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Terremoto alla Vigilanza Rai, si dimettono i membri di opposizione e maggioranza

La sede della Rai a via Teulada a Roma
La sede della Rai a via Teulada a Roma Diritti d'autore  Di Laky 1970 - Laky 1970, CC BY-SA 4.0
Diritti d'autore Di Laky 1970 - Laky 1970, CC BY-SA 4.0
Di Euronews
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Prima i parlamentari di opposizione, quindi quelli della maggioranza di centrodestra hanno annunciato le dimissioni dalla Commissione di Vigilanza Rai, le cui attività erano da tempo in una situazione di stallo

Tutti i membri di opposizione della Commissione bicamerale di Vigilanza Rai si sono dimessi. A ruota, sono arrivati anche i passi indietro dei membri del centrodestra. La notizia è giunta nel pomeriggio di giovedì. Di fatto, viene così azzerato di fatto l'organismo parlamentare che definisce gli indirizzi della televisione pubblica: dalla programmazione alle pubblicità, passando per il bilancio.

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I parlamentari delle opposizioni: "Un'extrema ratio, la Commissione è stata oggetto di un sequestro politico"

Secondo i parlamentari dimissionari del Movimento 5 Stelle, del Partito democratico, di Italia Viva e dell'Alleanza Verdi e Sinistra, la ragione delle dimissioni va individuata nel fatto che l'organismo era a loro avviso ormai "svuotato, incapace di esercitare il proprio ruolo di garanzia".

In una lettera inviata ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio la Russa, hanno precisato che si è trattato di una decisione "molto sofferta in ragione del rispetto della cultura parlamentare che ci anima, e che è stata assunta come extrema ratio di fronte al punto di non ritorno in cui si trova oggi la Commissione parlamentare".

Gli stessi parlamentari di opposizione hanno parlato anche di una "perdurante paralisi delle attività dovuta a ragioni interne alle forze della maggioranza che ha svilito il ruolo della commissione e inferto un ulteriore durissimo colpo all'azienda Rai". E hanno stigmatizzato quello che hanno definito un "sequestro politico" della Commissione, della quale è stato "impedito il normale funzionamento".

Cos'è e come funziona la Commissione di Vigilanza Rai

La funzione dell'organismo parlamentare di vigilanza sulla Rai è quella di limitare il potere del governo sui canali statali che altrimenti, in linea almeno teorica, potrebbe essere esercitato sull'emittente pubblica attraverso il ministero dell'Economia, che ne è il principale azionista.

Spesso però il sistema è stato oggetto di critiche, da parte di chi sottolinea come il ruolo della Rai sia tale da imporne una maggiore indipendenza dalla politica, sia nel caso in cui la sua espressione provenga dal ministero, sia nel caso che il controllo sia esercitato attraverso i membri di una commissione parlamentare.

In molti casi la Rai è stata oggetto di una "lottizzazione", ovvero di una spartizione delle poltrone dirigenziali, e delle stesse reti, da parte dei partiti politici: così, a lungo durante la cosiddetta "prima repubblica" ad esempio RaiUno era "vicina" alla Democrazia cristiana, RaiDue al Partito socialista e RaiTre al Partito comunista.

Anche successivamente, con l'avvento di nuove formazioni politiche, il principio dell'influenza dei partiti sulle nomine all'interno della Rai (inclusi i direttori dei telegiornali e conduttori dei programmi di punta) non è cambiato. Si tratta in questo senso di un sistema sensibilmente diverso rispetto ad esempio alla Bbc britannica, la cui governance è affidata a un ente pubblico ad hoc, amministrato da un trust.

Il nodo della presidenza della Rai

Al centro della questione questa volta c'è la nomina della presidente della Rai: il centrodestra ha indicato ormai da tempo Simona Agnes, attuale consigliera d'amministrazione, ma non ha ottenuto aperture sul nome dalle opposizioni.

Di qui la scelta di seguire la strada delle dimissioni anche da parte dei membri della maggioranza, secondo i quali "le opposizioni sono avide di potere" e "hanno sfruttato la legge impedendo l'elezione del presidente".

Il riferimento è al fatto che per eleggere il presidente occorre una maggioranza dei due terzi. Anche la presidente della Commissione, Barbara Floridia, si è dimessa, dicendosi "dispiaciuta ma non arresa", secondo quanto riferito dall'agenzia Adnkronos.

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