La condizione per accedere alla procedura, approvata nonostante l’astensione del Partido Popular e di Junts e il no di Vox, è essere nati prima del 29 settembre 1977 in questo territorio, ultima ex colonia spagnola, oppure esserne discendenti diretti
Il PSOE e i partiti che sostengono il Governo hanno approvato la concessione della nazionalità spagnola a tutti i saharawi nati nel Sahara Occidentale prima del 29 settembre 1977, così come ai loro discendenti di primo grado, anche se non risiedono legalmente in Spagna.
La misura è stata approvata nonostante l'astensione di Junts e del Partito Popolare e il voto contrario di Vox, benché proprio i socialisti fossero inizialmente riluttanti a portarla avanti. I beneficiari potranno richiedere la nazionalità nei tre anni successivi all'entrata in vigore della norma nel Boletín Oficial del Estado, che dovrà essere esaminata dal Senato prima dell'approvazione definitiva.
La legge prevede anche la possibilità di concedere la nazionalità ai discendenti di primo grado dei saharawi che si avvarranno di questa norma. Questi avranno un termine di cinque anni, calcolato a partire dalla registrazione nel Registro civile dell'acquisizione della nazionalità spagnola da parte di uno dei genitori, per esercitare questo diritto.
Come ottenere la nazionalità spagnola: tra 80mila e 120mila i beneficiari della legge
Per ottenere la nazionalità, i richiedenti dovranno comprovare la loro condizione con un documento valido: un DNI spagnolo, un'iscrizione nel censimento per il referendum sul Sahara Occidentale autenticato dall'Onu o un certificato di nascita. La prova potrà essere fornita anche con documenti meno rigorosi, come certificati di scolarizzazione, pensioni di vecchiaia, una patente di guida spagnola o certificati di ricovero e assistenza medica.
Diversi rappresentanti delle comunità saharawi erano presenti nella tribuna degli invitati al Congresso durante la seduta di giovedì. I loro portavoce stimano che la legge potrebbe beneficiare tra 80milae 120mila persone. La nuova norma equipara i saharawi a chi è nato in Paesi come Andorra, Filippine, Guinea Equatoriale e Portogallo, ai quali è consentito ottenere la nazionalità per residenza con soli due anni di permanenza, invece dei dieci richiesti al resto degli stranieri.
La concessione della nazionalità non equivale alla regolarizzazione straordinaria approvata dal governo di Pedro Sánchez. Quest'ultima permette di lavorare legalmente per un anno, prorogabile, ma non conferisce lo status di cittadino spagnolo.
In un primo momento il PSOE aveva rifiutato di avviare l'iter di questa legge e si era ritrovato isolato sia nel 2023 sia nel 2025, nonostante il sostegno non solo dei suoi partner di governo ma anche dello stesso PP, che oggi ha scelto di astenersi. La proposta di legge è stata portata avanti dal socio minoritario della coalizione di governo, Sumar, che annovera tra le sue fila Tesh Sidi, ingegnera nata nei campi profughi saharawi di Tinduf, in Algeria.
"Repariamo un'ingiustizia storica: riduciamo a due anni la procedura una volta ottenuta una residenza legale in Spagna. Finora, invece, i saharawi dovevano aspettare tra 10, 14 o 24 anni per poter chiedere la nazionalità spagnola, pur avendo un padre spagnolo e una residenza legale", ha dichiarato Sidi durante la sua difesa della legge. "Un'astensione o un no significa stare dalla parte del Marocco".
Le tensioni tra Spagna e Marocco
La legge ha implicazioni per i rapporti tra Spagna e Marocco. Il regno alauita ha completato l'occupazione del Sahara Occidentale dopo il ritiro degli ultimi spagnoli nel 1976 dalla ex colonia e non ne riconosce la sovranità. Una parte del vecchio territorio resta nelle mani della Repubblica Araba Saharawi Democratica e del Fronte Polisario, senza alcun riconoscimento da parte dell'Occidente.
Questo nuovo gesto arriva mentre i partner di governo, l'opposizione e una parte consistente dell'opinione pubblica, secondo i sondaggi, mettono in dubbio la versione dell'Esecutivo secondo cui il Marocco non avrebbe avuto alcun ruolo nella crisi migratoria esplosa a Ceuta lo scorso luglio. Un rapporto desecretato questo mercoledì ha confermato che, quantomeno, i servizi di intelligence marocchini erano stati avvertiti 24 ore prima del massiccio attraversamento a nuoto della frontiera della possibilità che ciò avvenisse.
Il regno nordafricano ha già utilizzato in passato i flussi migratori per manifestare il proprio malcontento verso la Spagna. In una precedente crisi simile, nel 2021, circa 10mila persone entrarono illegalmente a Ceuta (meno di un quinto del volume stimato in questo episodio) dopo che si seppe che l'ex ministra degli Esteri, Arancha González Laya, aveva accolto sul territorio spagnolo il leader del Fronte Polisario, Brahim Gali, scatenando una crisi diplomatica con il Marocco per la posizione di Madrid sul Sahara Occidentale.
Alla fine del primo mandato di Donald Trump, gli Stati Uniti hanno riconosciuto la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale come parte di un accordo di ampia portata in cui il Paese magrebino, tra le altre cose, normalizzava le sue relazioni con Israele.