Dopo il sì del Parlamento lo scorso 21 luglio arriva lo stop dei giudici. In risposta alla decisione della Corte Costituzionale, il presidente francese Emmanuel Macron ha incaricato il primo ministro Sebastien Lecornu di elaborare una nuova versione della legge
Il Consiglio costituzionale in Francia ha bocciato venerdì il divieto di social network per i minori di 15 anni, ritenendo che questa misura rappresenti "una restrizione sproporzionata" della loro libertà di espressione e comunicazione.
Secondo i giudici, l'articolo 1 della legge, introdotto con l'obiettivo di proteggere i minori dai rischi connessi all'uso delle piattaforme social, costituisce una limitazione "inadeguata, non necessaria e non proporzionata" dei loro diritti.
Pur riconoscendo "l'esigenza costituzionale della protezione dell'interesse superiore del minore", essi hanno ritenuto che un divieto così ampio "si applicherebbe a servizi di comunicazione online i cui rischi per la salute e la sicurezza dei minori non sono appurati".
Il provvedimento avrebbe riguardato piattaforme come TikTok, Snapchat, Instagram, X e alcune funzionalità di YouTube, oltre ad applicazioni di messaggistica e giochi online.
Si tratta di un duro colpo per il presidente francese Emmanuel Macron, che aveva fatto di questo provvedimento una priorità della parte finale del suo mandato. L'autorità giuridica francese ha accolto il ricorso presentato da deputati socialisti e di La France Insoumise.
In risposta, ha chiesto al primo ministro Sébastien Lecornu "di lavorare, nel più breve tempo possibile, a una formulazione giuridicamente solida che tenga conto della decisione del Conseil constitutionnel e del quadro europeo". In un comunicato, l’Eliseo precisa che "la determinazione" del capo dello Stato a portare a termine questa riforma "da qui alla primavera 2027 rimane totale".
Essendo stata chiamata a pronunciarsi solo su questa specifica disposizione, la Corte non ha esaminato il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari nelle scuole superiori e non si è pronunciata a riguardo. Il divieto, previsto dalla stessa legge, è destinato a entrare in vigore dal primo settembre.