Un alto funzionario israeliano ha dichiarato all'agenzia di stampa AFP che Stati Uniti e Israele "hanno concordato che nella Striscia di Gaza non ci sarà alcun dispiegamento né ricostruzione prima che Hamas sia disarmato in tutta Gaza"
Si chiude senza progressi significativi la missione in Medio Oriente di Jared Kushner, inviato speciale degli Stati Uniti e genero del presidente Donald Trump. Gli incontri con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e con il capo politico di Hamas, Khalil al-Hayya, non hanno prodotto una svolta sul piano di pace per Gaza promosso da Washington.
Kushner era volato nella regione nel tentativo di rilanciare la road map in 15 punti annunciata a fine luglio dal Board of Peace, il Consiglio per la pace voluto da Trump. Il piano prevede il completo ritiro delle forze israeliane dalla Striscia in cambio del disarmo di Hamas e della rinuncia del movimento al controllo politico di Gaza.
Hamas ha accettato il piano, mentre Netanyahu ha respinto pubblicamente l'ultima proposta all'inizio del mese, sostenendo che qualsiasi ritiro israeliano dovrà essere subordinato al disarmo "effettivo" di Hamas.
Israele: nessun ritiro o ricostruzione prima del disarmo
Dopo il colloquio con Kushner, un alto funzionario israeliano ha riferito all'AFP che Israele e gli Stati Uniti hanno concordato che non ci sarà "alcun ridispiegamento né alcuna ricostruzione" nella Striscia prima del completo disarmo di Hamas.
Il primo passo verso la smilitarizzazione, secondo il funzionario, dovrebbe consistere nella richiesta ad Hamas di consegnare le proprie armi per la loro dismissione sotto la supervisione di un generale americano.
L'ufficio di Netanyahu ha definito l'incontro "approfondito e costruttivo", ribadendo che Israele e Board of Peace sono determinati a ottenere un rapido disarmo e una completa smilitarizzazione di Gaza prima di avviare qualsiasi programma di ricostruzione.
Sono stati inoltre concordati due gruppi di lavoro. Il primo si occuperà del disarmo e della smilitarizzazione della Striscia, mentre il secondo sarà dedicato alle condizioni di vita della popolazione, con particolare attenzione a servizi igienico-sanitari, acqua potabile e altre questioni di salute pubblica.
La pressione dei Paesi arabi e musulmani
La missione di Kushner si è conclusa mentre cresce la pressione internazionale su Israele affinché accetti il piano americano.
I ministri degli Esteri di Turchia, Egitto, Indonesia, Giordania, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno diffuso una dichiarazione congiunta nella quale condannano il rifiuto israeliano della road map.
Secondo gli otto Paesi, respingere la proposta di Washington significa rifiutare di procedere con l'attuazione del piano e rischia di compromettere gli sforzi avviati da Trump per porre fine alla guerra nella Striscia e creare le condizioni per una pace duratura.
Il nodo centrale resta dunque il disarmo di Hamas. Per Israele rappresenta la condizione preliminare a qualsiasi ritiro e ricostruzione; per Washington è invece uno degli elementi fondamentali del percorso delineato nel piano per il futuro di Gaza. Al momento, nonostante gli incontri diplomatici, le distanze restano significative.