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Iran valuta attacchi in Europa, la Nato avverte: “Pronti a difendere gli Alleati”

Missili iraniani Zolfaghar, in alto, e Zolfaghar Bassir, di produzione nazionale, esposti dalle forze armate, luglio 2026
Missili iraniani Zolfaghar, in alto, e Zolfaghar Bassir, di produzione nazionale, esposti dalle forze armate, luglio 2026 Diritti d'autore  AP Photo
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Di Symela Touchtidou Agenzie: ΑΠΕ-ΜΠΕ, ΑΡ
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Il presidente degli Stati Uniti sembra abbandonare i negoziati e adottare una politica di "strangolamento economico" nei confronti dell'Iran

Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è ormai formalmente scaduto e, con il memorandum d’intesa di giugno naufragato nel giro di poche settimane, il conflitto iniziato il 28 febbraio torna a muoversi lungo una linea sempre più pericolosa. Teheran non guarda più soltanto al Golfo Persico: secondo il Financial Times, il regime iraniano avrebbe valutato la possibilità di colpire obiettivi militari statunitensi nel sud e nel sud-est dell’Europa se Donald Trump decidesse di riprendere gli attacchi.

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Tra i possibili bersagli figurerebbero Bulgaria e Cipro, due Paesi che ospitano infrastrutture utilizzate dalle forze occidentali. La notizia, riferita dal quotidiano britannico sulla base di due fonti vicine al regime iraniano, apre così uno scenario nuovo: l'estensione diretta della guerra al territorio europeo.

Bulgaria e Cipro nel mirino

In Bulgaria l'attenzione è concentrata sulla base aerea di Bezmer, nel sud del Paese, il cui utilizzo per il rifornimento di aerei militari statunitensi è stato autorizzato il mese scorso. Sofia ha già rafforzato le misure di sicurezza intorno all'installazione e innalzato il livello di allerta.

L'altro possibile obiettivo sarebbe Cipro, dove si trova la base britannica di Akrotiri, già interessata da un attacco con drone a marzo. Secondo le informazioni riportate dal Financial Times, le forze iraniane avrebbero preso in considerazione anche questa infrastruttura nell'eventualità di una nuova offensiva americana.

Il riferimento a Cipro è particolarmente significativo perché l'isola, pur non appartenendo alla Nato, ospita importanti basi britanniche utilizzate nell'ambito delle operazioni militari occidentali nella regione.

La risposta della Nato: "Pronti a difendere gli Alleati"

Di fronte alle indiscrezioni, l'Alleanza Atlantica ha immediatamente alzato il livello della risposta. "La Nato è pronta ad affrontare qualsiasi minaccia e farà sempre tutto il necessario per difendere tutti gli Alleati", ha fatto sapere un funzionario dell'Alleanza.

La Nato ha ricordato inoltre che dall'inizio del conflitto le proprie difese aeree hanno già intercettato in più occasioni missili balistici provenienti dall'Iran e diretti verso la Turchia. Il ministero della Difesa turco aveva confermato a marzo diversi episodi di questo tipo, con ordigni iraniani entrati nello spazio aereo turco e neutralizzati dai sistemi di difesa aerea e missilistica della Nato.

Il messaggio di Bruxelles è quindi netto: un eventuale attacco iraniano contro un obiettivo situato in territorio alleato verrebbe considerato come una minaccia alla sicurezza dell'Alleanza.

Teheran minaccia anche i Paesi del Golfo

La pressione iraniana non si ferma all'Europa. Teheran ha rivolto un avvertimento esplicito anche ai Paesi del Golfo che consentono alle forze americane di utilizzare le proprie basi.

"Qualunque assistenza o agevolazione fornita all'esercito aggressore americano equivale a una partecipazione alle operazioni militari", ha dichiarato il capo di stato maggiore delle forze iraniane, Ali Abdollahi, riferendosi in particolare alla presenza nella regione di aerei militari statunitensi, compresi velivoli per il rifornimento in volo.

L'Iran starebbe inoltre valutando possibili azioni contro infrastrutture sottomarine, compresi i cavi in fibra ottica nello Stretto di Hormuz, aggiungendo un ulteriore elemento di rischio a una crisi che sta già mettendo sotto pressione il traffico marittimo e le rotte energetiche.

Lo scontro con gli Emirati

A rendere ancora più tesa la situazione è lo scontro con gli Emirati Arabi Uniti. Abu Dhabi ha denunciato il lancio di due missili balistici iraniani, sostenendo che fossero diretti verso il proprio territorio e che siano poi caduti in mare. Teheran ha respinto l'accusa, definendola infondata.

La reazione degli Emirati è stata però pesante: tutti gli scambi commerciali, le transazioni finanziarie e le relazioni economiche con l'Iran sono stati sospesi fino a nuovo avviso.

Trump davanti a una scelta sempre più difficile

Il quadro mette ora Donald Trump davanti a un dilemma strategico. Riprendere gli attacchi contro l'Iran significherebbe infatti rischiare non soltanto una nuova escalation in Medio Oriente, ma anche un allargamento del conflitto a infrastrutture e basi americane in Europa e nei Paesi alleati.

Teheran, dal canto suo, sembra voler costruire una deterrenza fondata sull'idea che un nuovo intervento americano possa avere conseguenze ben oltre i confini iraniani.

Ed è proprio questo il punto più delicato della crisi: la guerra rischia di non essere più soltanto una guerra tra Washington e Teheran. Se le minacce contro Bulgaria e Cipro dovessero trasformarsi in attacchi reali, il conflitto entrerebbe direttamente nello spazio di sicurezza europeo, costringendo la Nato a confrontarsi con una delle più pericolose escalation possibili.

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