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Roswall: la politica ambientale Ue deve far parte della strategia di difesa

La commissaria europea per l’Ambiente, la Resilienza idrica e l’Economia circolare competitiva, Jessika Roswall, durante un’intervista a Euronews, martedì 9 giugno 2026.
La commissaria europea per l'Ambiente, la Resilienza idrica e l'Economia circolare competitiva, Jessika Roswall, durante un'intervista a Euronews martedì 9 giugno 2026. Diritti d'autore  Euronews
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Di Lauren Walker & Stefan Grobe
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Il commissario europeo all'Ambiente ha dichiarato a Euronews che Bruxelles deve 'unire i puntini' e capire che ambiente, economia e sicurezza sono legati.

La politica ambientale dell'Unione europea dovrebbe ormai essere considerata una componente fondamentale della strategia di difesa dell'Europa, ha dichiarato Jessika Roswall, commissaria europea per l'Ambiente, la resilienza idrica e un'economia circolare competitiva.

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Ha sottolineato che molte delle preoccupazioni ambientali dell'Unione, compresi gli impatti del cambiamento climatico, rappresentano un rischio esistenziale per l'Europa e per la sua sicurezza.

"Ci sono molti esempi. L'acqua, per esempio, non è solo una risorsa. Ci serve per la vita quotidiana; ci serve per la produzione di energia; ci serve per la produzione di cibo. E quando l'acqua scarseggia, siamo nei guai e questo, alla lunga, rappresenta anche una minaccia alla nostra sicurezza", ha dichiarato la commissaria al programma di interviste di Euronews The Europe Conversation.

"A livello globale sappiamo anche che l'acqua è un fattore che alimenta conflitti e altre tensioni", ha aggiunto Roswall.

Ha però ricordato che le risorse naturali possono essere usate anche come strumenti strategici. Per esempio, Polonia, Finlandia e Lituania stanno valutando il ripristino e il riallagamento delle torbiere prosciugate lungo i loro confini orientali, come strategia a doppio uso contro il cambiamento climatico e a favore della difesa nazionale.

L'idea è che un terreno paludoso ostacola fisicamente l'avanzata di mezzi militari pesanti come i carri armati.

"Vediamo come le zone umide possano diventare uno strumento di controllo delle frontiere e rendere più difficile [...] il passaggio di un'invasione", ha spiegato. In Lituania, i ministeri della Difesa e dell'Ambiente stanno collaborando su questo fronte.

"Ma il problema principale è che la perdita di biodiversità, la perdita dei raccolti, le inondazioni e le siccità rappresentano tutte una minaccia per la sicurezza".

Instabilità geopolitica

Questa minaccia è stata evidenziata da una recente relazione pubblicata dal Dipartimento britannico per l'Ambiente, l'Alimentazione e gli Affari rurali (Defra), alla cui stesura avrebbero contribuito anche i servizi di intelligence e sicurezza MI5 e MI6.

"Nel documento si afferma che il degrado dell'ambiente naturale è la principale minaccia alla sicurezza nazionale del Regno Unito. Gli effetti, naturalmente, sono gli stessi per molti altri Paesi", ha commentato Roswall.

Gli autori della relazione avvertono che, in assenza di "un intervento di vasta portata", le minacce legate alla perdita di biodiversità rischiano di provocare instabilità geopolitica, insicurezza economica, conflitti, migrazioni e una maggiore competizione per le risorse.

"Dobbiamo capire che non investire nella natura comporta un rischio economico, ma anche un rischio per la sicurezza. Ed è per questo che, a mio avviso, non abbiamo scelta se investire o meno nel nostro futuro: dobbiamo farlo".

La relazione esprime anche preoccupazione per la dipendenza del Regno Unito dai mercati globali per l'approvvigionamento di cibo e fertilizzanti.

La dipendenza dell'Unione europea dai fertilizzanti importati da Paesi extraeuropei è emersa con il conflitto tra Stati Uniti e Iran e il conseguente blocco iraniano dello stretto di Hormuz, una via d'acqua cruciale per le catene di approvvigionamento agricolo mondiali.

Di conseguenza, gli agricoltori europei si trovano ora ad affrontare prezzi dei fertilizzanti sensibilmente più alti.

"Questo dimostra ancora una volta che la dipendenza ha un costo", ha osservato Roswall, ricordando che l'Europa dipende dai Paesi extra UE anche per l'energia e per le materie prime critiche.

In questo contesto, ha sostenuto, la legge sull'economia circolare (Circular Economy Act), promossa dalla commissaria, sarà determinante per l'autonomia strategica di Bruxelles.

"Non è solo l'Europa ad avere bisogno di queste materie prime critiche. La competizione per accaparrarsele si sta facendo sempre più dura. Dobbiamo quindi essere più autosufficienti, e la circolarità svolge un ruolo fondamentale per utilizzare in modo più efficiente i materiali che abbiamo in Europa. Siamo in realtà una miniera d'oro di materie prime, ma non la sfruttiamo".

Cambiare mentalità

La legge sull'economia circolare (Circular Economy Act), la cui proposta è prevista per la fine del 2026, punta ad aumentare la quota di materiali recuperati dai rifiuti da reimpiegare e a ridurre la quantità di materie prime vergini (risorse grezze, intatte, estratte direttamente dalla natura) importate, ad esempio per la produzione di nuove apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Per raggiungere questo obiettivo, l'Unione vuole creare un mercato unico delle materie prime secondarie, cioè materiali riciclati recuperati dai rifiuti o da prodotti a fine vita.

"Dobbiamo rendere economicamente conveniente l'uso delle materie prime secondarie, perché oggi le materie prime vergini costano meno di quelle secondarie, ma sono anche scarse e stanno diventando un'arma", ha spiegato Roswall.

"Dobbiamo quindi liberarci da questa dipendenza e, per riuscirci, serve un cambio di mentalità da parte di consumatori, decisori politici e imprese".

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