO mantengono i punti di forza della linea precedente e sono state progettate per alle sfide della guerra navale moderna, con un'architettura digitale avanzata. Processano dati ad alta velocità, hanno capacità di guerra elettronica, distruggono sciami di droni a basso costo, effettuano attacchi in profondità. Il tutto senza aumentare il rischio di perdite umane.
Il Portogallo ha siglato la commessa utilizzando i fondi del programma europeo di prestiti per la difesa SAFE. L'UE ha attribuito al Paese 5,8 miliardi di euro. Di questi, circa il 70 per cento è stato allocato per l'acquisto delle FREMM EVO.
In Portogallo però dopo la commessa un articolo del quotidiano online 24Horas ha sollevato una polemica su una presunta commissione da 90 milioni di euro persa dalla società portoghese NT Group.
La società rappresentante di Fincantieri in Portogallo da diversi anni avrebbe perso la commissione dopo essere stata esclusa dall'intermediazione dell'operazione alla vigilia della conclusione del contratto.
Secondo il quotidiano 24Horas, l'operazione avrebbe suscitato "dubbi" per "l'improvviso e inaspettato ritiro" dalle trattative di NT Group.
NT Group ha chiarito in un comunicato di "non aver fatto parte della delegazione ufficiale incaricata dei negoziati intergovernativi", ribadendo di non aver preso parte alle trattative né alle riunioni finali condotte tra lo Stato portoghese e quello italiano.
La società ha comunque ribadito di aver contribuito alla diffusione del modello FREMM EVO come parte della promozione di Fincantieri nel mercato portoghese.
Il contenuto dell'articolo di 24Horas è stato rilanciato dalla formazione di ultradestra Chega. Il partito ha parlato di "gravi sospetti" di "corruzione", chiedendo al ministro della Difesa, Nuno Melo, l'apertura di un'inchiesta.
Il ministero ha negato l'esistenza di commissioni e il coinvolgimento di qualsiasi impresa portoghese nell'intesa con l'Italia. Nuno Melo ha chiarito che nessun membro del governo è intervenuto nella scelta delle fregate, sottolineando che i negoziati sono stati guidati dalle direzioni generali degli armamenti.
Il ministro della Difesa ha anche annunciato una querela nei confronti della testata 24Horas e dei deputati André Ventura e Pedro Frazão, rispettivamente presidente e vicepresidente di Chega.
L'accordo è stato siglato direttamente tra i due Stati
La scelta del modello italiano FREMM EVO per rafforzare la flotta nazionale era stata definita più di sei mesi prima della firma del memorandum a Roma.
In una conferenza stampa nel dicembre 2025, convocata per annunciare una nuova unità di produzione di veicoli blindati, Nuno Melo aveva risposto a domande sull'investimento navale e già allora aveva sottolineato che la decisione era stata presa sulla base di criteri esclusivamente tecnici.
"In quanto ministro non scelgo gli equipaggiamenti", aveva ribadito, spiegando che la valutazione era stata effettuata da esperti dei tre rami delle Forze armate, dalla Direzione generale degli Armamenti e del Patrimonio della Difesa e dalla Direzione generale delle Risorse della Difesa nazionale.
Secondo la testata portoghese Diário de Notícias, che cita una fonte del ministero della Difesa, erano stati presi in considerazione fattori come la tecnologia, il ciclo di vita e i tempi di consegna, questi ultimi considerati tra i più importanti: Bruxelles imponeva che i mezzi fossero disponibili entro il 2030. Fincantieri rispettava questo requisito.
Le aziende selezionate per fornire l'equipaggiamento militare nell'ambito del programma SAFE provenivano da sei Paesi: Italia, Francia, Finlandia, Germania, Spagna e Belgio.
Scelta la italiana Fincantieri, il governo ha optato per la formula di un accordo Stato a Stato, senza gara pubblica.
Nel settore della Difesa gli accordi Stato a Stato sono esentati dalla gara pubblica, spiega a Euronews Pedro Coutinho, professore di diritto all'Universidade Lusíada e all'Universidade do Minho.
"Questo dipende essenzialmente dal fatto che l'obiettivo principale degli appalti pubblici è tutelare la concorrenza. Poiché i contratti tra Stati non avvengono sul mercato, non c'è concorrenza da tutelare", spiega.
Portogallo e Italia hanno concluso quello che viene definito un "Executive Arrangement", basato su una "selezione tecnica" e "inquadrato dalle autorità per gli armamenti e dall'OCCAR [Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti]", osserva António Brás Monteiro, specialista di Sicurezza e Difesa, in un'intervista a Euronews.
"La separazione tra valutazione militare e decisione politica mi sembra un approccio corretto per un programma di questa natura", afferma. Brás Monteiro ritiene che "una solida valutazione militare", unita ad altri "strati istituzionali" assicurati dalle autorità per gli armamenti dei due Stati e dall'OCCAR, rappresenti "una garanzia importante".
L'analista, che opera come esperto indipendente nell'ambito di iniziative della Commissione europea nel settore della Difesa e fa parte del Gruppo consultivo industriale della NATO (NIAG), sottolinea anche l'importanza di una "spiegazione pubblica, nei limiti della riservatezza, sul prezzo, sui criteri generali della scelta e sul ritorno per il Portogallo".
I contratti finali sono ancora in negoziazione, ricorda Monteiro, e per questo "non esiste ancora una scomposizione pubblica completa di tutte le voci".
Ministero Difesa portoghese promette accesso a tutta la documentazione
Il ministro della Difesa Nuno Melo ha assicurato che il Parlamento avrà accesso a tutta la documentazione relativa all'acquisto delle tre fregate. Tuttavia, l'organizzazione senza scopo di lucro Transparency International Portugal (TI Portugal) ritiene insufficiente il meccanismo di controllo creato dall'esecutivo.
La Commissione di accompagnamento degli investimenti nella Difesa (CAID), incaricata di monitorare l'utilizzo dei fondi SAFE, è stata istituita con una risoluzione del Consiglio dei ministri pubblicata due giorni dopo l'annuncio dell'acquisto delle fregate.
Secondo TI Portugal, questa struttura "non è indipendente", perché il presidente del CAID è nominato dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro della Difesa e può essere destituito in qualsiasi momento.
È urgente rafforzare le capacità di Difesa, afferma l'ONG, sottolineando che ciò non può "legittimare che il controllo di 5,8 miliardi di euro sia affidato, senza mezzi e senza garanzie di indipendenza, a chi risponde ai membri del governo che autorizzano la spesa".
Per stabilire se il valore del contratto sia proporzionato, sostiene Pedro Coutinho, sarebbe necessario un inventario esaustivo delle caratteristiche specifiche delle navi, seguito da un confronto con gli ordini di "equipaggiamenti sostanzialmente uguali" effettuati da altri Stati.
Tuttavia, riconosce il professore, un'analisi di questo tipo sarebbe difficile perché "richiederebbe di conoscere dettagli potenzialmente sensibili delle fregate portoghesi e di altri Paesi".
Con le FREMM EVO il Portogallo riparte da zero: ecco spiegati i costi diversi per le fregate
Il prezzo delle tre fregate per il Portogallo potrebbe essere superiore rispetto a quello pagato dall'Italia, ha dichiarato il ministero della Difesa portoghese. Il Paese potrebbe spendere circa 250 milioni di euro in più per fregata rispetto all'Italia.
Questo perché i finanziamenti SAFE impongono il calcolo dei costi in funzione dell'inflazione prevista per le date di consegna (2029 e 230).
Inoltre, i due Paesi si trovano in situazioni molto diverse. Lo spiega Brás Monteiro, che guida analisi tecniche precontrattuali della NATO a sostegno della pianificazione dei programmi di acquisizione militare.
L'Italia ha già in servizio dieci fregate FREMM e dispone di personale formato all'interno di una struttura completa, dotata di manutenzione, infrastrutture, scorte e "una base industriale consolidata" attorno a questo tipo di unità.
Diverso il caso del Portogallo, che "parte praticamente da zero" e dovrà sostenere "costi iniziali che l'operatore italiano non affronta nella stessa misura".
"Non esiste propriamente un prezzo di listino per una fregata di questa complessità", afferma ancora Brás Monteiro, sottolineando che la configurazione, i radar, i sistemi di combattimento, le infrastrutture o il calendario di consegna possono modificare in modo significativo il prezzo finale.
Essendo esentato dalle regole degli appalti pubblici, lo Stato portoghese non era vincolato da un capitolato d'oneri, osserva Pedro Coutinho, il che gli dava un margine legale per negoziare gli importi.
In ogni caso, il professore universitario avverte che bisogna resistere alle analisi semplicistiche. Per esempio, piccole modifiche che dovessero essere richieste possono spingere il costruttore a introdurre "cambiamenti costosi" con riflessi sul prezzo.
Un precedente storico recente che illustra questa situazione si è verificato nel 2024, quando l'Indonesia ha acquistato da Fincantieri due fregate della classe Pattugliatori Polivalenti d’Altura (PPA) per 1,18 miliardi di euro, unità che erano in costruzione e inizialmente destinate alla flotta italiana.
L'anno seguente Roma ha firmato un contratto con i propri cantieri nazionali per sostituire le due unità dirottate verso Giacarta, spendendo in quell'occasione una somma inferiore: 700 milioni di euro in totale.
La differenza è servita ai costruttori per coprire la riconfigurazione dei sistemi di combattimento, adattati a standard diversi da quelli NATO, la modifica dei radar e il dirottamento della linea di produzione.
Il pacchetto portoghese da 3,9 miliardi di euro comprende l'armamento di base integrato nelle navi e il loro sostegno, inclusi i pezzi di ricambio e la prima grande manutenzione, prevista per il 2035.
Il programma nazionale prevede inoltre, con contratti separati, l'acquisto di missili, l'adattamento della Base navale di Lisbona e la rivitalizzazione dell'Arsenale do Alfeite.
"In un'acquisizione di queste dimensioni, il prezzo della nave è solo una parte dell'equazione. Ciò che va confrontato è il costo di generare, operare e sostenere la capacità lungo tre decenni", sottolinea António Brás Monteiro.
Dal punto di vista militare, il Portogallo compie un importante salto qualitativo e, per la prima volta, disporrà di capacità in termini di difesa aerea e antimissile. Ma perché abbia successo, questo programma di acquisizione dovrà andare oltre la dimensione finanziaria.
"Il miglior ritorno industriale di un'acquisizione nel settore della Difesa non consiste solo nel denaro che rientra nell'economia. Sta nelle conoscenze, nella capacità tecnologica e nell'autonomia di sostegno che restano nel Paese durante i 30 anni di vita delle navi", conclude l'esperto.