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Dieci anni dopo Brexit: gli europei sono più favorevoli all'Ue

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Foto di Léo Arnoux Diritti d'autore  Photo by Léo Arnoux
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Di Tamsin Paternoster & Video by Léo Arnoux
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Sondaggi del Pew Research Center indicano che, dopo la Brexit, i giudizi positivi sull’UE sono aumentati, anche se i sondaggi nazionali mostrano un forte sostegno ad alcuni partiti euroscettici.

A dieci anni dal voto del Regno Unito per lasciare l'Unione europea, che aveva scosso il continente, gli europei appaiono più favorevoli al blocco rispetto alla campagna referendaria sulla Brexit.

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Un nuovo sondaggio del Pew Research Center mostra che le opinioni positive sull'UE sono aumentate in gran parte d'Europa dal 2016. Questo nonostante l'ascesa di partiti critici verso Bruxelles in diversi Paesi europei.

I dati indicano un cambiamento rispetto al clima politico che circondava il voto sulla Brexit, quando le richieste di referendum per l'uscita non erano limitate al Regno Unito.

All'epoca Marine Le Pen, in Francia, sosteneva la convocazione di un voto sull'uscita del Paese dal blocco, mentre il politico olandese Geert Wilders chiedeva un referendum sull'uscita dei Paesi Bassi dall'UE.

In Grecia, la fiducia dell'opinione pubblica nelle istituzioni europee era ai minimi dopo la crisi del debito dell'eurozona e i negoziati sui salvataggi. In Italia, il Movimento 5 Stelle sosteneva anche un referendum sull'adesione del Paese alla zona euro.

Secondo le cifre di Pew, oggi il quadro è diverso.

I dati mostrano che la quota mediana di opinioni favorevoli all'UE negli otto Paesi monitorati dal 2016 è passata dal 49% al 62%.

L'aumento è evidente in diversi grandi Paesi europei. In Germania, i giudizi positivi sull'UE sono saliti dal 50% nel 2016 al 68% nel 2026. In Francia, il sostegno è cresciuto dal 38% al 52%, mentre nei Paesi Bassi è salito dal 51% al 63%.

Nel Regno Unito, nonostante l'uscita dal blocco nel 2020, le opinioni favorevoli sull'UE sono passate dal 45% al momento del referendum all'attuale 67%.

Evoluzione nel tempo

I dati di Pew mostrano che il sostegno all'UE è aumentato bruscamente nell'anno successivo al referendum sulla Brexit, con la mediana dei giudizi positivi nei Paesi esaminati salita dal 49% nel 2016 al 60% nel 2017.

Un andamento che contraddice le teorie allora diffuse, secondo cui la Brexit avrebbe innescato lo smantellamento dell'Unione europea e spinto altri Paesi a uscire.

Il gradimento è cresciuto ulteriormente dopo l'invasione su vasta scala dell'Ucraina da parte della Russia nel 2022, raggiungendo livelli record in molti dei Paesi studiati.

Allo stesso tempo, l'aumento del sostegno all'UE non significa che i partiti euroscettici siano scomparsi.

In molti Paesi queste formazioni hanno anzi aumentato la propria quota di voti, in alcuni casi in modo consistente.

Secondo i dati elettorali nazionali, Alternative für Deutschland (AfD) in Germania è passata dal 12,6% dei voti alle elezioni federali del 2017 al 20,8% nel 2025.

In Francia, il Rassemblement National e i suoi alleati hanno ottenuto circa il 33% dei voti al primo turno delle elezioni legislative del 2024. Il Partito per la Libertà (PVV) di Geert Wilders è diventato il primo partito nei Paesi Bassi alle elezioni politiche del 2023 dopo anni di campagna contro l'immigrazione e di critiche a Bruxelles.

Analisti della London School of Economics and Political Science hanno osservato che molti partiti euroscettici hanno spostato la loro retorica da una richiesta di pieno ritiro dall'Unione europea a quella di riformarla dall'interno. (fonte in inglese)

Per esempio, il Rassemblement National in Francia ha spostato l'attenzione dalle esplicite richieste di uscita dall'UE al ripristino dei controlli alle frontiere e alla priorità del diritto francese su quello europeo. Nei Paesi Bassi, Wilders ha puntato maggiormente su immigrazione e asilo, più che su un'uscita olandese, la cosiddetta "Nexit".

Un manifestante porta la scritta NEXIT sul suo gilet giallo, mentre un agente della polizia olandese cammina accanto a una manifestazione pacifica ad Amsterdam, Paesi Bassi, sabato 8 dicembre 2018.
Un manifestante porta la scritta NEXIT sul suo gilet giallo, mentre un agente della polizia olandese cammina accanto a una manifestazione pacifica ad Amsterdam, Paesi Bassi, sabato 8 dicembre 2018. AP Photo

Un'eccezione è rappresentata dall'AfD, che ha mantenuto gli scenari di uscita dall'UE nella propria agenda, mentre altri partiti hanno nel frattempo spostato il dibattito su altri temi.

Secondo i ricercatori (fonte in inglese), «quando la Brexit ha iniziato ad apparire sempre meno simile a quanto promesso dai sostenitori dell'uscita, i partiti e i politici nazionalisti sembrano essersi scoraggiati dal perseguire politiche apertamente anti-UE e di uscita, concentrandosi invece su riforme dell'Unione dall'interno».

Sostegno più forte tra i giovani e la sinistra

Sebbene il sostegno all'UE sia aumentato in generale, restano profonde divisioni generazionali.

In Italia, l'80% degli adulti sotto i 35 anni ha un'opinione favorevole dell'UE, contro il 56% di chi ha più di 50 anni. Andamenti simili si riscontrano in diversi altri Paesi europei analizzati da Pew, dove i più giovani sono in media più positivi verso il blocco rispetto agli anziani.

La politica continua inoltre a plasmare gli orientamenti. In Polonia, l'86% di chi si colloca a sinistra dichiara di avere un'opinione favorevole dell'UE, contro appena il 42% tra chi si colloca a destra: uno dei maggiori divari ideologici registrati dalle ricerche di Pew.

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