Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

Ungheria: il primo ministro Magyar può davvero rimuovere il presidente Sulyok?

Il presidente ungherese Tamas Sulyok, a destra, e il premier Peter Magyar alla cerimonia di nomina dei ministri del governo Tisza al palazzo presidenziale Ale
Il presidente Tamas Sulyok, a destra, e il premier Peter Magyar partecipano alla cerimonia di nomina dei ministri del governo Tisza alla sede presidenziale Ale Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Sandor Zsiros
Pubblicato il
Condividi Commenti Segui Euronews su Google
Condividi Close Button

Il Parlamento ungherese ha approvato una riforma costituzionale per destituire il presidente Tamás Sulyok, accusato dal premier Péter Magyar di essere il burattino di Orbán. Ma Sulyok rifiuta di dimettersi e parla di atto incostituzionale. Cosa succede ora? L'analisi di Euronews

Lunedì il parlamento ungherese ha modificato la costituzione per rimuovere il presidente della Repubblica, Tamás Sulyok, nell'ambito del piano del primo ministro Péter Magyar, battezzato "purgatorium", che punta a smantellare l'eredità politica del suo predecessore, Viktor Orbán.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

La vicenda è considerata il primo banco di prova politico per il Partito Tisza di Péter Magyar, arrivato al governo dopo la schiacciante vittoria alle elezioni di aprile.

Anche se il tentativo di destituire il presidente gode di un ampio sostegno popolare, il processo potrebbe avere conseguenze giuridiche imprevedibili, avvertono gli esperti. Euronews spiega i dettagli dello scontro tra il primo ministro e il presidente dell'Ungheria.

Perché Magyar prende di mira il presidente Sulyok?

Magyar, che ad aprile ha ottenuto una vittoria schiacciante, ha chiesto più volte le dimissioni di Sulyok, definendolo un burattino di Orbán.

L'obiettivo dichiarato di Magyar è una revisione radicale del sistema politico: ha promesso non solo un cambio di governo, ma un cambio di regime. Secondo il primo ministro, il presidente 70enne non è degno della carica perché non si è opposto alla retorica divisiva di Orbán e ai suoi attacchi allo stato di diritto.

Al centro dell'argomentazione di Magyar c'è l'accusa che Sulyok non abbia difeso gli attivisti e i politici dell'opposizione, presi di mira dai servizi segreti durante la campagna elettorale.

"Avrebbe dovuto difendere la costituzionalità quando uno dei suoi pilastri più importanti era in pericolo", ha dichiarato Magyar. "La regola è che i servizi segreti proteggono lo Stato ungherese e non possono mai diventare l'esercito privato del partito di governo".

L'esperto di diritto Tamás Lattmann ha spiegato che il partito di governo è preoccupato anche per il potere del presidente di concedere la grazia ai condannati.

"Se vogliono avviare procedimenti penali contro figure chiave del precedente governo, esiste il rischio che il presidente conceda la grazia a queste persone e impedisca la loro incriminazione", ha detto.

Il presidente ha replicato?

Sì, ha risposto ribadendo che non sarà estromesso.

Sulyok sostiene che il parlamento non ha alcun motivo giuridico per abbreviare il suo mandato e avverte che la mossa potrebbe spingere l'Ungheria in una crisi costituzionale. Esclude le dimissioni e descrive l'iniziativa di Magyar come una minaccia alla democrazia.

"La questione è se questa forza spazzerà via i principi dello stato di diritto, riconosciuti e accettati a livello internazionale, oltre alla vera democrazia rappresentativa", ha dichiarato Sulyok in un comunicato diffuso domenica.

E Fidesz?

Per il partito, la vicenda è anche una battaglia politica.

Fidesz, il partito che ha nominato Sulyok alla presidenza, ha definito il tentativo di rimuoverlo un passo verso la "tirannia" e ha convocato una protesta contro la misura.

L'ex primo ministro Viktor Orbán, che ne aveva proposto la nomina, ha invitato gli ungheresi a opporsi a un'estromissione "forzata" in un post sui social media. Il problema per Orbán è che non è più popolare né potente come un tempo, essendo stato a sua volta travolto da una sconfitta elettorale schiacciante.

"Se il presidente viene rimosso con la forza dall'incarico, l'Ungheria ha il diritto di resistere. E lo faremo", ha dichiarato Orbán.

Qual è la procedura per rimuoverlo?

Dopo l'approvazione dell'emendamento costituzionale da parte del parlamento, avvenuta lunedì, Sulyok ha cinque giorni di tempo per decidere se firmarlo. Se lo farà, l'emendamento entrerà in vigore e il presidente perderà l'incarico.

Se rifiuterà, il parlamento avvierà una procedura di impeachment sostenendo che non ha adempiuto ai suoi doveri costituzionali e chiederà alla Corte costituzionale di revocare il suo mandato: una strategia rischiosa, secondo Lattmann.

"La Corte costituzionale potrebbe stabilire che Tamás Sulyok ha effettivamente violato la costituzione rifiutandosi di firmare l'emendamento, ma che la violazione non è abbastanza grave da giustificarne la rimozione", ha spiegato Lattmann.

"In tal caso, la Corte potrebbe lasciare Sulyok in carica pur riconoscendo che ha agito in modo incostituzionale. Dato che la Corte ha ancora una maggioranza di giudici nominati da Fidesz, si tratta di una possibilità concreta".

Lattmann ha inoltre messo in dubbio i piani per sostituire temporaneamente il presidente con il presidente del parlamento, ricordando che secondo la legge ungherese ciò è consentito solo quando il capo dello Stato è impossibilitato a svolgere le proprie funzioni.

Secondo il giurista, il rifiuto di firmare una legge non implica automaticamente che il presidente sia impossibilitato a esercitare le funzioni della carica, aprendo potenzialmente nuovi interrogativi costituzionali. Inoltre, Sulyok potrebbe sostenere di essere pienamente idoneo alla carica, ostacolato solo dall'opposizione del primo ministro.

È tutto legale?

Il Partito Tisza, al governo, sostiene che la rimozione del presidente era una promessa elettorale centrale, sostenuta dalla maggioranza degli elettori. Durante la campagna, Magyar ha ripetutamente annunciato l'intenzione di rimuovere i principali funzionari nominati sotto i governi Orbán, e un sondaggio realizzato a maggio dal 21 Research Centre indica che il 67% degli ungheresi vuole la destituzione di Sulyok.

"Tamás Sulyok è diventato il simbolo del regime di Orbán, quindi è un bersaglio del tutto legittimo per il primo ministro", ha dichiarato Lattmann.

Sulyok, però, insiste sul fatto che non esistono motivi costituzionali per la sua rimozione e ribadisce che il principio di separazione dei poteri deve essere rispettato.

"Non ho alcun motivo per dimettermi, non c'è alcun fondamento costituzionale per la mia destituzione", ha dichiarato Sulyok la scorsa settimana, aggiungendo che l'emendamento è mirato a un singolo individuo e quindi indebolisce lo stato di diritto.

Che cosa dice Bruxelles?

La Commissione europea afferma di seguire da vicino gli sviluppi legati all'emendamento costituzionale. A giugno, il commissario europeo alla Giustizia Michael McGrath ha dichiarato a Euronews che cambiamenti di questo tipo possono essere legittimi.

"È inevitabile che, quando si verifica un cambiamento così profondo nel panorama politico di un Paese, ci siano cambiamenti nelle persone che ricoprono gli incarichi", ha affermato McGrath.

Nel frattempo, quasi 50 eurodeputati hanno chiesto alla Commissione europea di affrontare la questione con urgenza.

Sulyok ha chiesto un parere alla Commissione di Venezia, l'organo consultivo costituzionale del Consiglio d'Europa, composto da esperti giuridici indipendenti che aiutano gli Stati ad allinearsi agli standard democratici internazionali.

La Commissione di Venezia è considerata indipendente e imparziale. Dopo la visita di una sua delegazione in Ungheria a giugno, gli esperti discuteranno la questione a ottobre.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti Segui Euronews su Google

Notizie correlate

Il piano di ripresa per l'Ungheria di Peter Magyar è buono, l'Ue pronta a sbloccare dieci miliardi

Dublino, appello di Zelensky a Ungheria e Polonia: "Non ostacolate l'adesione Ue dell'Ucraina"

Ungheria, caso del “convoglio d’oro ucraino”: indagine interna e tensioni tra procura e intelligence