La Svezia fa parte del cosiddetto blocco "frugale" dell’UE, insieme a Germania e Paesi Bassi, contributori netti che vogliono contenere il prossimo bilancio pluriennale e ridurre l’onere per i contribuenti nazionali. Ma una svolta a sinistra a Stoccolma difficilmente cambierà la sua linea.
La leader del Partito socialdemocratico svedese, Magdalena Andersson, è pronta a diventare la prossima prima ministra del Paese. Ma il suo profilo di centrosinistra non la renderà meno intransigente tra i "frugali" nei prossimi negoziati sul bilancio pluriennale dell'UE.
Il Partito socialdemocratico svedese (S) è sulla buona strada per vincere le elezioni del 13 settembre. Al momento è accreditato del 32%, ben davanti ai nazional-conservatori Democratici svedesi, al 20%, e al Partito moderato di centrodestra del premier uscente Ulf Kristersson, al 17%, secondo gli ultimi dati.
Questo farebbe della Svezia uno dei pochi Paesi dell'UE a tornare verso un governo progressista. Al momento esecutivi di centrosinistra restano solo in Spagna, Danimarca e Malta, mentre le tendenze elettorali nel resto d'Europa favoriscono in genere la destra radicale.
Chi si aspetta però che il prossimo governo di Stoccolma ammorbidisca la sua posizione nei delicati negoziati sul bilancio a lungo termine dell'UE rimarrà deluso. L'esecutivo guidato da Andersson si profila infatti ancora più rigoroso di quello attuale.
"È probabile che il prossimo governo svedese sia molto più duro", ha dichiarato a Euronews un funzionario svedese, che ha parlato a condizione di anonimato perché non autorizzato a rilasciare dichiarazioni pubbliche. "Durante le audizioni parlamentari chiedono sempre perché l'attuale governo non faccia di più per opporsi alla proposta di bilancio".
La Svezia fa parte del cosiddetto blocco dei "frugali", insieme a Germania e Paesi Bassi, cioè quei contributori netti che versano molto più nel bilancio dell'UE di quanto ricevano indietro.
Stoccolma è stata particolarmente critica rispetto all'entità della proposta da 2.000 miliardi di euro della Commissione europea, anche nella versione ridotta presentata dalla presidenza cipriota. Il governo svedese insiste per contenere l'ammontare complessivo del bilancio, così da limitare l'impatto sui contribuenti svedesi.
Secondo i calcoli dei funzionari svedesi, la proposta originale della Commissione aumenterebbe il contributo del Paese di circa il 60%, proprio mentre i conti pubblici sono già sotto pressione per l'impennata della spesa per la difesa e degli aiuti militari all'Ucraina.
Durante un'audizione di marzo della Commissione per gli Affari dell'UE, la deputata socialdemocratica Matilda Ernkrans ha affermato che l'attuale governo ha prosciugato le finanze del Paese, riducendo drasticamente i margini per riforme nel prossimo mandato.
"In questo contesto, un aumento del contributo all'UE dell'entità di cui si discute ora è del tutto inaccettabile", ha dichiarato, sottolineando in particolare la necessità di mantenere il cosiddetto rebate: lo sconto che la Svezia aveva ottenuto nei precedenti negoziati di bilancio.
Andersson è stata ministra delle Finanze della Svezia dal 2014 al 2021, coprendo quindi anche le trattative sul precedente bilancio settennale. In quelle negoziazioni ottenne personalmente un rebate annuale di oltre 1 miliardo di euro, che ora sembra decisa a difendere.
"I socialdemocratici sono concentrati sulle politiche interne e non vogliono sacrificare la loro agenda sociale a Bruxelles", ha spiegato il funzionario svedese, aggiungendo che qualche forma di rebate sarà probabilmente necessaria per arrivare a un accordo finale.
Questa spinta a ridurre il bilancio dell'UE per proteggere lo spazio fiscale destinato alle politiche sociali interne pone i socialdemocratici svedesi in rotta di collisione con i loro alleati di centrosinistra del gruppo S&D (Socialists and Democrats) al Parlamento europeo, dove vengono spesso messi ai margini nelle discussioni di bilancio.
Il gruppo S&D ha inoltre sostenuto la proroga del ricorso al debito comune a livello europeo, seguendo il modello di NextGenerationEU, il fondo europeo per la ripresa post-pandemia. Andersson, al contrario, inizialmente si era opposta allo schema quando era al governo, anche se il suo esecutivo alla fine lo ha sottoscritto.
Più in generale, sulla questione del debito comune a livello dell'UE la sua posizione è cambiata. Ha appoggiato infatti l'emissione congiunta di titoli per rafforzare la difesa europea e sostenere militarmente l'Ucraina, sostenendo che "questo deve avvenire a un ritmo serrato e tutti i Paesi devono farlo, anche quelli con condizioni economiche peggiori", come ha dichiarato nel 2025.
Nonostante ciò, Stoccolma rimane prudente nei confronti del debito comune dell'UE, poiché i tassi d'interesse applicati sono più alti dei costi di finanziamento della Svezia, il che lo rende poco conveniente dal punto di vista economico.
"La Svezia ha a lungo fatto propria l'idea di essere 'la più frugale d'Europa'. Questa posizione negoziale ha dato risultati particolarmente buoni nelle trattative sul fondo comune dell'UE per la ripresa dalla pandemia", si legge in un rapporto (fonte in inglese) dei socialdemocratici sul bilancio dell'UE.
"La Svezia è riuscita a limitare il livello delle sovvenzioni agli Stati membri, a ottenere un rebate svedese di circa 11 miliardi di corone all'anno e a introdurre un meccanismo di condizionalità basato sui principi dello Stato di diritto", prosegue il rapporto.
Infine, è improbabile che il futuro governo svedese cambi la posizione scettica del Paese nei confronti delle "risorse proprie" dell'UE, cioè le imposte europee destinate a finanziare direttamente Bruxelles. Il rapporto sottolinea che "esiste tradizionalmente un atteggiamento critico da parte della Svezia nei confronti dell'introduzione di nuove risorse proprie".