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Il debito Usa sfonda quota 40 mila miliardi: nuovo record per l’America di Trump

ARCHIVIO - La Borsa di New York, New York, Stati Uniti, 19 marzo 2026.
ARCHIVIO - La Borsa di New York, a New York, Stati Uniti, 19 marzo 2026. Diritti d'autore  AP/Seth Wenig Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
Diritti d'autore AP/Seth Wenig Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
Di Sait Burak Utucu
Pubblicato il
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Il debito Usa supera per la prima volta i 40 mila miliardi di dollari. Trump sotto pressione tra deficit, interessi, spesa militare e rischi per i mercatiall’amministrazione Trump

Il debito pubblico lordo degli Stati Uniti ha superato per la prima volta nella storia la soglia dei 40 mila miliardi di dollari, raggiungendo quota 40,047 mila miliardi secondo gli ultimi dati del Dipartimento del Tesoro. Il record arriva in un momento particolarmente delicato per i conti americani, tra deficit elevati, aumento dei costi degli interessi, spesa per la difesa e crescenti tensioni sui mercati obbligazionari.

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La cifra è arrivata prima delle precedenti previsioni del Congressional Budget Office (CBO), che stimava un debito complessivo di circa 39,4 mila miliardi entro la fine dell'anno fiscale 2026. Il debito ha quindi raggiunto il nuovo traguardo con oltre un mese di anticipo rispetto alla chiusura dell'esercizio, prevista il 30 settembre.

Il record che mette in difficoltà Trump

Il nuovo primato rappresenta anche un problema politico per Donald Trump. Durante la campagna presidenziale del 2024, il presidente aveva promesso di contenere la spesa pubblica e intervenire sul debito. Ora, invece, il debito federale è più che raddoppiato rispetto ai circa 19.950 miliardi di dollari registrati all'inizio del primo mandato di Trump, nel gennaio 2017.

La crescita, però, non può essere attribuita esclusivamente all'attuale amministrazione. Una parte consistente dell'aumento è legata alla risposta alla pandemia di Covid-19, mentre il resto riflette anni di squilibri tra entrate e spesa pubblica, oltre alle scelte fiscali delle amministrazioni Trump e Biden.

Nel conto degli ultimi mesi pesano anche le conseguenze delle tariffe doganali introdotte dall'amministrazione Trump e successivamente dichiarate illegittime, con il governo costretto a gestire anche i relativi rimborsi.

Quanto pesa davvero il debito americano

La cifra dei 40 mila miliardi ha soprattutto un enorme valore simbolico. Il debito lordo comprende infatti sia i titoli di Stato detenuti da investitori e istituzioni sia il debito che il governo federale deve a propri programmi e fondi.

Dei 40,047 mila miliardi complessivi, circa 32.266 miliardi sono detenuti dal pubblico, mentre altri 7.782 miliardi corrispondono a debito intragovernativo.

È soprattutto il primo dato a essere osservato dagli economisti e dai mercati, perché indica quanto il governo americano deve effettivamente a investitori esterni.

Il problema è però la velocità con cui il debito continua a crescere. Nei primi dieci mesi dell'anno fiscale 2026 gli Stati Uniti hanno già accumulato circa 1.800 miliardi di dollari di nuovo debito, con il deficit annuale destinato a superare i 2.000 miliardi.

Interessi, pensioni e sanità: la pressione aumenta

A preoccupare non è soltanto l'ammontare complessivo del debito, ma soprattutto il costo necessario per finanziarlo.

L'aumento dei tassi di interesse ha fatto crescere rapidamente la spesa per gli interessi sul debito federale, mentre nel lungo periodo aumentano anche gli impegni per programmi come Social Security e Medicare. Secondo dati citati dal Congressional Budget Office, nei primi dieci mesi dell'anno fiscale gli interessi netti sul debito pubblico hanno raggiunto circa 963 miliardi di dollari, oltre 3 miliardi al giorno.

Questo crea un meccanismo potenzialmente difficile da interrompere: più debito significa più interessi da pagare e, con tassi elevati, una quota crescente delle risorse pubbliche viene assorbita dal servizio del debito.

I mercati lanciano un segnale

Il nuovo record arriva mentre gli investitori guardano con crescente attenzione alla sostenibilità dei conti americani. I rendimenti dei Treasury a lunga scadenza hanno raggiunto livelli che non si vedevano da anni, alimentati dalle preoccupazioni sull'inflazione, sulla spesa pubblica e sulle tensioni geopolitiche.

Il rendimento del Treasury trentennale ha toccato il livello più alto degli ultimi decenni, prima di arretrare dopo l'intervento del Tesoro sul mercato obbligazionario. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato infatti l'ampliamento dei riacquisti di titoli di Stato a lunga scadenza, portandoli ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione.

Il problema è che rendimenti più elevati significano anche costi di finanziamento maggiori per lo stesso governo americano. E, indirettamente, possono tradursi in condizioni di credito più onerose per famiglie e imprese.

La spesa militare aggiunge pressione

A complicare ulteriormente il quadro c'è la spesa per la difesa. La guerra con l'Iran ha aumentato i costi militari statunitensi e non si intravede, al momento, un'inversione di tendenza.

Il Congresso ha inoltre autorizzato un livello record di finanziamenti per il Pentagono. La combinazione tra spesa militare, programmi sociali, interessi sul debito e minori entrate fiscali rende quindi sempre più difficile ridurre il deficit senza interventi politicamente molto delicati.

Trump ha anche cercato di presentare come un successo l'attività della commissione incaricata di ridurre la spesa e il numero dei dipendenti federali. Ma i risparmi effettivamente ottenuti sono difficili da quantificare e gli osservatori indipendenti contestano alcune delle cifre diffuse dall'amministrazione.

Sul sito del Department of Government Efficiency (DOGE) vengono indicati risparmi per circa 215 miliardi di dollari, una cifra comunque molto inferiore rispetto alla dimensione del deficit annuale americano.

Il monito bipartisan del Congresso

Il record dei 40 mila miliardi ha provocato reazioni sia tra i repubblicani sia tra i democratici.

Il senatore repubblicano Rick Scott ha chiesto al Congresso di "controllare la spesa e pareggiare il bilancio", mentre il democratico Mark Kelly ha accusato Trump di aver disatteso le promesse sul debito.

Il deputato democratico Ted Lieu ha parlato invece di una nuova "Età dell'oro del debito".

Al di là dello scontro politico, il punto condiviso dagli analisti è che il problema non nasce con una singola amministrazione. Il debito americano è aumentato rapidamente dopo la crisi finanziaria del 2007-2009 e durante la pandemia, ma né il Congresso né le amministrazioni successive sono riusciti a modificare in maniera strutturale il rapporto tra spesa ed entrate.

C'è davvero il rischio di una crisi?

Il superamento dei 40 mila miliardi non rappresenta di per sé una soglia oltre la quale scatta automaticamente una crisi. Non esiste infatti un livello universale del rapporto debito/PIL che determini necessariamente un collasso finanziario.

Il valore del nuovo record è soprattutto psicologico e politico. La questione diventa più delicata quando gli investitori iniziano a chiedere rendimenti sempre più elevati per acquistare il debito americano.

Il rischio, spiegano gli analisti, è che l'aumento dei costi di finanziamento finisca per ridurre lo spazio di manovra del governo, rendendo più difficile intervenire in caso di nuova recessione, emergenza geopolitica o crisi finanziaria.

Gli Stati Uniti continuano a godere di un enorme vantaggio: il dollaro resta la principale valuta di riserva mondiale e i Treasury sono ancora considerati tra gli asset più sicuri e liquidi del pianeta. Ma il record dei 40 mila miliardi di dollari è un segnale difficile da ignorare.

Il vero problema, quindi, non è soltanto che l'America abbia raggiunto una cifra mai vista prima. È che il debito continua a crescere mentre aumentano anche gli interessi da pagare. E senza una riduzione duratura del deficit, la traiettoria dei conti pubblici statunitensi resta sempre più difficile da sostenere.

Risorse addizionali per questo articolo • AFP

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