Esercitazioni militari, storico dispiegamento tedesco e l’ombra di Mosca: il capo di stato maggiore lituano Giedrius Premeneckas spiega a Euronews perché punta sulla deterrenza come difesa più efficace
Il terreno trema mentre i carri armati Leopard aprono il fuoco sui bersagli. Nel cielo i droni ronzano incessanti, mentre gli elicotteri Tiger volano a bassa quota sopra l’area di addestramento. A meno di un’ora da Vilnius, le forze armate della Lituania, insieme ai partner della NATO, simulano la difesa del fianco orientale contro un potenziale attacco della Russia.
Nel corso di circa sei settimane, quasi 2.900 militari alleati - tra cui circa 2.300 soldati della Bundeswehr - hanno preso parte all’esercitazione “Freedom Shield I”, un addestramento su larga scala volto a rafforzare interoperabilità e capacità di risposta rapida in uno scenario di crisi.
Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la sicurezza del fronte orientale dell’Alleanza è tornata al centro delle preoccupazioni strategiche europee. Le analisi della NATO indicano che Mosca potrebbe ricostruire progressivamente le proprie capacità militari, rendendo centrale il rafforzamento della deterrenza.
Costruire la deterrenza
Secondo il contrammiraglio Giedrius Premeneckas, vice capo della Difesa lituana, non è possibile prevedere con certezza tempi o modalità di un’eventuale escalation, ma è evidente la necessità di restare pronti in ogni momento. Per questo la strategia si basa su tre pilastri: aumento della spesa militare, interoperabilità tra alleati e potenziamento della potenza di fuoco.
Il principio guida è la deterrenza: rendere qualsiasi aggressione troppo rischiosa per essere considerata. In questo contesto, la presenza militare permanente della Germania rappresenta un elemento chiave.
La Germania ha infatti deciso di schierare stabilmente una brigata corazzata in Lituania, vicino al confine con la Bielorussia. Il piano prevede circa 5.000 militari e la piena operatività entro il 2027, con unità già in fase di dispiegamento.
Un punto strategico sensibile
Il nuovo schieramento si concentra nell’area di Rūdninkai, a pochi chilometri da Vilnius e vicino al cosiddetto Suwałki Gap, un corridoio strategico tra Bielorussia e Kaliningrad considerato uno dei punti più vulnerabili dell’Alleanza.
Per i comandi militari della NATO, la priorità è rafforzare la capacità di risposta rapida in questa regione, dove la vicinanza geografica con aree ad alta tensione rende la pianificazione difensiva particolarmente delicata.
Memoria storica e sicurezza contemporanea
La percezione della sicurezza in Lituania è fortemente influenzata dalla storia del Paese, che nel XX secolo ha vissuto sia l’occupazione nazista sia quella sovietica. Le memorie della repressione e delle deportazioni sovietiche restano un elemento centrale nel dibattito pubblico e politico.
In questo contesto, la presenza di forze alleate viene spesso interpretata come una garanzia di protezione e stabilità. Molti militari tedeschi raccontano di aver ricevuto un’accoglienza positiva dalla popolazione locale, che vede nella cooperazione con la NATO un fattore di sicurezza collettiva.
Un Paese segnato dalle occupazioni
Nel XX secolo, prima di riguadagnare l'indipendenza dall'Unione Sovietica, la Lituania ha subito sia l'occupazione nazista sia quella sovietica. Sebbene all'inizio alcuni lituani vedessero l'avanzata delle forze tedesche come la fine della prima occupazione sovietica, il dominio nazista si trasformò rapidamente in una brutale occupazione, segnata da repressioni di massa, lavoro forzato e dalla Shoah. Tra il 90% e il 95% della popolazione ebraica lituana fu assassinata, una delle percentuali più alte in Europa.
La moderna percezione della sicurezza in Lituania è però profondamente plasmata dall'esperienza dell'occupazione sovietica. Annesso dall'Unione Sovietica nel 1940 in seguito al patto Molotov-Ribbentrop, il Paese subì due periodi di dominio sovietico: dal 1940 al 1941 e di nuovo dal 1944 fino alla riconquista dell'indipendenza nel 1990. Durante una conferenza stampa nel 2005, il presidente russo Vladimir Putin ha negato l'occupazione sovietica dei Paesi baltici, sostenendo che «nel 1939 la Germania ce li ha restituiti e quei territori si sono uniti all'Unione Sovietica. [...] Non potevamo in alcun modo occuparli, perché facevano già parte dell'URSS».
Secondo il Centro di ricerca sul genocidio e la resistenza della Lituania (fonte in inglese), circa un cittadino lituano su tre fu colpito direttamente dalla repressione sovietica tra il 1940 e il 1958. Decine di migliaia di persone furono giustiziate o uccise, tra cui circa 20.000 partigiani antisovietici. Più di 130.000 civili furono deportati nei campi di lavoro e negli insediamenti remoti in Siberia e nell'Artico, dove morirono circa 28.000 persone, tra cui molti bambini e anziani. Centinaia di migliaia di altri fuggirono dal Paese nei decenni successivi. Anche mentre la Lituania cercava di ristabilire la propria indipendenza, la violenza continuava: il 13 gennaio 1991, le truppe sovietiche uccisero 14 civili durante un assalto contro manifestanti disarmati a Vilnius.
Parlando con Euronews, il contrammiraglio Premeneckas ha riconosciuto che la Lituania ha avuto un rapporto difficile con la Germania, aggiungendo che la Germania ha avuto un rapporto difficile con gran parte dell'Europa. "Ma oggi la Germania è un Paese democratico e indipendente, che garantisce la sicurezza dell'Europa, mentre nel caso della Russia vediamo che continua a perseguire idee di imperialismo e ambizioni egemoniche per conquistare altri territori. È una grande differenza. Storicamente molti Paesi hanno perseguito politiche coloniali o ambizioni imperiali, ma alcuni hanno cambiato rotta e altri continuano a fare lo stesso", ha concluso Premeneckas.