Il Forum 2026 a Cernobbio si è aperto con le lodi a progetto e al ruolo dell'Unione Europea del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di quello del Consiglio Europeo António Costa. A seguire gli interventi di Jordan Bardella e Roberto Vannacci, con una visione opposta su UE e Ucraina
Le istanze anti-europeiste della destra radicale e l'approccio alla minaccia russa sull'Europa hanno caratterizzato il Forum TEHA (The European House Ambrosetti), che si tiene fino a domenica Cernobbio, sul lago di Como.
Lo si è avvertito negli interventi di segno opposto sabato del presidente del Consiglio europeo, António Costa, del'ex commissario europeo e premier italiano, Mario Monti, e di due esponenti della destra sovranista europea, il presidente del Rassemblement National francese (RN), Jordan Bardella, e il leader del neonato partito italiano Futuro Nazionale, Roberto Vannacci.
Il sostegno all'unità e alla difesa dell'Europa
Ad aprire venerdì gli interventi al Forum (intitolato in questa 52esima edizione "Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive") è stato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che, inviando un messaggio come ogni anno, ha messo in guardia dalle "logiche di corto respirto" che "archiviano i grandi benefici" dell'ordine multilaterale.
"L’Unione Europea costituisce tuttora la manifestazione più eclatante al mondo di condivisione di sovranità, sorretta da valori comuni, capace di assicurare pace, diritti, prosperità diffusi a un gruppo di Stati, adusi per secoli a combattersi l’un l’altro", ha detto Mattarella.
L’UE "lungi dal pensare di rinunciare ai suoi valori, appare più che mai un’impellente necessità per affermare standard di vivibilità per i popoli dell’intero pianeta", ha ricordato il presidente italiano.
Sulla stessa linea pro-europea, naturalmente, António Costa. "Dobbiamo riconoscere la portata dei risultati raggiunti dall’UE ed essere orgogliosi di ciò che abbiamo costruito", ha dichiarato il presidente del Consiglio Europeo nel suo discorso (qui la versione integrale) a Villa d'Este, sede del Forum.
"Insieme, possiamo affrontare le sfide che ci attendono con fiducia e determinazione. Rafforzando la nostra sicurezza, la nostra prosperità condivisa e il nostro ruolo globale".
La rottura della destra radicale su sovranità condivisa e Ucraina
Le critiche all'Europa sono seguite in due dibattiti sul "progetto europeo tra integrazione e sovranità", incentrati sul punto di vista italiano e su quello francese, dove hanno preso la parola Roberto Vannacci e Jordan Bardella.
L'ex generale, oggi leader di Futuro Nazionale, ha sciorinato nuovamente la retorica sovranista e filo-russa. "La prima integrazione" europea "parte con il Trattato di Maastricht. Lo rifaremmo nella stessa maniera? Non credo", ha detto Vannacci a una platea di leader della politica e della finanza mondiale. "La Gran Bretagna se ne è andata, l’Islanda ha appena detto di no, la Norvegia non vuole, la Svizzera neanche e la Turchia ora va per altri mari".
"Oggi l’Europa si è schierata totalmente dalla parte dell’Ucraina", ha accusato l'eurodeputato iscritto al gruppo Europa delle Nazioni Sovrane (ESN) e sulla difesa ha esortato a dimenticare un esercito comune e "a rendere interoperabile un esercito con gli altri", prima di chiedere apertamente di "buttare a mare il Green Deal", vale a dire di rinunciare del tutto agli obiettivi europei sul taglio delle emissioni inquinanti.
A fargli eco Jordan Bardella che, esprimendo il punto di vista del maggiore partito della destra francese, ha avvertito che sull'Ucraina "l’obiettivo non è finanziare la guerra ad vitam aeternam" ma una soluzione di pace e un accordo con gli americani.
Il presidente dell'RN si è detto anche "visceralmente contrario a un aumento del bilancio" dell’Europa, che "ha una cultura della decrescita economica" e di cui bisogna "rifare tutto" puntando piuttosto su "un’Europa dei confini", in sintonia con Giorgia Meloni, lodata come "una figura di stabilità per l'Italia e per l'Europa".
Rispondendo a queste posizioni, nello stesso panel di Vannacci, l'ex commissario UE Mario Monti ha ammonito l'ex militare: "Trovo in lei la ricostituzione della narrativa, della retorica, dello spirito del fascismo. Più o meno si dichiara la superiorità dell'Italia e degli italiani".
Si tratta di "guardare al futuro" e di stimolare una "visione diversa dell'Europa", non di "retorica fascista", ha replicato poi Vanacci, al che Monti ha risposto citando l'ex presidente francese François Mitterrand: "Il nazionalismo è la guerra".
Ma Il senatore a vita e presidente della Fondazione Bocconi ha replicato anche nel merito delle critiche all'Europa sottolineando, tra gli applausi, che indebolire le regole dell'UE è "molto spesso un autogol perché altri Paesi, come la Germania, hanno una capacità finanziaria maggiore di quella della Italia".
Chi c'è al Forum Ambrosetti a Cernobbio
L'edizione del 2026 ha visto la presenza di leader e ministri di sei governi: Italia, Croazia, Albania, Stati Uniti, Portogallo e Turchia, oltre che di personalità dell'UE tra cui anche il vicepresidente Raffaele Fitto, della politica italiana e di tre inviati della Casa Bianca: l'ambasciatore presso la NATO, Matthew G. Whitaker; Jarrod Agen, assistente del Presidente Trump per l'energia; e Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali.
L'allargamento europeo è stato uno dei temi più dibattuti. "L'umore nel Consiglio europeo è cambiato: capiamo che dobbiamo agire. I nostri vicini, Moldova, Georgia, Ucraina, sono stati riallineati nell’allargamento stesso a causa dell’aggressione russa. In parte per solidarietà, in parte per cercare di stabilizzare", ha detto il premier croato Andrej Plenkovic, secondo cui bisogna stare "attenti a far entrare la Serbia in Europa".
"È molto frustrante vedere che noi in Albania veniamo spinti indietro nel cammino dell’adesione all’Unione europea. I governi moderati sono sempre più condizionati dalle (ali, ndr) estreme", ha rincarato il primo ministro albanese, Edi Rama. "Non credo che ci sarà mai posto per noi nell’Unione europea se qualcosa non cambia, se non cambiano le regole sul diritto di veto".