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Attentato al Pride di Berlino, il caso Abdul B.: tutti gli errori che non hanno fermato il sospetto jihadista

Agenti di polizia davanti alla casetta da giardino in cui è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco Abdul B., Berlino-Spandau, 26 luglio 2026
Agenti di polizia davanti alla casetta da giardino in cui è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco Abdul B., Berlino-Spandau, 26 luglio 2026 Diritti d'autore  (c) Copyright 2026, dpa (www.dpa.de). Alle Rechte vorbehalten
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Di Laura Fleischmann
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Dopo l'attentato al Christopher Street Day di Berlino emergono i fallimenti nella gestione del 21enne Abdul B. Tra giustizia minorile, deradicalizzazione e allarme islamismo

L'attentato al Christopher Street Day di Berlino, costato la vita a una donna polacca e che ha provocato il ferimento di altre 29 persone, ha aperto un acceso dibattito in Germania sulla capacità delle istituzioni di prevenire il terrorismo di matrice islamista. Al centro delle polemiche c'è il percorso giudiziario e di monitoraggio del presunto attentatore, il 21enne Abdul B., da tempo noto alle forze dell'ordine e ai servizi di sicurezza.

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Secondo quanto emerso dalle ricostruzioni, il giovane aveva manifestato già da anni segnali di radicalizzazione, aveva tentato più volte di raggiungere lo Stato islamico e aveva diffuso materiale propagandistico dell'ISIS sui social. Nonostante questo, è stato giudicato secondo il diritto penale minorile e condannato a una pena sospesa, scelta che oggi viene duramente contestata da esperti e rappresentanti delle istituzioni.

Il percorso di radicalizzazione

Le indagini ricostruiscono una progressiva adesione all'estremismo islamista. Nel maggio 2025 Abdul B. tentò una prima volta di lasciare la Germania passando dalla Turchia con l'obiettivo di raggiungere la Mauritania e successivamente le aree controllate dallo Stato islamico.

Pochi giorni dopo riprovò, riuscendo ad arrivare in Libano attraverso la Turchia. Qui cercò contatti con presunti membri dell'ISIS per raggiungere la Siria, ma venne arrestato dalle autorità libanesi nel luglio 2025. Un tribunale militare lo condannò a tre mesi di carcere per istigazione a conflitti religiosi e confessionali.

Rientrato in Germania nel novembre dello stesso anno, venne fermato all'aeroporto di Berlino-Brandeburgo perché sul proprio profilo Instagram aveva pubblicato propaganda dell'organizzazione terroristica, vietata dalla legge tedesca.

La condanna con pena sospesa

Per la preparazione di un grave atto di violenza contro lo Stato, il tribunale distrettuale di Tiergarten lo ha condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con sospensione della pena, applicando però il diritto penale minorile. La sentenza non è ancora definitiva, poiché la procura ha presentato ricorso chiedendo una condanna a tre anni di carcere.

Il ministro federale dell'Interno, Alexander Dobrindt, ha definito la decisione "incomprensibile", mentre la senatrice alla Giustizia di Berlino, Felor Badenberg, ha sostenuto che casi simili dovrebbero essere giudicati secondo il diritto penale per gli adulti.

L'accusa degli esperti: "Pericolosità sottovalutata"

Tra le voci più critiche c'è quella di Rebecca Schönenbach, esperta di terrorismo ed estremismo che collabora anche con il ministero federale dell'Interno tedesco.

Secondo Schönenbach, la pericolosità del giovane sarebbe stata gravemente sottovalutata. A suo giudizio, quando il livello di radicalizzazione raggiunge livelli così avanzati dovrebbe essere possibile collocare anche i minori in strutture controllate, impedendo loro di muoversi liberamente e affiancando programmi specifici di recupero.

L'esperta sostiene inoltre che la prevenzione dovrebbe concentrarsi maggiormente sugli autori potenziali degli attentati, adottando misure più incisive nei confronti dei soggetti considerati ad alto rischio.

Persone in lutto davanti alla Porta di Brandeburgo, 26 luglio 2026
Persone in lutto davanti alla Porta di Brandeburgo, 26 luglio 2026 (c) Copyright 2026, dpa (www.dpa.de). Alle Rechte vorbehalten

I limiti della deradicalizzazione

Come parte della condanna, Abdul B. era stato obbligato a partecipare a un programma di deradicalizzazione gestito dall'associazione berlinese Violence Prevention.

Il giovane si presentò soltanto a due colloqui. Il direttore dell'organizzazione, Thomas Mücke, ha raccontato che durante gli incontri appariva "cordiale, controllato e indecifrabile" e che non erano emersi segnali concreti di una minaccia imminente.

Schönenbach contesta però l'intero sistema di deradicalizzazione tedesco. A suo avviso mancano criteri scientifici condivisi per valutare il livello di radicalizzazione o per stabilire quando una persona possa realmente considerarsi deradicalizzata.

L'esperta sottolinea inoltre che non esistono standard formativi uniformi per gli operatori e che non sono disponibili dati affidabili sull'efficacia dei programmi o sui tassi di recidiva. Un'altra criticità riguarda il fatto che molti partecipanti restano in libertà durante il percorso, mantenendo potenzialmente i contatti con ambienti estremisti.

L'allarme dei servizi segreti tedeschi

Secondo il rapporto 2025 del Bundesamt für Verfassungsschutz, in Germania sono presenti 28.645 islamisti, dei quali 9.110 sono considerati inclini alla violenza. I dati mostrano una crescita costante negli ultimi anni: erano 28.280 nel 2024 e 27.200 nel 2023.

Il rapporto evidenzia come la radicalizzazione avvenga sempre più spesso attraverso Internet. Oltre ai contenuti di propaganda diffusi sulle principali piattaforme social come Instagram e TikTok, un ruolo centrale è svolto dalle reti di contatti create tramite applicazioni di messaggistica, forum e canali online, spesso con collegamenti internazionali.

Gli esperti osservano che la radicalizzazione può coinvolgere persone appartenenti a qualsiasi fascia sociale e con qualsiasi livello di istruzione. I giovani risultano particolarmente vulnerabili durante le fasi più delicate della crescita personale, mentre negli adulti incidono spesso anche esperienze di violenza subite durante l'infanzia.

Il Verfassungsschutz continua a considerare il livello della minaccia terroristica islamista in Germania "costantemente elevato", sottolineando che sia lo Stato islamico sia al-Qaeda proseguono nei tentativi di organizzare attentati in Occidente o di incoraggiare simpatizzanti ad agire autonomamente.

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