Nonostante l’incertezza provocata dal conflitto, le autorità saudite hanno fatto sapere nel fine settimana che quest’anno sono arrivati più pellegrini dall’estero per l’hajj rispetto al 2025
Oltre un milione e mezzo di fedeli musulmani hanno iniziato a riempire la città santa della Mecca per l’hajj annuale, uno dei più grandi pellegrinaggi religiosi al mondo. Migliaia di pellegrini, vestiti con i tradizionali abiti bianchi, hanno raggiunto il vasto accampamento di Mina dopo aver completato il tawaf, il rito che prevede sette giri attorno alla Kaaba nella Grande Moschea della Mecca.
L’edizione 2026 dell’hajj si svolge in un clima particolarmente delicato, segnato dalle tensioni geopolitiche tra Iran, Arabia Saudita e Stati Uniti. Sullo sfondo del pellegrinaggio restano infatti le incertezze legate ai negoziati internazionali e alla fragile tregua che coinvolge Teheran e lo stretto di Hormuz.
Nel frattempo, le temperature nella regione saudita hanno raggiunto i 45 gradi Celsius. Le autorità sanitarie hanno invitato i pellegrini a utilizzare ombrelli, bere molta acqua ed evitare una prolungata esposizione al sole per prevenire colpi di calore durante i riti all’aperto.
L’inizio dell’hajj coincide anche con le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha parlato della possibilità di un nuovo accordo con l’Iran. Sul social Truth Social, Trump ha affermato che "l’accordo con l’Iran o sarà grande e significativo, oppure non ci sarà alcun accordo".
I riti di quest’anno arrivano dopo mesi di tensioni nella regione, comprese ondate di attacchi iraniani contro obiettivi sauditi e infrastrutture nei Paesi del Golfo. Nonostante ciò, le autorità saudite hanno sottolineato che il numero di pellegrini provenienti dall’estero è aumentato rispetto allo scorso anno.
Per garantire la sicurezza durante il pellegrinaggio, il ministero della Difesa saudita ha diffuso immagini di sistemi avanzati di difesa aerea schierati intorno alla Mecca. Secondo il governo, le forze armate sono impegnate a proteggere i luoghi santi e a garantire la tranquillità dei visitatori.
Molti pellegrini hanno espresso il desiderio che il conflitto nella regione possa concludersi presto. "La guerra in Iran ha colpito il mondo intero. Nessuno vuole guerre o sofferenze", ha raccontato Mohammed Chahada, pellegrino egiziano arrivato alla Mecca.
L’hajj rappresenta uno dei cinque pilastri dell’islam e deve essere compiuto almeno una volta nella vita da ogni musulmano che ne abbia la possibilità economica e fisica. Durante il pellegrinaggio, gli uomini indossano un semplice abito bianco senza cuciture, simbolo di uguaglianza e unità tra i fedeli, mentre le donne vestono abiti ampi che lasciano scoperti solo volto e mani.
Dopo il tawaf attorno alla Kaaba, i pellegrini percorrono sette volte il tragitto tra le colline di Safa e Marwa, per poi raggiungere Mina e successivamente il Monte Arafat, dove il profeta Maometto pronunciò il suo ultimo sermone.
Il raduno sul Monte Arafat rappresenta il momento più importante dell’hajj e richiama milioni di persone in preghiera sotto il sole del deserto. Nonostante il caldo estremo e le tensioni internazionali, l’atmosfera tra i fedeli resta carica di emozione e spiritualità.
"Ho desiderato fare il pellegrinaggio per tutta la vita", ha raccontato Jreish Mohammed, 68 anni, arrivato dal Marocco. "Quest’anno il mio sogno si è finalmente avverato".