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Esclusiva: Ue valuta stop a commercio con insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata

Un soldato israeliano fa la guardia durante la cerimonia di inaugurazione del nuovo insediamento ebraico legalizzato di Yatziv, vicino a Beit Sahour, in Cisgiordania
Un soldato israeliano fa la guardia durante la cerimonia di inaugurazione dell’insediamento ebraico appena legalizzato di Yatziv, vicino a Beit Sahour, in Cisgiordania Diritti d'autore  Ohad Zwigenberg/Copyright 2026 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Ohad Zwigenberg/Copyright 2026 The AP. All rights reserved.
Di Mared Gwyn Jones & Maïa de la Baume & Luca Bertuzzi
Pubblicato il
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La Commissione Ue ha presentato nuove opzioni per limitare le importazioni di beni dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, dopo che a giugno la maggioranza dei ministri degli Esteri Ue ha chiesto di chiarire le possibili misure restrittive

A Bruxelles è stato proposto di vietare totalmente o in parte le importazioni di beni prodotti negli insediamenti israeliani illegali, insieme ad altre opzioni per limitare ulteriormente gli scambi dell’Ue con gli insediamenti nei territori palestinesi occupati, secondo fonti diplomatiche.

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Le proposte arrivano dopo che la maggioranza degli Stati membri ha sollecitato l’esecutivo dell’Ue a presentare restrizioni commerciali più severe in risposta alla continua espansione degli insediamenti in Cisgiordania occupata.

Un documento con le opzioni, diffuso mercoledì dalla Commissione europea agli Stati membri, descrive tre misure per irrigidire ulteriormente le restrizioni sulle importazioni di beni prodotti negli insediamenti israeliani, che sono già esclusi dal regime tariffario preferenziale dell’Ue.

Tra queste figurano un divieto totale o parziale di importare prodotti provenienti dagli insediamenti, licenze di esportazione più rigorose e dazi proibitivi. Gli ambasciatori presso l’Ue dovrebbero fornire un primo riscontro in una riunione a porte chiuse a Bruxelles, venerdì, prima che i ministri degli Esteri si riuniscano per ulteriori discussioni lunedì.

Commissione Ue propone stretta su beni importati da insediamenti israeliani illegali

Il documento però si limita a elencare le opzioni, non contiene proposte formali, e la prossima settimana non è attesa alcuna decisione ufficiale. Il prossimo Consiglio Affari esteri in formato formale è previsto solo a ottobre, il che per alcuni Stati membri comporterà un ulteriore slittamento delle misure.

"La Commissione sta chiaramente guadagnando tempo, ma nel Consiglio non c’è nemmeno un consenso", ha dichiarato a Euronews un diplomatico dell’Ue a condizione di anonimato, aggiungendo che, pur non ritenendo l’iniziativa ideale, potrebbe comunque avviare il processo.

Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e sulle alture del Golan sono considerati illegali dal diritto internazionale.

La prima opzione prevede che le aziende che importano beni dagli insediamenti israeliani debbano richiedere una licenza di esportazione. Questa soluzione era tra quelle proposte dai governi francese e svedese in una lettera congiunta inviata alla Commissione europea in aprile. Tuttavia, il documento della Commissione avverte che un sistema del genere resterebbe vulnerabile a tentativi di elusione.

Indagini recenti hanno rilevato che gli esportatori degli insediamenti israeliani continuano a vendere i loro prodotti sui mercati europei senza dazi, nonostante le attuali restrizioni, ricorrendo a pratiche come l’etichettatura ingannevole e la miscelazione di merci provenienti dagli insediamenti con prodotti fabbricati all’interno di Israele.

In secondo luogo, la Commissione ha messo sul tavolo l’ipotesi di introdurre dazi più elevati per rendere l’importazione di beni dagli insediamenti proibitivamente costosa, ma riconosce che anche questa soluzione sarebbe esposta a metodi di elusione.

La terza opzione consiste in un divieto totale o parziale di importare dagli insediamenti illegali. Ciò richiederebbe che i funzionari doganali delle autorità nazionali identificassero i prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani alle frontiere dell’Ue.

La proposta di Bruxelles per gli insediamenti israeliani illegali, dubbi tra maggioranza qualificata e unanimità

Il documento lascia aperta la questione della base giuridica: se debba essere la politica commerciale, per cui è sufficiente la maggioranza qualificata, oppure la politica estera e di sicurezza comune, che richiede l’unanimità.

I servizi giuridici del Consiglio, l’influente ramo di consulenza legale dell’istituzione, hanno riferito ai Paesi dell’Ue, in un parere orale, che l’uso della base giuridica della politica commerciale dovrebbe essere possibile, a seconda dei dettagli della proposta.

Al contrario, la Commissione ha ribadito nel suo documento di ritenere necessaria la base giuridica di politica estera, il che renderebbe estremamente difficile l’approvazione di qualsiasi proposta.

Secondo quanto risulta a Euronews, almeno venti Stati membri hanno chiesto alla Commissione di illustrare le opzioni disponibili per restringere ulteriormente il commercio con gli insediamenti, quando i ministri degli Esteri si sono riuniti a Lussemburgo per colloqui a giugno.

La spinta politica dietro l’iniziativa è aumentata da quando Francia e Svezia hanno sollecitato la Commissione, in aprile, a presentare una proposta, richiamando il parere consultivo del 2024 della Corte internazionale di giustizia (ICJ) sull’illegalità degli insediamenti israeliani.

Israele e il rafforzamento del controllo sulla Cisgiordania occupata

Diverse risoluzioni Onu, adottate dalla fine degli anni Settanta a oggi, affermano inoltre che le attività di insediamento nei territori palestinesi sono illegali. Il governo israeliano, invece, respinge la qualificazione di illegalità di tali insediamenti e li definisce "siti temporanei".

In un’intervista a Euronews, a maggio, il viceministro francese per il commercio estero, Nicolas Forissier, ha dichiarato che chiedere restrizioni più severe "non è una posizione aggressiva". "In termini di diritto (internazionale) e di diritti umani, è normale che lo diciamo", ha aggiunto.

Israele ha introdotto di recente misure volte a rafforzare il controllo sulla Cisgiordania e su Gerusalemme Est in settori come il diritto di proprietà, la pianificazione e le autorizzazioni. Questi interventi sembrano contravvenire a importanti intese firmate nell’ambito degli accordi di Oslo del 1993.

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