Tradizionalmente alla commemorazione di Ground Zero non ci sono discorsi politici: i familiari delle vittime leggono i nomi, rendono omaggio ai soccorritori e invocano l'unità nazionale. Il presidente Usa fa infuriare le famiglie delle vittime
Venerdì gli Stati Uniti hanno commemorato con una solenne cerimonia a New York il 25º anniversario degli attacchi dell’11 settembre 2001.
L’anniversario è stato ricordato con deposizione di corone, minuti di silenzio, veglie e letture dei nomi delle vittime anche in altre città americane, tra cui capitale federale Washington, dove ha presenziato Donald Trump.
“Oggi rinnoviamo il sacro giuramento che abbiamo pronunciato per la prima volta in loro nome un quarto di secolo fa. Non dimenticheremo mai, mai. È per questo che combattiamo oggi”, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti nella cerimonia che si è tenuta al Pentagono, che un quarto di secolo fa venne colpito da uno degli aerei dirottati dai terroristi di al-Qaeda.
Trump è stato criticato da parte di alcuni familiari delle vittime per avere collegato la “guerra al terrorismo” successiva all’11 settembre con gli attacchi lanciati contro l'Iran.
L’11 settembre 2001, diveri membri del gruppo islamista fondato da Osama Bin Laden, sequestrarono quattro aerei di linea, riuscendo a farli schiantare contro il World Trade Center di New York, il Pentagono e un campo vicino a Shanksville, in Pennsylvania.
Il bilancio fu di circa 3mila morti.
L’eredità dell’11 settembre: sicurezza contro libertà
Gli attacchi dell’11 settembre hanno lasciato un segno duraturo su molti aspetti della vita negli Stati Uniti e continuano a plasmare il dibattito sull’equilibrio tra sicurezza e libertà.
Gli attentati hanno trasformato il trasporto aereo negli Stati Uniti, portato alla creazione del Dipartimento per la Sicurezza interna e all'introduzione di nuovi poteri federali di sorveglianza e raccolta di informazioni di intelligence, per esempio attraverso il famoso Patriot Act, oltre che a nuove norme bancarie.
Quel trauma collettivo ha generato anche rafforzato una cultura di "vigilanza individuale", riassunta nello slogan “If you see something, say something” (se vedi qualcosa, dillo), mentre un’ondata di patriottismo ha spinto alcuni americani ad arruolarsi nelle forze armate, nei vigili del fuoco e nella polizia.
Il sindaco di New York partecipa alla cerimonia dell’11 settembre tra le critiche
Gli attacchi dell’11 settembre alimentarono sfiducia, pregiudizi e crimini d’odio contro i musulmani negli Stati Uniti. Venticinque anni dopo, gli americani musulmani hanno un ruolo sempre più importante nella vita pubblica, con Zohran Mamdani che ricopre la carica di primo sindaco musulmano di New York.
Mamdani ha partecipato alla cerimonia a Ground Zero di venerdì nonostante una campagna che lo esortava a stare alla larga, sostenuta dall’ex sindaco Rudy Giuliani e dal quotidiano di destra New York Post.
Una petizione, firmata da oltre 100.000 persone, accusa Mamdani di avere legami con persone considerate sprezzanti delle istituzioni statunitensi o vicine a ideologie estremiste.
Di recente il sindaco di New York è stato elogiato per avere reso pubblici documenti che rivelano ciò che i funzionari della città sapevano sull’aria tossica nella Lower Manhattan dopo l’11 settembre. Tale inquinamento è stato collegato a tumori che hanno colpito migliaia di newyorkesi.