Il Partito del Socialismo Europeo si spacca: eurodeputati italiani e spagnoli accusano la danese Frederiksen di "solidarietà selettiva" per l’asse con Meloni contro la Spagna su Ceuta, mentre i socialdemocratici danesi restano su una linea migratoria rigida
Il Partito del Socialismo Europeo (PSE) si prepara a un confronto interno sulla politica migratoria. Al centro dello scontro c'è la posizione della premier danese Mette Frederiksen, esponente del centrosinistra, che durante la crisi di Ceuta si è schierata al fianco di Giorgia Meloni, chiedendo una risposta europea più dura contro l'immigrazione irregolare.
La crisi è esplosa alla fine di luglio, quando circa 70-72 mila persone hanno raggiunto l'enclave spagnola di Ceuta dal Marocco. Secondo le autorità spagnole, la maggior parte è poi rientrata in territorio marocchino. L'episodio ha provocato una forte reazione politica in Europa e riacceso il confronto sulla gestione delle frontiere esterne dell'Unione.
Frederiksen con Meloni: "No a un ritorno al 2015"
Nel pieno della crisi, Frederiksen ha criticato apertamente la gestione spagnola e ha evocato persino la possibilità di sospendere la cooperazione Schengen. La premier danese ha inoltre firmato, insieme a Meloni e ad altri 20 leader europei, una lettera indirizzata ai vertici dell'Ue nella quale si chiedeva una risposta comune più incisiva alla pressione migratoria e il rafforzamento delle frontiere esterne.
La posizione danese è diventata ancora più evidente il 10 agosto, quando Frederiksen e Meloni hanno diffuso una dichiarazione congiunta contro i "flussi incontrollati", sostenendo una politica migratoria più rigorosa e accelerando il progetto di centri per i rimpatri in Paesi terzi.
È proprio questo avvicinamento a Meloni ad aver fatto scattare la protesta all'interno della famiglia socialista europea.
La rivolta di Italia e Spagna
In una lettera inviata al presidente del PSE Stefan Löfven, gli eurodeputati Peppe Provenzano, italiano del gruppo S&D, e Javi López, spagnolo dello stesso gruppo, hanno accusato Frederiksen di praticare una "solidarietà selettiva".
Secondo i due esponenti socialisti, è particolarmente grave che un governo appartenente alla stessa famiglia politica abbia scelto di schierarsi con Meloni mentre la Spagna affrontava una situazione eccezionale.
Nel mirino finisce anche la richiesta italiana di sospendere Schengen. Gli esponenti italiani e spagnoli sostengono che Ceuta abbia uno status particolare e che non esista una libera circolazione dall'enclave verso il resto dell'Unione tale da giustificare una simile misura. Madrid ha infatti contestato la decisione italiana, sostenendo che non vi fosse alcun rischio di "movimenti secondari" verso il territorio europeo attraverso Ceuta.
"La Danimarca adotta la narrazione dell'estrema destra"
La critica non riguarda però soltanto Ceuta. Provenzano e López accusano Frederiksen di aver progressivamente adottato una lettura della migrazione vicina a quella della destra radicale, presentando gli arrivi irregolari come un'emergenza permanente.
La contestazione arriva mentre il quadro europeo mostra, secondo i dati citati dagli stessi socialisti, una forte diminuzione degli arrivi irregolari dall'inizio dell'anno.
Per gli esponenti di S&D, dunque, la questione non è soltanto quale politica adottare sulla migrazione, ma quale debba essere la risposta di un partito socialista davanti a una crisi che coinvolge direttamente uno Stato membro.
I socialdemocratici danesi non arretrano
Da Copenaghen, però, non arrivano segnali di retromarcia. Il portavoce del partito e deputato Rasmus Stoklund ha ribadito che la linea dei socialdemocratici danesi sulla migrazione rimane invariata: frontiere esterne dell'Ue più robuste, maggiore controllo dei flussi e centri per i rimpatri al di fuori dell'Europa.
La distanza con il gruppo S&D non è del resto nuova. I tre eurodeputati socialdemocratici danesi hanno già votato in diverse occasioni contro la posizione prevalente del gruppo sui dossier migratori.
La novità, però, è politica: questa volta Copenaghen non si è limitata a difendere una propria linea, ma ha costruito un'alleanza esplicita con Meloni.
La vera frattura è a sinistra
Per Juan Fernando López Aguilar, eurodeputato socialista spagnolo, la posizione danese genera ormai "chiaramente tensioni" con la linea del gruppo S&D. E la crisi di Ceuta ha alzato ulteriormente la posta perché, sostiene, non riguarda più soltanto migrazione e asilo, ma la solidarietà tra Stati membri.
È un passaggio significativo per il centrosinistra europeo. La politica migratoria sta infatti diventando uno dei terreni sui quali le tradizionali divisioni tra destra e sinistra si sovrappongono a nuove fratture interne ai partiti progressisti. Anche in Europa il tema dei confini, dei rimpatri e della gestione degli arrivi sta spingendo alcuni governi socialdemocratici verso posizioni più restrittive.
Nessuna espulsione, per ora
Nonostante lo scontro, l'appartenenza dei Socialdemocratici danesi al PSE non sarebbe in discussione. L'obiettivo è piuttosto aprire un confronto e cercare un punto di equilibrio su una questione destinata a diventare sempre più centrale nell'agenda europea.
La partita potrebbe entrare nel vivo alla prossima riunione della presidenza del PSE, prevista poco prima del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.
E proprio il vertice di ottobre potrebbe trasformare la crisi di Ceuta da emergenza di frontiera in un caso politico europeo: non soltanto lo scontro tra Madrid e i governi più duri sull'immigrazione, ma una frattura che attraversa direttamente la famiglia socialista.