La Corte suprema ha confermato l’esclusione di Yabloko dal voto di settembre dopo che un tribunale a Pskov ha condannato il vicepresidente Lev Shlosberg a 11 anni di colonia penale per aver chiesto un cessate il fuoco nella guerra russa in Ucraina
La stretta del Cremlino sulle voci contrarie alla guerra in Ucraina si fa ancora più dura. In poche ore, in Russia, Yabloko, l'unico partito legalmente registrato e apertamente contrario alla guerra, è stato escluso dalle elezioni per la Duma di Stato di settembre.
Il suo vicepresidente Lev Shlosberg è stato condannato a 11 anni e un mese di colonia penale per dichiarazioni e contenuti considerati dalle autorità come propaganda contro le forze armate.
La doppia decisione arriva alla vigilia delle elezioni parlamentari russe, previste a settembre, e rappresenta un nuovo colpo allo spazio politico disponibile per chi critica la guerra e il presidente Vladimir Putin.
Yabloko fuori dalle elezioni: la Corte Suprema conferma l'esclusione
La Corte Suprema russa ha respinto lunedì il ricorso presentato da Yabloko contro la decisione che aveva cancellato la lista federale del partito dalla scheda elettorale. La formazione liberale non potrà quindi presentarsi con la propria lista alle prossime elezioni della Duma.
Il procedimento era stato avviato dopo un ricorso presentato il 7 agosto da Rodina, formazione nazionalista filogovernativa. Il partito aveva denunciato presunte irregolarità nella campagna elettorale di Yabloko.
Per il presidente di Yabloko, Nikolai Rybakov, si tratta però di una decisione eminentemente politica. Fuori dal tribunale ha definito l'udienza una "farsa", sostenendo che il partito sia stato escluso proprio perché difende pubblicamente la pace, la libertà e la necessità di un cessate il fuoco in Ucraina.
Il programma elettorale di Yabloko, particolarmente breve, mette al centro proprio questi temi: chiede un accordo per il cessate il fuoco, il ricorso alla diplomazia e il raggiungimento della pace.
Fermati i sostenitori fuori dal tribunale
La decisione della Corte Suprema è stata accompagnata da un'altra serie di fermi. Decine di sostenitori di Yabloko radunati davanti al tribunale di Mosca sono stati portati via dalla polizia. Altri fermi sono stati effettuati nelle strade e nei cortili circostanti.
Le autorità russe hanno progressivamente ristretto lo spazio per le manifestazioni e le iniziative politiche contro la guerra, soprattutto dopo l'invasione su larga scala dell'Ucraina nel febbraio 2022.
Undici anni di carcere a Lev Shlosberg
Poche ore dopo la decisione sulla lista elettorale, è arrivata da Pskov un'altra sentenza destinata a colpire direttamente Yabloko.
Lev Shlosberg, vicepresidente del partito, è stato condannato a 11 anni e un mese in una colonia penale a regime ordinario. Il tribunale gli ha inoltre vietato per sei anni di amministrare siti web.
Shlosberg è stato giudicato colpevole di aver diffuso quelle che la legge russa definisce "false informazioni" sulle forze armate e di averle "denigrate".
Le accuse sono legate, tra le altre cose, alla ripubblicazione su Telegram di un contenuto del febbraio 2022, pochi giorni dopo l'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, e ad alcune dichiarazioni pronunciate durante un dibattito su YouTube. In quell'occasione aveva chiesto "il cessate il fuoco più rapido possibile in Ucraina".
Secondo Amnesty International, la condanna rappresenta una ritorsione per l'esercizio della libertà di espressione e per aver invocato la pace. L'organizzazione ha chiesto la liberazione immediata del politico e l'annullamento della sentenza.
Il processo e le accuse contro Shlosberg
Quello di lunedì non è il primo procedimento giudiziario contro il politico russo. Shlosberg era già stato classificato come "agente straniero" nel 2023, una designazione utilizzata dalle autorità russe nei confronti di numerosi oppositori, giornalisti e organizzazioni considerate legate a interessi stranieri.
Nel 2025 era stato inoltre aperto un nuovo procedimento per presunta "denigrazione ripetuta" delle forze armate, legato anche a un dibattito pubblico sulla guerra.
Durante l'udienza finale, il politico ha denunciato irregolarità nella procedura. I suoi tre avvocati non erano presenti e il tribunale ha respinto la richiesta di rinvio, assegnandogli un difensore d'ufficio nonostante la sua opposizione.
Nella sua dichiarazione conclusiva, Shlosberg ha comunque mantenuto una posizione apertamente politica, sostenendo che per Yabloko si aprirà prima o poi una "nuova finestra di opportunità storica".
Dopo la sentenza, rivolgendosi ai presenti, ha detto: "Dovrete convivere con questo".
Cos'è Yabloko e perché è importante
Per capire la portata della vicenda bisogna guardare al ruolo di Yabloko nella politica russa.
Il partito è stato fondato nel 1993 e il suo nome deriva dalle iniziali dei tre fondatori: Grigory Yavlinsky, Yuri Boldyrev e Vladimir Lukin. È una formazione liberale, democratica e filoeuropea, da decenni presente sulla scena politica russa.
Yabloko è riuscito a entrare nella Duma superando la soglia del 5 per cento una sola volta, nel 1999. Da allora il suo peso parlamentare si è progressivamente ridotto, ma il partito ha continuato a rappresentare una delle poche realtà organizzate che si definiscono apertamente liberali e democratiche all'interno della Russia.
Tra il 2006 e il 2025 Yabloko ha inoltre fatto parte dell'Alliance of Liberals and Democrats for Europe (ALDE) e ha collaborato con il Partito Verde Europeo.
Yabloko non è una forza politica capace di mettere concretamente in discussione il dominio elettorale di Putin. La sua esclusione, quindi, non va letta soltanto in termini di possibile risultato alle urne.
Il punto è un altro: la formazione rappresentava una delle pochissime opzioni elettorali legalmente disponibili per gli elettori russi che volevano esprimere un voto apertamente contrario alla guerra.
Con l'esclusione del partito e la condanna di uno dei suoi principali esponenti, quello spazio si restringe ulteriormente.
Le autorità russe sostengono che Yabloko abbia violato le regole elettorali. Il partito, invece, interpreta la decisione come una conseguenza diretta della sua posizione contro la guerra.
La vicenda arriva in un sistema politico nel quale molti esponenti dell'opposizione sono stati incarcerati, costretti all'esilio o esclusi dalle competizioni elettorali. La Corte Suprema ha ora confermato che anche l'ultima formazione apertamente anti-guerra ammessa alla competizione parlamentare non potrà comparire sulla scheda.