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Divieti di velo integrale: come cambiano le regole in Europa

Donne con il niqab davanti al Parlamento danese a Copenaghen, il 31 maggio 2018, mentre la Danimarca approva il divieto di indumenti che coprono il volto.
Donne con il niqab davanti al Parlamento danese a Copenaghen il 31 maggio 2018, mentre la Danimarca approva il divieto degli indumenti che coprono il volto. Diritti d'autore  Ritzau Scanpix
Diritti d'autore Ritzau Scanpix
Di Joana Mourão Carvalho & Greta Ruffino
Pubblicato il
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I Paesi europei adottano approcci molto diversi al velo integrale, dai divieti nazionali alle restrizioni in alcuni luoghi pubblici. Euronews analizza come cambiano le regole nel continente

Il Portogallo entra nel gruppo, sempre più ampio, dei Paesi europei che vietano o limitano la possibilità di coprire integralmente il volto negli spazi pubblici. Il presidente portoghese António José Seguro ha promulgato la cosiddetta "legge del burqa", approvata dal Parlamento il 17 luglio su iniziativa del partito di destra radicale Chega.

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La norma vieta gli indumenti destinati a nascondere il volto negli spazi pubblici e prevede multe fino a 3.000 euro nei casi più gravi. Sono previste eccezioni, tra cui motivi sanitari e professionali e alcune circostanze legate ai luoghi di culto.

La decisione portoghese riapre così una questione che in Europa è tutt'altro che uniforme. Non esiste infatti una disciplina comune dell'Unione europea: alcuni Stati hanno introdotto un divieto generale di coprire il volto, altri hanno scelto restrizioni limitate a determinati luoghi, mentre altri ancora lasciano ampio spazio alle autorità locali.

Francia, l'apripista europeo

La Francia è stata il primo Paese europeo a introdurre un divieto generale della dissimulazione del volto negli spazi pubblici, con la legge dell'11 ottobre 2010, entrata in vigore nel 2011.

La norma non cita espressamente il burqa o il niqab: vieta qualsiasi abbigliamento destinato a rendere il volto non riconoscibile. Il divieto riguarda strade, negozi, ristoranti, stazioni, aeroporti, trasporti pubblici e altri luoghi aperti al pubblico. Sono previste eccezioni, tra cui alcune esigenze sanitarie, professionali o di sicurezza.

La sanzione ordinaria è una multa di 150 euro, che può arrivare fino a 1.500 euro nei casi previsti dalla legge, con la possibilità di un corso di cittadinanza.

La Francia ha motivato il provvedimento soprattutto con la sicurezza pubblica e con quelle che vengono definite le "esigenze minime della vita in società", più che con il principio di laicità.

Belgio, multe e anche carcere

Anche il Belgio ha introdotto nel 2011 un divieto di coprire completamente o principalmente il volto nei luoghi accessibili al pubblico.

La legge prevede una multa e, nei casi previsti, anche una pena detentiva da uno a sette giorni. Il provvedimento non è formulato esclusivamente in riferimento agli indumenti religiosi, ma riguarda qualsiasi abbigliamento che renda una persona non identificabile.

Bulgaria, divieto negli spazi pubblici

In Bulgaria il divieto dei veli che coprono integralmente il volto risale al 2016. Burqa e altri indumenti analoghi non possono essere utilizzati negli spazi pubblici, mentre restano consentiti nelle abitazioni private e nei luoghi di culto.

La misura è stata giustificata dalle autorità con esigenze di sicurezza e identificazione.

Austria, dal volto coperto al velo a scuola

L'Austria ha introdotto nell'ottobre 2017 un divieto generale della dissimulazione del volto. La norma si applica a strade, edifici pubblici, scuole, università, stazioni e altri luoghi pubblici e riguarda chiunque, non soltanto chi indossa il velo per motivi religiosi.

Il Paese ha poi compiuto un ulteriore passo sul fronte dell'abbigliamento religioso. Dal primo settembre 2026 entrerà in vigore il divieto, nelle scuole, del velo islamico per le ragazze fino al compimento dei 14 anni. Il provvedimento riguarda il foulard che copre il capo secondo la tradizione islamica, quindi non soltanto burqa e niqab.

Danimarca, divieto generalizzato

La Danimarca ha introdotto nel 2018 un divieto delle coperture del volto negli spazi pubblici. La norma non prende di mira esclusivamente il velo islamico, ma qualsiasi indumento che renda il volto non riconoscibile.

Burqa e niqab rientrano quindi nel divieto, insieme ad altri tipi di copertura del volto.

Alice Cordier, fondatrice del movimento Nemesis, protesta contro una conferenza di Jean-Luc Mélenchon a Sciences Po, a Parigi, il 22 aprile 2024, esponendo un cartello con la scritta
Alice Cordier, fondatrice del movimento Nemesis, protesta contro una conferenza di Jean-Luc Mélenchon a Sciences Po, a Parigi, il 22 aprile 2024, esponendo un cartello con la scritta (AP Photo/Thibault Camus)

Paesi Bassi, restrizioni solo in alcuni luoghi

Nei Paesi Bassi la scelta è stata più circoscritta. Dal 2019 è vietato coprire il volto in determinati contesti, tra cui trasporti pubblici, scuole, ospedali e istituzioni pubbliche.

Non si tratta dunque di un divieto generale valido per tutte le strade e tutti gli spazi pubblici, ma di una restrizione legata soprattutto ai luoghi nei quali identificazione e comunicazione sono considerate particolarmente importanti.

Germania, un quadro frammentato

La Germania non ha introdotto un divieto nazionale generalizzato del burqa negli spazi pubblici paragonabile a quello francese.

Esistono però restrizioni specifiche. Alcune riguardano dipendenti pubblici, professioni particolari, scuole o determinate situazioni nelle quali il volto deve essere visibile per ragioni di sicurezza o identificazione.

Il risultato è quindi un quadro più frammentato, nel quale le regole possono cambiare a seconda del contesto e del livello istituzionale coinvolto.

Lussemburgo, divieti in luoghi specifici

Il Lussemburgo ha introdotto nel 2018 una disciplina che vieta la dissimulazione del volto in una serie di luoghi determinati.

Le restrizioni riguardano, tra gli altri, trasporti pubblici, scuole, ospedali, edifici giudiziari e strutture dell'amministrazione pubblica aperte al pubblico. La norma non costituisce quindi un divieto assoluto valido indistintamente in ogni spazio pubblico.

Spagna, il quadro sta cambiando

La situazione spagnola è più complessa e, soprattutto, è in evoluzione. Per anni il Paese non ha avuto un divieto nazionale specifico del burqa o del niqab, lasciando ampio spazio alle amministrazioni locali e alle singole istituzioni.

Nel 2026, però, il tema è tornato al centro del dibattito nazionale. Il Senato ha dato il primo via libera a una proposta di legge di Vox che vieta l'uso di niqab e burqa negli spazi pubblici, con il sostegno del Partito popolare. Il testo deve però proseguire il proprio iter parlamentare e non equivale ancora a un divieto nazionale in vigore.

Questo rende la Spagna uno dei casi più interessanti per capire quanto il tema sia ancora politicamente aperto in Europa.

Portogallo, la svolta della "legge del burqa"

Con la promulgazione della nuova legge, il Portogallo si colloca ora accanto agli Stati che hanno scelto una disciplina nazionale sulla copertura del volto.

Il testo non vieta espressamente una specifica religione o un determinato indumento: proibisce gli abiti destinati a nascondere il volto o a impedirne l'identificazione negli spazi pubblici. La formulazione è stata modificata durante l'iter parlamentare proprio per ridurre i rischi di incostituzionalità e spostare il fondamento della norma dalla religione alla sicurezza, all'ordine pubblico e alla convivenza sociale.

La legge prevede multe che possono arrivare a 3.000 euro e diverse eccezioni, tra cui quelle per motivi sanitari, professionali e alcune situazioni legate ai luoghi di culto.

Il provvedimento ha comunque suscitato critiche da parte delle organizzazioni per i diritti umani, che sostengono possa colpire in modo sproporzionato le donne musulmane che scelgono volontariamente di indossare il velo integrale.

Italia, una norma nata per altri motivi

In Italia non esiste una legge che vieti specificamente burqa o niqab per motivi religiosi.

La questione viene affrontata soprattutto attraverso la normativa sulla pubblica sicurezza. La legge n. 533 del 1977, intervenuta nel contesto della lotta al terrorismo, ha introdotto restrizioni sulla possibilità di rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luoghi pubblici.

Negli anni la norma è stata richiamata anche nel dibattito sull'utilizzo del velo integrale, ma la sua applicazione concreta può dipendere dal contesto e dalle circostanze.

Svezia, prevale la libertà religiosa

La Svezia mantiene invece un approccio molto più orientato alla libertà individuale e religiosa. Non esiste un divieto nazionale del velo islamico o della copertura del volto paragonabile a quelli adottati da Francia, Belgio o Austria.

Nel corso degli anni alcune amministrazioni locali hanno tentato di introdurre restrizioni, soprattutto nel settore scolastico, alimentando un dibattito sul rapporto tra libertà religiosa, integrazione e parità di genere.

Grecia, tutela della libertà religiosa ma regole sui luoghi di lavoro

La Grecia non ha introdotto un divieto nazionale generalizzato del velo islamico. La legislazione tutela la libertà religiosa e vieta le discriminazioni, ma le regole interne di determinate istituzioni possono creare situazioni controverse.

Un caso emblematico riguarda una studentessa infermiera alla quale era stato vietato di indossare il velo durante il tirocinio ospedaliero sulla base delle regole relative alla divisa. Il difensore civico greco aveva considerato la questione come un problema di codice di abbigliamento e non come una discriminazione religiosa.

Una mappa europea tutt'altro che uniforme

Il caso portoghese mostra quindi che parlare genericamente di "divieto del burqa in Europa" rischia di semplificare una realtà molto più articolata.

Francia, Belgio, Austria e Danimarca hanno introdotto divieti nazionali della dissimulazione del volto negli spazi pubblici, mentre Paesi Bassi e Lussemburgo hanno scelto restrizioni limitate a determinati luoghi. Germania, Spagna, Italia e Grecia adottano invece soluzioni più frammentate, mentre la Svezia mantiene un'impostazione maggiormente orientata alla libertà religiosa.

La nuova legge portoghese si inserisce così in una tendenza europea che non segue un'unica direzione: da una parte crescono le norme che impongono la visibilità del volto in nome della sicurezza, dell'identificazione e della convivenza; dall'altra resta aperto il confronto con la libertà religiosa e con il diritto individuale di scegliere come vestirsi.

E il dibattito non riguarda soltanto l'Europa. Restrizioni alle coperture integrali del volto esistono, con modalità molto diverse, anche in Paesi come Cina, Australia, Russia, Canada, Sri Lanka, Marocco e Algeria.

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