"Il piano speciale per le energie rinnovabili, annunciato oggi (19 agosto) dalla Grecia e che include l’Egeo, non avrà alcuna conseguenza giuridica per la Turchia", ha dichiarato un portavoce del ministero degli Esteri turco
La Grecia introduce nuove regole per la localizzazione degli impianti da fonti rinnovabili e la Turchia reagisce. Al centro dello scontro c’è il mar Egeo, dove la pianificazione energetica greca si intreccia con una delle aree più controverse nei rapporti tra Atene e Ankara.
Il ministero degli Esteri turco ha contestato il nuovo Quadro Speciale di Pianificazione Territoriale per le Energie Rinnovabili (EΧΠ-ΑΠΕ) annunciato dalla Grecia il 19 agosto, sostenendo che il provvedimento non possa produrre alcun effetto giuridico sulle posizioni di Ankara.
"Il Nuovo Quadro Speciale di Pianificazione Territoriale per le Energie Rinnovabili, annunciato oggi dalla Grecia e che riguarda anche il mar Egeo, non produrrà alcuna conseguenza giuridica per la Turchia", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri turco, Oncu Keçeli.
Ankara ha richiamato anche le proprie contestazioni sulla sovranità di alcune formazioni geografiche dell’Egeo, sostenendo che alcune di esse non sarebbero state attribuite alla Grecia dai trattati internazionali. La Turchia ribadisce quindi che il nuovo quadro greco, così come altre iniziative analoghe, non modifica la sua posizione giuridica.
Perché il nuovo piano greco interessa la Turchia
Il punto non è soltanto energetico. Il nuovo quadro greco stabilisce infatti criteri per la localizzazione degli impianti rinnovabili anche nello spazio marittimo, oltre a introdurre regole specifiche per le isole.
Il governo di Atene presenta il provvedimento come un aggiornamento complessivo delle regole per lo sviluppo delle energie rinnovabili, con un orizzonte che arriva al 2050. Il nuovo sistema sostituisce quello introdotto nel 2008 e riguarda, tra le altre tecnologie, impianti fotovoltaici, parchi eolici e sistemi di accumulo.
Il ministero dell’Ambiente e dell’Energia greco sottolinea che l'obiettivo è conciliare lo sviluppo delle rinnovabili con la tutela dell'ambiente, del paesaggio, del patrimonio culturale e delle comunità locali.
Per i fotovoltaici, il nuovo quadro introduce ampie aree di esclusione, comprese le zone Natura 2000, le foreste, le zone umide Ramsar, i parchi nazionali, i paesaggi protetti e alcune aree di particolare valore culturale e archeologico. Viene inoltre fissato un limite massimo dell'1,5 per cento della superficie di ciascuna Unità Regionale per la copertura da parte di nuovi impianti fotovoltaici.
Anche per l'eolico vengono introdotti criteri più restrittivi. Tra le aree escluse figurano, in determinate condizioni, zone umide, paesaggi protetti, aree naturali sensibili e territori oltre i 1.200 metri di quota. Per le isole con superficie inferiore a 300 chilometri quadrati sono inoltre previste limitazioni specifiche.
La parte più delicata: il mare
È però la componente offshore a rendere il nuovo piano particolarmente sensibile dal punto di vista geopolitico.
Il quadro greco stabilisce criteri per la localizzazione di impianti rinnovabili in mare, tenendo conto, tra gli altri elementi, delle attività di pesca, delle distanze di sicurezza e delle aree ambientalmente sensibili. Sono previste inoltre specifiche esclusioni per alcune installazioni fotovoltaiche galleggianti, comprese determinate zone di ancoraggio e aree di interesse archeologico o subacqueo.
Atene inserisce così le rinnovabili marine all'interno di una pianificazione più ampia dello spazio marittimo. Ed è proprio questo aspetto a entrare in una zona politicamente delicata: nell'Egeo Grecia e Turchia hanno da decenni controversie su acque territoriali, piattaforma continentale, spazio aereo e sovranità di alcune isole e formazioni geografiche.
Per Ankara, dunque, una pianificazione greca che individua aree per attività energetiche nello spazio marittimo non può essere considerata un atto privo di implicazioni territoriali.
Ankara: "Niente iniziative unilaterali"
Il ministero degli Esteri turco ha quindi chiesto di evitare iniziative unilaterali in bacini chiusi o semichiusi come l'Egeo e il Mediterraneo.
"Il diritto internazionale del mare incoraggia la cooperazione tra gli Stati costieri in tali bacini", ha affermato Keçeli, aggiungendo che la Turchia, in quanto uno dei due Stati costieri dell'Egeo, resta pronta a collaborare con la Grecia.
Ankara ha inoltre richiamato la Dichiarazione di Atene sulle Relazioni Amichevoli e di Buon Vicinato, firmata il 7 dicembre 2023, sostenendo che le questioni ancora aperte debbano essere affrontate attraverso un approccio "sincero e complessivo", basato sul diritto internazionale, sull'equità e sul buon vicinato.
Il riferimento è significativo. La dichiarazione del 2023 aveva segnato un tentativo di ridurre le tensioni tra i due Paesi dopo anni di forti contrasti nel Mediterraneo orientale e nell'Egeo. Ankara, tuttavia, continua a considerare alcune iniziative unilaterali di Atene incompatibili con la propria interpretazione delle controversie marittime.
Una partita che va oltre le rinnovabili
La vicenda mostra quindi come la transizione energetica nel Mediterraneo possa intrecciarsi direttamente con le dispute geopolitiche.
La Grecia punta a organizzare lo sviluppo delle rinnovabili attraverso un sistema nazionale più preciso, con aree consentite, zone di esclusione e criteri ambientali anche per gli impianti offshore.
La Turchia, dal canto suo, avverte che queste decisioni non possono modificare in alcun modo le sue rivendicazioni e la sua posizione giuridica nell'Egeo.
Il nuovo quadro greco non risolve dunque le controversie tra i due Paesi: le porta dentro una nuova dimensione, quella della pianificazione energetica e dello sfruttamento dello spazio marittimo. Ed è proprio questo il punto che potrebbe rendere ancora più delicata la partita sulle future infrastrutture energetiche nell'Egeo.