L'Alta rappresentante dell'Ue per la politica estera Kaja Kallas ha difeso il proprio servizio diplomatico, mentre alcune capitali europee, guidate da Parigi, valutano una possibile riforma
L'Alta rappresentante per la politica estera dell'Ue, Kaja Kallas, ha difeso il servizio diplomatico comunitario in una email interna che Euronews ha potuto consultare, mentre tra le principali capitali europee si anima il dibattito su come riformare l'istituzione.
Il peso del contesto internazionale sulle istituzioni europee
Il Servizio europeo per l'azione esterna (Seae) e il ruolo dell'Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza sono sempre più sotto esame, con i governi dei Paesi memebti che spingono per rendere la politica estera più agile in un contesto internazionale sempre più instabile.
La Francia è in prima linea nel delineare come potrebbe configurarsi una profonda riforma della diplomazia europea: Parigi ha predisposto un documento di discussione che illustra diverse opzioni. "Il rapporto tra il Seae, la Commissione e gli Stati membri è oggetto di discussione sin dall'istituzione del servizio. Di fronte a sfide geopolitiche senza precedenti, è naturale che questo confronto torni al centro dell'attenzione", ha scritto Kallas nella email interna visionata da Euronews giovedì.
Le tre proposte di riforma avanzate dalla Francia
Il documento promosso dalla Francia delinea tre possibili scenari. Il primo prevede un ampio ridimensionamento del ruolo dell'Alto rappresentante, con il trasferimento alla Commissione europea di competenze centrali in materia di politica estera.
Questa opzione rappresenterebbe un importante successo per la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che negli ultimi anni è intervenuta sempre più direttamente sulla scena esterna e nelle crisi internazionali, definendo il suo approccio quello di una "Commissione geopolitica".
Il secondo scenario attribuirebbe un ruolo rafforzato al Consiglio europeo nell'azione diplomatica, con gli Stati membri chiamati a svolgere un ruolo più operativo nella gestione delle relazioni esterne, e non solo nella definizione dell'indirizzo politico.
In entrambi i casi il ruolo dell'Alto rappresentante verrebbe significativamente ridotto. Una terza opzione illustrata nel documento andrebbe invece nella direzione opposta, rafforzando la figura del capo della diplomazia dell'Ue grazie a una maggiore supervisione su portafogli chiave detenuti da commissari europei in ambiti che, pur essendo formalmente esterni alla politica estera, hanno forti ricadute geopolitiche, come il commercio.
Il dibattito si intreccerà con i negoziati sul prossimo bilancio settennale europeo
Nel messaggio di posta elettronica riservato allo staff Kallas respinge l’ipotesi di un Alto rappresentante indebolito, sottolineando che "ruoli e responsabilità delle istituzioni dell'Ue sono chiaramente definiti dai trattati. Quel quadro resta immutato". "Il rapporto tra le istituzioni è sempre stato oggetto di discussione e continuerà a esserlo, com’è giusto che sia. Ma qualcuno non dovrebbe correre troppo: qualsiasi grande riforma richiederebbe modifiche ai trattati, che al momento non sono seriamente all’ordine del giorno", ha dichiarato a Euronews un funzionario europeo.
Una seconda fonte europea ha spiegato poi che l’idea di riformare profondamente il servizio diplomatico circola da tempo, ma ha preso slancio ora perché il Seae ha recentemente aperto la procedura per la carica di segretario generale, innescando di fatto una sorta di interregno istituzionale.
Eventuali cambiamenti, in ogni caso, sarebbero inevitabilmente legati ai negoziati in corso sul prossimo bilancio settennale europeo, anche se i diplomatici non ritengono realistico che una riforma di ampia portata possa essere varata prima della prossima legislatura. Il Seae sta lavorando anche a un proprio documento con una serie di opzioni. Una prima discussione a livello ministeriale è attesa al prossimo Consiglio Affari esteri informale, in programma in Irlanda il 2 settembre.
Venerdì Kallas incontrerà il ministro francese per l’Europa e gli Affari esteri, Jean-Noël Barrot, in una riunione fissata prima della pubblicazione del documento, che coincide con una conferenza sulla soluzione a due Stati organizzata dalla Francia.
Peggy Corlin e Maia de la Baume hanno contribuito a questo articolo.