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F-35 alla Turchia: scontro a Washington, pressing della lobby greco-americana e ostacoli legali

F-35 statunitense
F-35 americano Diritti d'autore  Copyright 2017 The Associated Press. All rights reserved.
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Di Foteini Doulgkeri
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Il possibile rientro della Turchia nel programma dei caccia F-35 accende lo scontro a Washington. Nonostante le aperture di Donald Trump a Erdogan, il Congresso e la lobby greco-americana si mobilitano per mantenere il blocco legato al possesso dei missili russi S-400

La possibilità che la Turchia rientri nel programma di aerei da combattimento F-35 ha aperto un nuovo fronte di scontro a Washington. La lobby greco-americana e alcuni membri del Congresso stanno tentando di mantenere attivi gli esistenti ostacoli legali legati alla vendita di caccia americani ad Ankara.

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Il tema è tornato in primo piano dopo i contatti del presidente statunitense Donald Trump con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ma finora non esiste alcuna decisione ufficiale del governo americano per la riammissione della Turchia al programma.

Il governo greco riconosce che le decisioni in materia di armamenti costituiscono un diritto sovrano di ogni Paese e che non dispone di alcun potere di veto sulle scelte statunitensi. Atene ritiene però di avere il diritto e il dovere di sottoporre agli alleati le questioni di sicurezza che considera cruciali per la stabilità della regione.

In Grecia si sottolinea che la Turchia resta un alleato nella Nato. Permangono però questioni aperte nelle relazioni greco-turche, come il mantenimento del casus belli da parte della Grande Assemblea Nazionale turca, la contestazione di diritti sovrani greci e le divergenze sull’Egeo e sul Mediterraneo orientale.

Per questo motivola Grecia chiede che ogni decisione sulla vendita di sistemi d’arma avanzati sia accompagnata da chiare clausole di sicurezza e da garanzie che tali sistemi non possano essere utilizzati contro un altro Stato membro dell’Alleanza.

La discussione si è però già spostata al Congresso. I sostenitori del mantenimento delle restrizioni ricordano che l’esclusione della Turchia dal programma F-35 nel 2019 non fu soltanto una decisione politica, ma fu direttamente collegata all’acquisizione del sistema russo S-400.

La lettera di Dina Titus e le mosse al Congresso

La prima presa di posizione pubblica contro una possibile modifica della linea politica è arrivata dalla deputata democratica del Nevada, Dina Titus, che ha raccolto le firme di 18 parlamentari in una lettera indirizzata alla leadership della Camera dei Rappresentanti.

I deputati chiedono di garantire il rispetto della legislazione statunitense in vigore e che il Congresso sia pronto a intervenire nel caso in cui il governo tenti di procedere al reintegro della Turchia nel programma.

Come spiega Thanos Davelis, direttore delle Relazioni pubbliche dell’Hellenic American Leadership Council, questa lettera rappresenta la prima reazione organizzata all’interno del Congresso.

La lettera dei Democratici
La lettera dei Democratici Doulgkeri, Foteini/

"Dina Titus ha riunito diversi deputati, soprattutto democratici, in tutto 18, che hanno inviato una lettera ai leader della Camera, così da essere pronti a muoversi e a bloccare qualsiasi iniziativa potremmo vedere dal presidente Trump in relazione agli F-35", ha osservato.

Davelis ha ammesso però che la situazione tra i repubblicani è diversa. Molti si mostrano ugualmente cauti rispetto a una possibile vendita, ma preferiscono muoversi soprattutto dietro le quinte.

"I repubblicani sembrano agire soprattutto all’interno. Non vogliono mettere il loro nome su questa lettera e cercano di convincere dall’interno l’amministrazione Trump, sfruttando i diversi canali di cui dispongono", ha affermato Davelis.

Il "muro" legale

L’argomento principale di chi si oppone al rientro della Turchia nel programma F-35 è che esistono specifiche limitazioni previste dalla legge, introdotte dallo stesso Congresso.

L’acquisto degli S-400 dalla Russia ha portato all’applicazione della legge CAATSA, che prevede sanzioni per le acquisizioni significative di equipaggiamenti difensivi russi.

Parallelamente, tramite le leggi di bilancio della difesa statunitensi sono state introdotte disposizioni specifiche che collegano il rientro della Turchia nel programma F-35 alla rimozione degli S-400.

"La questione è iniziata nel primo mandato del presidente Trump. La Camera e il Senato avevano approvato la legge CAATSA, che non riguardava solo la Turchia, ma era pensata come strumento per permettere al governo statunitense di imporre sanzioni ai Paesi che acquistano sistemi d’arma da Stati come la Russia", ha spiegato Thanos Davelis.

Come aggiunge, dopo la decisione di Ankara sugli S-400, il Congresso è intervenuto con ulteriori misure legislative:

"Esistono due testi di legge che prevedono, in sostanza, che gli F-35 non possano essere consegnati alla Turchia finché essa continuerà a detenere gli S-400".

L’interpretazione cruciale del termine "possesso"

Una delle questioni centrali esaminate a Washington riguarda l’interpretazione del termine "possesso".

La normativa statunitense non si riferisce solo all’uso o all’attivazione degli S-400, ma al fatto che la Turchia detenga ancora il sistema russo.

Per questo uno degli scenari discussi è la rimozione degli S-400 dal controllo turco, oppure il loro trasferimento in un Paese terzo, così da poter sostenere che l’ostacolo giuridico non esiste più.

Al di là del profilo giuridico, la principale preoccupazione statunitense riguarda la protezione della tecnologia dell’F-35.

Washington teme che il funzionamento di un sistema russo S-400 nello stesso ambiente operativo del caccia statunitense di quinta generazione possa consentire la raccolta di dati sensibili sulle caratteristiche di bassa osservabilità (stealth), sui sistemi elettronici e sulle capacità operative dell’aereo.

Esiste il rischio che gli S-400 possano registrare o acquisire diversi elementi che rappresentano segreti statunitensi sugli F-35 e che questi vengano poi trasferiti ai russi", ha sottolineato Davelis.

Questo è stato il motivo principale per cui la Turchia è stata estromessa dal programma nel 2019, nonostante vi partecipasse dal 2007 come Paese coproduttore.

Le prossime mosse della lobby greco-americana

L'azione di pressione non si limita alla comunità greco-americana. Secondo Thanos Davelis, nella partita sono coinvolte anche altre organizzazioni a Washington, tra cui esponenti della comunità ebraico-americana.

"Gli ebrei americani continuano a essere una voce politica influente. Sono ben organizzati e si muovono di conseguenza a Washington sul dossier F-35", ha osservato.

Parallelamente, l'Hellenic American Leadership Council prosegue i contatti con i membri del Congresso, esponenti dell’amministrazione e centri di ricerca.

"Siamo in contatto con diversi attori, sia nel governo sia nel Congresso, oltre che con varie strutture di analisi, per arrivare a questo risultato", ha affermato Davelis.

L'esito finale della vicenda dipenderà dall’equilibrio tra la volontà della Casa Bianca di riavvicinarsi ad Ankara e la posizione del Congresso, che ha già fissato un quadro normativo rigoroso sulla detenzione degli S-400.

Come stima Davelis, "se il Congresso si mobiliterà a sufficienza, potremmo vedere qualche risultato".

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