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Francia, la ministra dell'Ambiente si dimette ma Macron la convince a restare: scontro sui pesticidi

La ministra dell'Ambiente francese, Monique Barbut
La ministra dell'Ambiente francese, Monique Barbut Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Etienne Paponaud Agenzie: AFP
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La ministra francese dell'Ambiente Monique Barbut resta nel governo dopo il rifiuto di Macron alle sue dimissioni. Al centro dello scontro la legge che reintroduce temporaneamente due pesticidi contestati

Prima l'annuncio dell'addio, poi il passo indietro dopo l'intervento dell'Eliseo. Si è conclusa nel giro di poche ore la crisi politica che ha coinvolto la ministra dell'Ambiente francese, Monique Barbut, che aveva deciso di lasciare il governo in segno di protesta contro la controversa legge agricola che riapre, seppur temporaneamente e con deroghe, all'utilizzo di due pesticidi accusati di danneggiare le api e gli altri impollinatori.

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Il presidente Emmanuel Macron ha però respinto le dimissioni, convincendo la ministra a restare nell'esecutivo. A confermarlo è stata mercoledì la portavoce del governo, Maud Bregeon, spiegando ai giornalisti che Barbut continuerà a ricoprire il suo incarico.

L'annuncio delle dimissioni

In mattinata era stata la stessa ministra ad annunciare la propria decisione con un messaggio pubblicato su LinkedIn.

"Contrariamente agli impegni, il governo ha impedito il dibattito sull’abolizione di questa misura, pur voluta anche dai deputati", ha scritto in un messaggio pubblicato su LinkedIn. L’ex ministra ritiene che "questo voltafaccia costituisca ( …) un passo indietro di troppo in materia ambientale", ha aggiunto sostenendo l'assenza delle condizioni per la sua permanenza al governo.

Poche ore più tardi, però, è arrivato il colpo di scena: Macron ha rifiutato le dimissioni e la ministra ha deciso di rimanere al governo.

La legge che divide la Francia

All'origine dello scontro c'è il nuovo disegno di legge agricolo, approvato dal Parlamento francese, che introduce una deroga temporanea all'utilizzo di due fitofarmaci molto discussi.

Il testo autorizza infatti l'impiego dell'acetamiprid, appartenente alla famiglia dei neonicotinoidi, nella coltivazione delle nocciole e del flupyradifurone su barbabietole da zucchero, mele e ciliegie.

La deroga avrà una durata massima di tre anni e dovrà comunque ottenere il via libera dell'agenzia francese competente per la salute e la sicurezza prima di poter essere applicata.

Ambientalisti all'attacco

Il provvedimento ha riacceso lo scontro tra mondo agricolo e associazioni ambientaliste.

Greenpeace ha definito la legge "una vergogna", mentre numerosi attivisti e alcuni sindacati dei piccoli agricoltori accusano il governo di aver ceduto alle pressioni della grande industria agroalimentare, ignorando gli studi scientifici che collegano questi pesticidi ai danni per api, impollinatori, biodiversità ed ecosistemi.

Di diverso avviso l'industria saccarifera, secondo cui questi prodotti sono indispensabili per difendere le coltivazioni dagli afidi, responsabili negli ultimi anni di pesanti perdite nelle produzioni di barbabietola da zucchero.

Una normativa già contestata

La norma arriva dopo mesi di forti polemiche. Lo scorso anno una petizione contraria al disegno di legge aveva superato i 2 milioni di firme, diventando la più sottoscritta nella storia del portale dell'Assemblea Nazionale francese.

Sempre nel 2025, inoltre, la Corte costituzionale aveva già bloccato un precedente tentativo di reintrodurre l'acetamiprid, ritenendo insufficienti le garanzie previste a tutela della salute e dell'ambiente.

La decisione di Macron di respingere le dimissioni della ministra evita ora una frattura immediata all'interno dell'esecutivo, ma lascia aperto uno dei dossier più delicati del governo francese.

Nota per la sua schiettezza, Monique Barbut aveva anche minacciato più volte di dimettersi, sullo sfondo dei possibili tagli relativi ai bilanci stanziati per il suo ministero.

"Quello che voglio sono bilanci concreti per l’adattamento climatico e il Fondo verde" (che sostiene gli enti locali nei loro investimenti a favore della transizione ecologica), aveva ribadito. Pur non evitando ulteriori tagli, è riuscita a ottenere il mantenimento di un livello di finanziamento che riteneva necessario.

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