Il cavo sottomarino da quasi 2 miliardi Great Sea Interconnector collegherebbe Cipro alla rete elettrica Ue e porrebbe fine all'isolamento energetico di Nicosia. Ma le mire marittime della Turchia e i nodi sui finanziamenti ne bloccano l'avvio, che era previsto nel 2024
Lo sforzo dell'Unione europea per costruire una rete elettrica più integrata si scontra con un ostacolo sempre più noto: la geopolitica.
Il Great Sea Interconnector (GSI), un progetto da 1,9 miliardi di euro pensato per collegare le reti elettriche di Grecia, Cipro e Israele, ha subito ripetuti ritardi perché le dispute marittime nel Mediterraneo orientale complicano i lavori sulle tratte politicamente più sensibili.
Per Bruxelles, in gioco c'è più di una singola opera infrastrutturale: il cavo sottomarino di circa 1.200 chilometri metterebbe infatti fine allo status di Cipro come unico Stato membro dell'UE privo di un'interconnessione elettrica con la rete più ampia del blocco.
Il progetto rafforzerebbe anche la sicurezza energetica regionale e permetterebbe un uso più esteso delle energie rinnovabili, con Cipro che beneficerebbe di bollette elettriche più basse.
La Commissione europea ha già stanziato 657 milioni di euro per il progetto e lo ha definito strategico, mentre l'UE punta ad ammodernare le sue reti elettriche obsolete e ad accogliere volumi in rapido aumento di energia pulita.
Ma oggi il GSI si scontra con una combinazione di ostacoli geopolitici, finanziari e commerciali, a riprova di quanto sia difficile tradurre l'ambizione di Bruxelles di creare un sistema energetico europeo più connesso in infrastrutture concrete.
Perché il progetto energetico europeo è intrappolato in una disputa regionale
La sfida geopolitica più immediata arriva dalla Turchia, le cui rivendicazioni concorrenti sulla giurisdizione marittima si sovrappongono al tracciato previsto del cavo.
Il GSI passerebbe nelle acque a sud e a est delle isole greche di Creta e Kasos, dove la Grecia afferma di avere diritti sovrani sulla propria piattaforma continentale e sulla zona economica esclusiva ai sensi della Convenzione ONU sul diritto del mare.
La Turchia, che non ha aderito alla Convenzione, contesta l'interpretazione greca, sostenendo che alle isole non debbano essere automaticamente riconosciute zone marittime complete quando le loro rivendicazioni si sovrappongono alla piattaforma continentale della terraferma.
La disputa ha già avuto conseguenze concrete sul progetto.
Nel 2024 le autorità greche hanno rinviato alcune fasi del programma di rilevamento offshore dopo che navi militari turche sono state dispiegate in aree in cui era previsto operassero le navi di ricerca.
Pur senza degenerare in uno scontro diretto, gli episodi hanno messo in luce i rischi per le infrastrutture che attraversano aree marittime contese.
Klaus Dodds, professore di geopolitica e preside della Royal Holloway, University of London, ha spiegato che per la Turchia il GSI mette in discussione i confini marittimi e le zone economiche esclusive rivendicati da Grecia e Cipro.
"Il GSI, se sarà completato, è molto più di un semplice cavo per la trasmissione di energia", ha dichiarato Dodds a Euronews.
Segnerebbe anche un forte allineamento tra Grecia, Cipro e Israele, una combinazione geopolitica che Ankara guarda con sospetto, ha aggiunto l'accademico.
L'opposizione della Turchia è legata anche a una propria visione concorrente della connettività energetica.
Dodds ha spiegato che Ankara preferirebbe sviluppare un collegamento elettrico sottomarino alternativo tra la Turchia e la Repubblica Turca di Cipro del Nord, uno Stato secessionista riconosciuto solo da Ankara.
La Commissione, però, ha chiarito che il GSI è l'unico progetto che sostiene politicamente e finanziariamente per porre fine all'isolamento elettrico di Cipro, a conferma di uno scontro più ampio sul futuro del Mediterraneo orientale.
"L'UE ha un interesse strategico in un ambiente stabile e sicuro nel Mediterraneo orientale e resta impegnata a difendere i propri interessi e quelli dei suoi Stati membri, oltre che a tutelare la stabilità regionale", ha dichiarato a Euronews un portavoce della Commissione.
La dottrina turca della 'Patria Blu' attribuisce grande importanza alle rivendicazioni marittime e ai diritti sovrani di Ankara nella regione, mentre il rafforzamento della cooperazione tra Grecia, Cipro e Israele ha aggiunto un ulteriore livello alla rivalità.
Dalla caduta del regime di Assad in Siria nel dicembre 2024, Turchia e Israele si considerano sempre più una minaccia alla sicurezza nazionale l'una per l'altra, secondo Haşim Tekineş, ricercatore presso l'Institute for Diplomacy and Economy.
Su questo sfondo, il crescente allineamento tra Grecia e Israele ha alimentato ulteriormente le preoccupazioni di Ankara.
Tekineş afferma che la Turchia vede il rafforzamento del rapporto tra Grecia e Israele come un possibile tentativo di accerchiarla e isolarla.
A suo avviso, Ankara potrebbe considerare il completamento del GSI una perdita sia di leva geopolitica sia di opportunità economiche, soprattutto perché la Turchia punta a presentarsi come un ponte energetico tra l'Europa, il Medio Oriente e altre regioni.
Perché Bruxelles cerca di tenere il progetto in carreggiata
Per l'UE la sfida non è solo costruire un cavo attraverso il Mediterraneo, ma portare avanti un progetto energetico strategico in una delle regioni marittime più contese d'Europa.
Il commissario all'Energia Dan Jørgensen ha sottolineato l'importanza del diritto internazionale e del multilateralismo per mantenere un ambiente stabile nel Mediterraneo orientale e sviluppare un rapporto di cooperazione tra l'UE e la Turchia.
La Commissione ha anche messo in guardia rispetto ai piani turchi per un collegamento sottomarino separato tra Cipro e Cipro del Nord.
Nel frattempo, la Turchia sta preparando una versione riveduta della propria dottrina marittima. A maggio Ankara ha annunciato l'intenzione di sancire la dottrina marittima per legge, anche se l'esame parlamentare è stato successivamente rinviato a ottobre.
Il testo definitivo resta incerto. Secondo il ricercatore turco Tekineş, anche un ulteriore avvicinamento tra la Turchia e l'UE o gli Stati Uniti difficilmente renderebbe accettabile per Ankara la cooperazione tra Grecia e Israele, o progetti come il GSI.
Il cavo resta così esposto a una rivalità geopolitica più ampia, che potrebbe continuare a complicarne lo sviluppo.
Chi paga il GSI
La Turchia è però solo uno degli ostacoli che il progetto deve affrontare.
Grecia e Cipro faticano inoltre da anni a concordare in che modo finanziare l'interconnettore da miliardi di euro e come recuperare alla fine i costi dai consumatori di energia elettrica.
Oltre ai milioni di euro di fondi dell'UE, il gestore della rete di trasmissione elettrica greca, l'Independent Power Transmission Operator (IPTO), dovrebbe finanziare la parte restante del progetto, che ha rilevato dal promotore del GSI, in precedenza noto come EuroAsia Interconnector. Il progetto avrebbe dovuto entrare in funzione nel 2024.
In base all'ultimo accordo, Cipro avrebbe dovuto coprire il 63% dei costi, pari a circa 786 milioni di euro, mentre la Grecia il 37%, ovvero circa 460 milioni.
La Grecia sostiene che Cipro, in quanto principale beneficiaria e ultimo mercato elettrico isolato dell'UE, debba farsi carico di una quota maggiore degli oneri finanziari.
Cipro, dal canto suo, cerca garanzie che i consumatori non si ritrovino a sostenere costi elevati prima che il cavo diventi operativo.
Atene e Nicosia hanno chiesto ad aprile alla Banca europea per gli investimenti di riesaminare la fattibilità del progetto, le stime dei costi e l'integrazione nel mercato elettrico.
Se la Bei dovesse concludere che la stima iniziale di 1,9 miliardi di euro è aumentata, si potrebbe ricorrere a finanziamenti o investitori aggiuntivi.
Di fatto, il progetto è sottoposto a una nuova valutazione dopo che un precedente piano di finanziamento non è riuscito a decollare.
Quel piano si basava su sovvenzioni dell'UE, prestiti della Banca europea per gli investimenti e investimenti dei promotori del progetto, ma la Bei aveva già espresso dubbi sulla sua sostenibilità finanziaria.
Un portavoce della Bei ha dichiarato a Euronews che i colloqui sul finanziamento del GSI "sono in corso" e che ogni eventuale richiesta di finanziamento sarà valutata in linea con le politiche e le procedure della banca.
"A questo stadio non è stata presa alcuna decisione sul fatto che il finanziamento venga preso in considerazione e non commentiamo nel dettaglio il processo di valutazione prima che sia concluso", ha aggiunto il portavoce della Bei.