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Ue: Israele al centro di una battaglia istituzionale sulla politica estera di Bruxelles

Alta rappresentante UE per politica estera e di sicurezza Kaja Kallas (a sinistra) e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (a destra).
L'Alto rappresentante dell'Ue per gli Affari esteri e la sicurezza Kaja Kallas (a sinistra) e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (a destra). Diritti d'autore  European Commission/Dati Bendo
Diritti d'autore European Commission/Dati Bendo
Di Angela Skujins & Luca Bertuzzi
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Le divergenze sulle relazioni tra UE e Israele rivelano la crescente rivalità tra Commissione europea e la capa della diplomazia dell’Unione, Kaja Kallas, su chi detti la politica estera, minando la coerenza complessiva del blocco

Israele è sempre più il punto nevralgico di uno scontro su chi debba curare la linea della politica estera dell’UE. Da un lato c’è la capa della diplomazia del blocco, Kaja Kallas, dall’altro il resto della Commissione. Il risultato è una coerenza complessiva sempre più fragile.

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Lunedì Euronews ha rivelato che Dubravka Šuica, la commissaria europea per il Mediterraneo, era in viaggio per Israele. Una portavoce della Commissione ha poi spiegato che la visita era stata preparata da tempo. Non era però stata annunciata sulla pagina dedicata alla commissaria e questo ha colto di sorpresa diverse capitali europee.

La capo-portavoce Paula Pinho non ha saputo spiegare perché il viaggio non fosse stato comunicato in modo adeguato, limitandosi a dire soltanto che «si informeranno sulla questione».

La trasferta è arrivata subito dopo che il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, aveva interrotto ogni contatto con Kallas, in seguito ad alcune notizie di stampa secondo cui la diplomatica avrebbe paragonato il Paese al Sudafrica dell’epoca dell’apartheid.

La visita era effettivamente stata pianificata prima che scoppiasse la controversia. Tuttavia, il team di Kallas ne ha messo in dubbio la tempistica, alla luce di quanto accaduto nei giorni precedenti, e ha sottolineato l’importanza di mantenere un fronte unito, può confermare Euronews.

Nel corso di un punto stampa lunedì, Sa’ar ha di fatto lanciato un attacco verbale a Kallas, spingendo diversi diplomatici dell’UE a rimproverare Šuica per non essere intervenuta in difesa della collega.

«Che bella dimostrazione di “solidarietà e coordinamento” nell’UE», ha scritto su X Josep Borrell, il precedente responsabile della politica estera europea. Borrell si è scontrato più volte con von der Leyen sulla linea da tenere nei confronti di Israele.

Iniziative indipendenti nella commissione Ue

Non è la prima volta che Šuica prende una propria strada e le distanze dalla responsabile della diplomazia dell’UE e dagli Stati membri.

È stata l’unica rappresentante istituzionale dell’UE a partecipare al Board of Peace (Consiglio della Pace), l’iniziativa di pace per Gaza lanciata dall’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La maggior parte dei Paesi dell’UE l’ha boicottata, considerandola un’iniziativa concorrente rispetto alle Nazioni Unite.

Secondo diversi diplomatici europei, che hanno parlato con Euronews a condizione di anonimato, non si tratta di iniziative personali, ma di una più ampia spinta della Commissione per assumere il controllo della politica estera.

«Šuica ha l’appoggio della presidente della Commissione, von der Leyen, per prendere queste iniziative. Non è un segreto», ha affermato un diplomatico dell’UE. «La domanda è quali danni provochi tutto questo».

Un secondo diplomatico ha aggiunto che la visita manda a Kallas il messaggio «che von der Leyen non ha bisogno di lei».

Il servizio diplomatico dell’UE è sottoposto a crescenti pressioni, mentre von der Leyen ha ampliato in modo sistematico il raggio d’azione della Commissione in campo geopolitico.

All’inizio del mese, alcune indiscrezioni di stampa hanno suggerito che diversi Stati membri chiave stessero valutando di «tagliare le ali» al Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), quando quella era soltanto una delle opzioni sul tavolo, insieme al rafforzamento del ruolo dell’Alto rappresentante.

Politiche divergenti sugli esteri

Israele è forse il tema in cui questa competizione per definire l’agenda di politica estera emerge con maggiore chiarezza.

L'eurodeputata Hildegard Bentele (PPE/Germania), presidente della delegazione UE-Israele, ha accolto con favore il fatto che Kallas non sia l’unica responsabile delle relazioni esterne.

«Invece della retorica inquietante su Israele da parte dell’Alta rappresentante e vicepresidente Kallas, apprezzo e sostengo pienamente l’approccio responsabile, concreto, costruttivo e aperto della commissaria Šuica», ha dichiarato Bentele a Euronews.

Al contrario, la maggior parte dei Paesi dell’UE, con Kallas in loro rappresentanza, ha aumentato la pressione sulla Commissione perché presenti proposte di restrizioni commerciali mirate agli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.

«La Commissione sta chiaramente facendo ostruzionismo su qualsiasi misura contro Israele», ha affermato l’eurodeputata Lucia Annunziata (S&D/Italia), anch’essa membro della delegazione UE-Israele, ricordando le lunghe discussioni sulla sospensione dell’accordo di associazione.

«Ora le cose si muovono lentamente, probabilmente per la pressione esercitata dagli Stati membri», ha aggiunto.

La scorsa settimana, i leader dell’UE hanno approvato una dichiarazione che chiede alla Commissione di presentare delle opzioni prima della prossima riunione dei ministri degli Esteri, in programma il 13 luglio.

In un punto stampa martedì, il portavoce della Commissione per il commercio, Olof Gill, ha dichiarato che non intendeva «speculare» su cosa avrebbero comportato tali opzioni.

Una caratteristica, non un errore

Le fonti diplomatiche sottolineano che queste tensioni tra la Commissione e il SEAE non riguardano una singola commissaria, ma hanno carattere strutturale.

In particolare, la Direzione generale per Medio Oriente, Nord Africa e Golfo (DG MENA) guidata da Šuica è stata creata all’inizio del mandato di questa Commissione proprio per assorbire competenze di politica estera.

Di conseguenza, il ruolo della commissaria per il Mediterraneo sembra concepito per entrare in concorrenza con il terreno di competenza del SEAE, consentendo all’esecutivo dell’UE di intervenire sulle questioni di politica estera quando ritiene sia il momento di esercitare un’azione diplomatica autonoma.

«La commissaria ha un portafoglio proprio e deve poter lavorare sui suoi dossier», ha osservato un terzo diplomatico, riconoscendo che queste materie erano state sottratte al SEAE all’inizio del mandato.

Vi sono però anche voci che sottolineano come l’effetto complessivo sia quello di indebolire la coerenza del blocco in un ambito delicato come la politica estera, già di per sé un terreno su cui i governi europei raramente sono pienamente allineati.

Come ha sintetizzato uno di loro: «Se vuoi coerenza, devi lavorare per ottenerla».

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