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Milano Malpensa, arrestata banda che rubava beni di lusso nelle valigie in partenza dall'aeroporto

Malpensa, tre arresti per furti di lusso nei bagagli dei passeggeri
Malpensa, tre arresti per furti di lusso nei bagagli dei passeggeri Diritti d'autore  Malpensa, tre arresti per furti di lusso nei bagagli dei passeggeri
Diritti d'autore Malpensa, tre arresti per furti di lusso nei bagagli dei passeggeri
Di Chiara Zampiva
Pubblicato il
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I tre fermati, operatori esterni impiegati nelle attività del sistema di smistamento bagagli, selezionavano e aprivano i colli nelle aree appartate dello scalo, impossessandosi degli oggetti di valore contenuti al loro interno per poi rivenderli

La Polizia di Stato ha fermato all'aeroporto di Milano Malpensa tre operatori aeroportuali che avrebbero fatto parte di un'associazione a delinquere finalizzata ai furti all'interno dell'area di smistamento bagagli del Terminal 1. Secondo quanto emerso dalle indagini, i tre sarebbero lavoratori di una ditta esterna incaricata della manutenzione dell'impianto di trasporto dei bagagli.

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L'indagine, condotta dagli agenti della Polizia di frontiera aerea e coordinata dalla Procura di Busto Arsizio, ha ricostruito circa 50 episodi di furto e ha portato al sequestro di 370 beni di lusso, soprattutto borse e vestiti di note marche, sottratti all'interno dei bagagli stivati dei passeggeri in partenza dal Terminal 1.

Il valore complessivo della merce recuperata è stimato in circa 330 mila euro.

Una strategia collaudata

I bagagli, che si trovavano nell'area smistamento, venivano selezionati in maniera accurata e aperti in aree appartate dello scalo, dove gli indagati si sarebbero impossessati degli oggetti di valore contenuti al loro interno.

Dalle indagini sarebbe poi emerso un sistema di gestione condivisa della refurtiva: i beni sottratti confluivano in un "patrimonio comune" e successivamente venivano rivenduti a un ricettatore, anche tramite piattaforme online. Il ricavato veniva poi suddiviso in parti uguali tra gli indagati, costituendo reato associativo.

A complicare l'indagine e la ricostruzione ha concorso la mancanza di denuncia formale del furto alle Autorità consolari italiane da parte delle vittime, che spesso erano cittadini stranieri che si sono accorti dell'essere stati derubati di beni di valore solo una volta rientrati nei Paesi di destinazione. Per questo essi si limitavano a segnalare il fatto alle compagnie aeree, che hanno riportato le anomalie riconducibili a condotte fraudolente.

I passeggeri maggiormente colpiti risultano quelli diretti verso il Sud-est asiatico.

Sea ha fatto sapere di aver collaborato fin dalle prime fasi dell'inchiesta, mettendo a disposizione degli investigatori sistemi di monitoraggio e supporto tecnico. La società ha inoltre precisato che le persone coinvolte non sono propri dipendenti, ma lavoratori di imprese appaltatrici.

"Sea continuerà a fornire la massima collaborazione agli inquirenti e alle autorità competenti affinché siano adottati tutti i provvedimenti necessari. La sicurezza dei passeggeri e la tutela dei loro beni rappresentano una priorità assoluta per la società, che rinnova il proprio impegno a mantenere elevati standard di controllo e a contrastare con la massima determinazione qualsiasi comportamento illecito", si legge nella nota diffusa dalla società.

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