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Gerapetritis ad Ankara: "Dialogo sì, ma da una posizione di forza"

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foto d'archivio Diritti d'autore  AP Photo/Petros Giannakouris
Diritti d'autore AP Photo/Petros Giannakouris
Di Ioannis Karagiorgas Agenzie: ΑΠΕ-ΜΠΕ
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Il ministro degli Esteri Gerapetritis risponde alle provocazioni di Ankara e alle critiche interne. "Le acque calme non significano in nessun caso che stiamo arretrando rispetto alle nostre fondamentali posizioni nazionali"

Un messaggio chiaro ad Ankara: la Grecia proseguirà sulla strada del dialogo senza però cedere un centimetro sulle sue posizioni storiche ed è pronta, se necessario, a difendere i propri diritti sovrani "sul campo". A ribadirlo è stato il ministro degli Esteri Giorgos Gerapetritis ai microfoni dell'emittente OPEN.

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Il titolare della diplomazia ateniese ha difeso la politica delle "acque calme", chiarendo che la de-escalation non rappresenta un fine in sé, bensì uno strumento per garantire relazioni funzionali con la Turchia.

Gerapetritis ha inoltre sottolineato come oggi la Grecia vanti una posizione di maggior forza sul piano diplomatico, economico e militare, con l'obiettivo chiaro di mantenere l'iniziativa strategica.

"Siamo vigili, ma non preoccupati. E non siamo preoccupati perché abbiamo la forza per imporre gli interessi nazionali in qualsiasi ambito".

"Le acque calme non indicano che stiamo arretrando"

Rispondendo alla domanda se le ultime mosse turche segnino la fine del periodo delle "acque calme" nel Mar Egeo, Gerapetritis ha chiarito che la de-escalation non comporta un cambiamento delle posizioni greche.

Atene, ha detto, continuerà a dialogare con Ankara, perché la comunicazione tra Paesi vicini è necessaria, soprattutto in una fase di forti turbolenze geopolitiche.

"Con ogni vicino abbiamo il dovere di dialogare. Le acque calme non significano in alcun modo che abbiamo fatto passi indietro rispetto alle nostre fondamentali posizioni nazionali".

Secondo il ministro degli Esteri, il cambiamento più importante degli ultimi anni è che Atene ha ora l'iniziativa delle mosse, mentre Ankara è chiamata a reagire alle iniziative greche.

Come esempi ha citato la Pianificazione Spaziale Marittima, i parchi marini, la valorizzazione delle risorse del fondale, il rafforzamento delle alleanze internazionali e l'ampliamento dell'impronta diplomatica del Paese.

Ha sottolineato allo stesso tempo che le posizioni turche sulla "Patria Blu", sulla smilitarizzazione e sulle "zone grigie" non sono nuove.

"Le novità oggi le porta lo Stato greco".

"Risponderemo da una posizione di forza"

Alla domanda su come reagirà Atene alle provocazioni turche, Gerapetritis è stato categorico: la Grecia farà tutto ciò che sarà ritenuto necessario, senza però chiudere i canali di comunicazione.

"Risponderemo alle provocazioni e lo faremo da una posizione di forza".

Il ministro ha richiamato l'attenzione sulla riduzione delle violazioni rispetto a precedenti periodi e sul calo dei flussi migratori verso le isole dell'Egeo orientale.

Ha riconosciuto tuttavia che la Turchia continua a compiere azioni che Atene considera provocatorie, spiegando che queste vengono denunciate e affrontate.

Ha avvertito inoltre che una rottura completa della comunicazione tra Atene e Ankara potrebbe rivelarsi pericolosa nelle attuali condizioni internazionali.

Kásos: "Eserciteremo pienamente i nostri diritti sovrani"

Il ministro ha dato particolare rilievo alla questione di Kásos e all'ipotesi che la Turchia possa tentare di ostacolare ricerche o lavori di posa di cavi nella zona.

"È ovvio che la Grecia eserciterà pienamente i suoi diritti sovrani. E oggi più che mai".

Alla domanda se una reazione greca potrebbe includere la presenza di navi da guerra e velivoli, ha risposto:

"Sì, se necessario. Naturalmente ci sarà la fregata e ci saranno anche gli F-16 aggiornati".

Gerapetritis ha collegato la capacità di deterrenza del Paese al rafforzamento delle Forze Armate, sostenendo che la posizione attuale della Grecia è significativamente diversa rispetto a sette anni fa.

"La Grecia ormai non osserva più, la Grecia agisce"

Punto centrale dell'intervento del ministro è stata la tesi secondo cui la politica estera greca è passata dalla logica della reazione a quella dell'iniziativa.

"La Grecia ormai non osserva più, la Grecia agisce. L'epoca dell'inazione per la Grecia è definitivamente finita", ha dichiarato.

Rivolgendosi a quanti chiedono una linea più dura nei confronti della Turchia, ha usato un'espressione significativa: "Per chi vuole una posizione più dura, che trattenga ancora un po' il respiro".

Secondo il ministro, la politica estera greca dispone di "un intero menù di opzioni", mentre il Paese ha dimostrato, ha aggiunto, di saper esercitare i propri diritti sovrani anche nella pratica.

F-35: "Le sensibilità greche saranno sempre prese in considerazione"

Quanto alla possibile acquisizione di F-35 da parte della Turchia, Gerapetritis ha osservato che la Grecia non può determinare gli accordi di difesa di altri Stati. Ha ricordato però che sette anni fa la Turchia partecipava come co-produttrice al programma F-35, mentre la Grecia ne era esclusa, sottolineando che oggi la situazione si è rovesciata.

Ha aggiunto che, nel quadro della relazione strategica tra Atene e Washington, il governo greco considera acquisito che "le sensibilità greche saranno sempre prese in considerazione" e che queste vengono trasmesse alla parte americana a tutti i livelli.

Patriot: decisione operativa per l'Arabia Saudita

Gerapetritis ha ricordato infine la batteria greca di Patriot che si trova in Arabia Saudita e la possibilità che venga riportata in Grecia.

Ha sottolineato che la relazione strategica tra Atene e Riad si è sviluppata in modo significativo negli ultimi anni e si colloca "al di sopra e al di là di qualsiasi contingenza occasionale".

Ha chiarito però che la decisione se la batteria resterà in Arabia Saudita o tornerà in Grecia è di natura operativa.

"Se riterremo necessario che la batteria torni in Grecia, lo faremo. Se riterremo che le nostre esigenze impongano che resti lì, sia geopolitiche, diplomatiche sia operative, resterà lì".

PASOK: "O ignoranza o superficialità"

Il ministro degli Esteri ha risposto anche alle critiche del PASOK, innescate dalle dichiarazioni del portavoce del partito, Kostas Tsoukalas, sulla reazione del governo alle mosse turche.

Ha definito "irresponsabile" questa posizione, aggiungendo: "O denota ignoranza o superficialità".

Secondo Gerapetritis, il governo greco ha già informato ufficialmente le autorità europee e ha preannunciato "le necessarie iniziative diplomatiche" e prese di posizione ufficiali al Consiglio Affari Esteri.

La risposta a Samaras e Karamanlis

Il ministro degli Esteri ha poi replicato duramente alle critiche rivolte alla linea delle "acque calme" dagli ex primi ministri Antonis Samaras e Kostas Karamanlis.

Rispondendo direttamente a Samaras, Gerapetritis ha scandito che "la Turchia non ha imposto alcun fatto compiuto, né avrebbe potuto farlo", ricordando come lo stesso ex premier mantenesse canali di dialogo con Recep Tayyip Erdoğan durante il suo mandato:

"A mio avviso le sue obiezioni non hanno alcun fondamento, considerando che si recò in Turchia proprio in una fase segnata da continue violazioni".

Il titolare della diplomazia ateniese ha poi respinto l'idea che la distensione abbia favorito la riabilitazione internazionale di Ankara: "La Turchia è stata riammessa nel programma SAFE o in quello degli F-35? La risposta è no".

Al contrario, ha evidenziato Gerapetritis, la Grecia ha sfruttato quest'ultimo triennio di de-escalation per blindare la propria posizione strategica e militare, come dimostrano l'ingresso nel programma F-35, l'arrivo delle nuove fregate, la tenuta economica e il crescente peso del Paese nei consessi internazionali.

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